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Elle Decor Italia

Tutta la London Design Week 2016 da leggere in 5 minuti

Cosa continua a stupirci della kermesse inglese a distanza di due settimane: un viaggio nei progetti dei più giovani (soprattutto italiani)

Il London Design Festival, la giovane kermesse di design nata da un’idea di Sir John e Ben Evans e presentata da Bloomberg nel 2003, si è conclusa da poco in un clima di euforica apprensione: la città ha messo in campo tutte le sue energie per ribadire il proprio ruolo di collettore e aggregatore multiculturale. Nonostante Brexit (leggi anche → Il primo London Design festival dopo il voto pro Brexit). I contraccolpi dell’esito del referendum non sono per ora prefigurabili (leggi anche → Il mercato immobiliare nella Londra post Brexit), certo è che la classe creativa inglese ha reagito includendo design da tutte le latitudini del mondo. E l’Italia ha fatto la sua parte.

Cosa rimane a noi di Elle Decor Italia di questo London Design Festival? Oltre le macro evidenze, ovvero che Designjunction (leggi anche → Via a Design Junction: le cose da non perdere) ha cambiato sede, spostandosi nel Granary Building, vicino alla Central Saint Martin in King Cross. Che 100% Design a Olympia London si è arricchita di Luxury Made, la sezione dedicata ai marchi di lusso (leggi anche → William Knight racconta Luxury Made 2016 kermesse sull'arredamento di lusso per interni). Che Tent, nel cuore di Brick Lane, ha mitigato il suo connotato sperimentale evolvendo sotto il cappello The Fair verso un concept espositivo meno eversivo. Che la prima London Design Biennale alla Somerset House ha trasformato un tema super concettuale come l’utopia in un momento di ludica interazione. Che l’utopia è anche il tema-guida della mostra al V&A You say you want a Revolution? Che puoi godere di un buona mobilità pubblica perché Sadq Khan, il sindaco, è in grado di garantire al momento il servizio notturno di due linee della tube londinese.

E che l’entusiasmo è negli occhi di chi cerca tra le numerose (non tutte imperdibili) novità presentate. Ma soprattutto che l’Italia anche qui ha giocato il ruolo di player di punta. Con un paio di Furoshiki The wrapping Sole, le scarpe con la suola avvolgente di Vibram (che a Londra nei giorni del festival ha inaugurato il suo secondo Academy flagship) ecco trovare i nomi di Umberto Dattola e Alessandro Zambelli, che con Le Città Invisibili (piccole scatole che ricordano antichi luoghi familiari, omaggio a Italo Calvino) viste alla galleria Mint, e Marqué (tavoli e contenitori che esaltano la forza espressiva degli intarsi pesanti in ferro, rame e bronzo) realizzate in residenza per Matter of Stuff, sperimentano un artigianato colto e prezioso.

Ma anche quello della svedese Marie Eklund che per The Cold Press lavora sulla forma: i suoi cucchiai sono morbidi petali che accarezzano gli occhi e non solo il palato. O di Serena Confalonieri che con i tappeti Arizona per Gur al Tent ha disegnato paesaggi di lana che si ispirano alle forme e ai colori dei deserti americani.

Il craft è anche al centro del lavoro di Mark Laban. Digital Daiku è il tavolo in legno di acero realizzato all’interno del corso Haptic Thinking della Central Saint Martin e visto alla mostra Brain Waves organizzata dalla scuola inglese. Per realizzare la fitta trama di intagli lo studente ha scelto una macchina a controllo numerico per riflettere sull’ambiguità percettiva (è fatto a mano o è prodotto industrialmente?) e sulla ricerca ossessiva della precisione. Di contro, No Ordinary Love l’evento curato da Martino Gamper and (12) Friends per Seeds ragiona sull'ambigua utopia dell'art-design: ciascuno dei designer coinvolti si è misurato con le potenzialità espressive di un materiale scelto tra ceramica, vetro, legno e metallo. E il collective design inteso come progetto realizzato a più mani torna protagonista anche all’Ace Hotel con Ready Made Go2: anche quest’anno 6 gli studi Uk-based chiamati a firmare oggetti e complementi su misura per l’hotel. Incluse le smoked tiles Bbq di Assemble Studio: una serie di piastrelle che trattengono in superficie i fumi di un tradizionale barbecue hanno vestito il bancone del bar.

Dal design al drink, il passaggio è obbligato per sorseggiare il Pretty Hanky Panky di Arabeschi di Latte con Bitossi Home e offerto da The Garage. Per festeggiare i 10 anni di The Brompton Design District la curatrice Jane Withers ha chiesto a 10 creativi di reinterpretare lo storico Brompton Cocktail: una miscela a base di sciroppo, cocaina e morfina inventato nel 1920 dai medici del Brompton Hospital come cura palliativa. Good health well being è il tema affrontato anche da Bethan Laura Wood: Rainbow in Dyslexis Design a Designjunction è un omaggio ai tanti designer che come lei hanno sofferto di dislessia. La scomposizione del vaso visualizza come chi è affetto da questa malattia percepisce la realtà: non si tratta di una deformazione, ma di una creativa scomposizione tridimensionale. Un modo altro di vedere, non è un limite, ma una risorsa. Come quello messo in scena da Matteo Cibic alla Somerset House (leggi anche → L'Italia alla Biennale di Londra): la sua bandiera bianca è un banner pubblicitario in costante movimento. Un flusso continuo di QRcode che insinua dubbi sulla velocità, ti rallenta per chiederti #WHATWILLYOUBEREMEMBEREDFOR?

www.umbertodattola.it
www.alessandrozambelli.it
www.marieeklund.se
www.serenaconfalonieri.com
www.marklaban.com
www.seedslondon.com
www.acehotel.com
www.arabeschidilatte.org
www.bethanlaurawood.com
www.matteocibicstudio.com
www.vibram.com

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di Paola Carimati / 10 Ottobre 2016

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