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Le ore piccole a Mosca si fanno qui (e dite addio al "fake barocco")

Big Wine Freaks è un wine bar dal sapore d’antan progettato da uno studio italiano per soddisfare occhi e palato

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Per il Big Wine Freaks di Mosca, il nuovo locale notturno più cool della capitale russa lo studio italiano b-arch ha una parola d’ordine: contaminazione. Contaminazione visiva, di stili (con tocchi di Reggiani e Jere), di culture, di accostamenti gastronomici.

Con lo spauracchio, come lo chiamano loro stessi, di quel “fake barocco” che troppo a lungo è stato il sinonimo del pacchiano dell’est, Sabrina Bignami e Alessandro Cappelaro si rivolgono a una clientela più giovanile e moderna, attenta al dettaglio e proiettata nel futuro. Il tutto senza rinunciare ad ammiccare alla tradizione della madre patria, ben diversa dal folklore più turistico.

Leggi anche → Come visitare tutta la Russia senza muoversi da Mosca

Il Big Wine Freaks è un bar in cui il vino la fa da padrone e vanta infatti una raffinata selezione di bottiglie naturali, biodinamiche e organiche a cura del sommelier Andry Larin e versate in calici Zalto ultrasottili. I fingerfood dello chef Marat Kalajian si gustano invece nei servizi georgiani e colorati di Richard Ginori che fan bella mostra di sé sui tavolini in ceramica Belarti.

L’ambiente del wine bar è immerso in un’opalescente luce blu, che fa del bar una sorta di grotta mistica pronta a offrire le sue meraviglie. I tappeti floreali di Jan Kath alle pareti sono un primo richiamo alla tradizione russa rivista e aggiornata, che riecheggia anche nel lampadario a medusa, ironicamente alleggerito dal materiale in plastica. A stemperare il tono sostenuto concorrono i mattoni a vista nella parte superiore delle pareti che sfociano nel soffitto con travi a vista.

Ampia la scelta delle sedute: dalle poltroncine in velluto di diversi colori, al lungo divano di Bla Station, agli sgabelli alti che affacciano sul bancone in cementino o sulla cucina, completamente aperta per creare uno scambio continuo e un’atmosfera rilassata.

“Uno dei target del progetto era anche la necessità di 'mixare' il pubblico, di creare un'atmosfera eccitante che porta allo scambio di parole, di gesti in un ambiente molto rilassante; da qui nasce l'idea dei grandi e lunghi tavoli comuni che si ergono sotto il grande lampadario ad anello in ottone naturale che è al centro dello spazio” ci dice Sabrina Bignami.

Oltre al passato russo, l’altra grande ispirazione è l’Italia, che rivive nelle lampade, nelle pietanze, nonché nei pannelli in stucco veneziano alle pareti, lavorato per un effetto grafico decisamente moderno.

www.b-arch.it


di Stefano Annovazzi Lodi / 31 Gennaio 2018

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