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Weekend ad Amsterdam: indirizzi di architettura e design

Dove dormire, mangiare e fare shopping, ma anche gallerie e mostre per un fine settimana all'insegna del design fiammingo

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LA WET DECK® del W Hotel È LA PRIMA ROOFPOOL DI AMSTERDAM: UNA PISCINA RISCALDATA LUNGA 22 METRI DI FRONTE AL PALAZZO REALE

Un week end ad Amsterdam è sempre una buona idea. La particolare posizione geografica e la presenza di uno tra i principali porti commerciali europei hanno almeno in parte influenzato la mentalità collettiva dei suoi abitanti, di cui l’urbanista Giovanni Astengo ha fornito una sintesi precisa definendola “sostanzialmente pratica, aliena dalla retorica e incline all'ordine formale ed alla disciplina spaziale”.

La peculiare commistione di stili della città riflette perfettamente la rinomata apertura mentale dei suoi abitanti, per cui accanto ai canali del XVII secolo riconosciuti dall’UNESCO trovano posto fast food e coffee shop mentre alle opere di Berlage e ai tipici mattoncini rossi dei palazzi della Scuola di Amsterdam si alternano senza soluzione di continuità strutture contemporanee d’avanguardia.

Come spesso accade per le città acquatiche, le strutture portuali hanno finito per integrarsi all’interno della città: com’era ad esempio già avvenuto per il quartiere Zeeburg, a nord est, che un tempo ospitava cantieri navali poi ristrutturati in abitazioni o locali e adesso è sede di uno dei campeggi più famosi di Amsterdam, anche la zona dell’Oostelijk Havengebied, il vecchio porto, da quando alla fine del solo scorso è caduto il veto di edificare, ha visto riadattate le antiche banchine e gli edifici portuali e si è trasformata in un caratteristico quartiere residenziale.

Se siete frequentatori abituali di Amsterdam e avete già avuto modo di visitare almeno una buona percentuale degli oltre sessanta musei della città, iconici già solo per quantità, di seguito troverete alcuni consigli su come godervi un fine settimana all’insegna del design fiammingo più interessante.

Per chi ama sentirsi a casa ovunque si trovi, il W Hotel, con i suoi due edifici dirimpettai progettati da Office WINHOV e arredati da Baranowitz Kronenberg Architects, è la sistemazione ideale: uno è la vecchia sede modernista della prima società telefonica del Paese, intatta nello spirito grazie ai tubolari che diventano illuminazione e ai box doccia “graffiati” come le cabine telefoniche della città, l’altro, un tempo occupato dalla Kas Bank nel pieno stile Scuola di Amsterdam, punta su una City Spa realizzata tra le volte del vecchio caveau bancario, su uno store di moda e design all’avanguardia e sul Wet Deck, una roofpool riscaldata di 22 metri da cui godersi un drink contemporaneamente allo skyline cittadino. (leggi anche Il nuovo W Amsterdam)

 

Per i Millenials e per chi in generale è a suo agio nell’hi tech più avanzato, è stato invece da poco inaugurato in Bellamystraat (nel quartiere emergente di Oud West) il modernissimo Cityhub: 50 camere da letto a capsula (le hub, appunto) in un ex capannone industriale di 600 metri quadri, una hall digitale e un’app che consente ai viaggiatori di familiarizzare con la città, fornendo suggerimenti su eventi e attività in tempo reale. (leggi anche Ospitalità hi-tech ad Amsterdam)

 

Prima di perdervi tra canali e tulipani, potete fare colazione nel primo hotel della catena The Hoxton aperto fuori Londra. Si affaccia su uno tra i più suggestivi canali di Amsterdam, l’Herengracht, all’interno di cinque dimore patrizie che nel XVII secolo hanno ospitato la residenza del borgomastro, della quale tuttora mantiene inalterata l’essenza fiamminga nel parquet di quercia e nei pannelli di legno scuri uniti ad una palette di colori che va dall’arancio al verde tenue. (leggi anche La catena The Hoxton apre ad Amsterdam)

 

Durante l’irrinunciabile giro nella via dello shopping della capitale, P.C. Hoofstraat, merita almeno una visita Crystal Houses, attualmente occupata dalla maison Chanel e realizzate dallo studio MVRDV, da sempre celebre per le riletture in chiave onirica, ironica e spesso provocatoria dell’architettura del passato. Un antico edificio demolito è infatti stato ricostruito sostituendo i tradizionali mattoni rossi olandesi con mattoni di vetro, il cui utilizzo è stato possibile solo grazie all’impegno congiunto di artigianato e tecnologia (la Vetreria Resanese, leader italiana del settore, e un team di ricercatori del Dipartimento di Tecnologia dell’Università di Delft). Il risultato è una copia in stile translucida della precedente facciata, che sembra fondersi con i mattoni rossi del secondo piano e quasi galleggiare in assenza di gravità. (leggi anche Gli MVRDV firmano il Crystal Houses ad Amsterdam)

 

Se poi non l’avete scelto come sistemazione per dormire, vale sicuramente la pena di un giro l’hybrid store di X-Bank, che occupa il primo piano del W Hotel e presenta un’ampia scelta di brand ed etichette (oltre 180) di design, da Marcel Wanders a Thomas Eurlings e Lizan Freijsen, ma anche di moda, gioielli, tessile d’arredo e food di nicchia. Il piano terra dell’edificio è invece utilizzato come galleria d’arte contemporanea, con uno spazio interamente dedicato alla fotografia. (leggi anche X-Bank è il nuovo indirizzo di Amsterdam)

 

Di recentissima apertura, il Moco Modern and Contemporary Museum, sulla Museumplein, tra il Rijksmuseum e il Van Gogh, ha iniziato con una doppia mostra di pop e street art: “Royal” su Andy Warhol, appena conclusa, e “Laugh now” su Bansky, fino al 4 settembre 2016, per un totale di ottanta opere dei due artisti, compreso il gigantesco Beanfield della leggenda dei graffiti, che non era esposto al pubblico dal 2009. Villa Alsberg, un edificio storico in netto contrasto con le opere moderne che espone, è stata infatti progettata in stile decò da Eduard Cuypers agli inizi del Novecento e, dopo essere stata per lungo tempo sede di uffici, è stata ristrutturata da Karin Meyn dello Studio Piet Boon, che ne ha mantenuto i dettagli architettonici originari ma adattando gli interni dell’edificio alla sua nuova funzione. (leggi anche Ad Amsterdam in mostra Bansky e Andy Warhol)

 

E anche per la cena, vale il concetto di rilettura in chiave contemporanea: Taiko, il nuovo ristorante di Schilo Van Coevorden, all’interno del rodatissimo Conservatorium Hotel, nasce per soddisfare l’esigenza di accostare piatti d’ispirazione orientale al gusto contemporaneo. Il design d’interno dell’architetto Piero Lissoni è lo specchio di questo gioco di sapori, dove agli elementi asiatici come il bambù e ai pavimenti originali in legno si associano lastre di lamiera nera e lampadari recuperati da una fabbrica di Rotterdam. (leggi anche Il ristorante Taiko ad Amsterdam)


di Lia Morreale / 14 Luglio 2016

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