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Assembly, gli americani del design a Londra

In occasione London Design Fair il Guest Pavillon di Shoreditch è a stelle e strisce

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Arch Mirror by Bower. Lo studio, basato a NYC, è stato fondato nel 2013 da Danny Giannella e Tammer Hijazi

Londra: dal 21 al 24 settembre 2017 il design accorcierà le distanze tra Regno Unito e Stati Uniti d’America con l’esposizione Assembly, in mostra nei locali della vecchia birreria Old Truman di Shoreditch. L’occasione è la London Design Fair, la fiera commerciale che si tiene dal 2007 all’interno del London Design Festival, e la motivazione è quanto mai ufficiale: è dedicato ai designer statunitensi il Guest Pavillon di questa edizione.
L’invito appare emblematico, nell’anno in cui entrambi i Paesi sono reduci da eventi che hanno segnato un repentino cambiamento di marcia in termini politici, economici e sociali. Da un lato c’è la Gran Bretagna in trattativa, che sta cercando di ottenere il meglio (o evitare il peggio?) dall’uscita dell’Unione Europea. Dall’altro ci sono gli Stati Uniti che prendono le misure con la neoeletta amministrazione Trump, che ha suscitato finora non poche diffidenze, specialmente da parte di artisti e creativi.

Float Light by Ladies & Gentlemen. Con sede a Seattle e Brooklyn, lo studio è stato fondato nel 2010 da Dylan Davis e Jean Lee

Mentre al tavolo delle trattative per la Brexit in molti auspicano un accordo commerciale privilegiato tra UK e USA - in testa il primo ministro  Theresa May che l'anno scorsosi è catapultata a fare visita al presidente Donald Trump dopo la sua elezione - i designer americani arrivano a Londra in delegazione per fare mostra della loro produzione, delle loro tecniche e del loro approccio indipendente.

Selezionati da Sight Unseen, il magazine online fondato da Jill Singer e Monica Khemsurov artefici anche della piattaforma Sight Unseen OFFSITE in scena durante la kermesse NYCxDESIGN, i 13 studi provengono da ogni parte degli Stati Uniti, da Seattle a St. Petersburg, da New York a Chicago. Il filo conduttore non esiste, a meno che non lo si voglia identificare con quella volontà, comune alla maggior parte delle opere esposte in Assembly, di tendere al massimo il confine del possibile, seguendo unicamente la propria visione creativa. Inoltre, la diversità geografica della selezione dimostra che per i designer statunitensi non è più necessario basarsi su un hub per sopravvivere, quanto piuttosto essere in grado di sfruttare le capacità produttive del proprio territorio, per ottenere un design a chilometro zero. "Questi progettisti stanno realizzando oggi alcuni dei pezzi più sofisticati sul mercato - afferma Jill Singer - ma spesso lo fanno senza il beneficio di un patrono o di un cliente. Ciò significa che stanno producendo, commercializzando e distribuendo gli articoli contando sulle proprie forze. Sono designer ma anche imprenditori a tutto diritto”.
Tra i pezzi in evidenza si distinguono gli specchi Arch dei newyorkesi Bower, che creano l’illusione di un’apertura nella parete o sembrano scivolare sfuggendo alla gravità, così come lo specchio di Chen Chen & Kai Williams, in cui galleggiano pietre naturali incastonate tramite UV glue.

Puzzle Rug Yolk by Studio Proba. La fondatrice Alex Proba è nata in Germania e si è trasferita a NYC nel 2011, dove ha lavorato come art director per Kickstarter

Revati Double Light by Jamie Iacoli. La designer presenta ad Assembly tre lampade pendenti realizzate a mano

Curiosa, dal punto di vista tecnico, anche la serie Drapes di Christopher Stuart, che realizza con una tecnica particolare tramite CAD forme di arredo in fibra di vetro e gomma pigmentata. L’elegante serie Slash Objects di Arielle Assouline-Lichten, invece, mixa materiali come il calcestruzzo, l’ottone e la gomma riciclata per ottenere una varietà di oggetti, di arredo o per la tavola, caratterizzati dalla geometrica eleganza delle forme.

Steven Haulenbeek, basato a Chicago, espone alla London Design Fair cinque opere dalla RBS Series, realizzate con un lungo processo di intaglio in resina e sabbia

Dal suo studio di Long Beach, in California, Eric Trine crea oggetti e sculture per ambienti domestici e commerciali seguendo la tendenza che va per la maggiore nella West Coast, tra linee essenziali, colori vivaci e forme casual e accessibili. La produzione dei pezzi avviene entro un raggio di 30 miglia dallo studio.  La vocazione artigianale indipendente è chiara nel lavoro della designer di Seattle Jamie Iacoli, che presenta tre lampade pendenti che giocano sul contrasto tra pieno e vuoto. Il suo concittadino, John Hogan, esplora tecniche antiche come la soffiatura del vetro, la cottura in forno a legna, la fucinatura per realizzare oggetti-scultura che esplorano la rifrazione della luce. Per concludere, la serie di sgabelli a tre gambe, una diversa dall’altra, realizzata dal designer di New York Pat Kim in pregiato legno americano, è un esempio di produzione ispirata alla filosofia della semplicità e della qualità senza tempo, con un tocco di irriverente asimmetria.  Chissà se tra loro ci sono i futuri Charles e Ray Eames. 

Slash Objects by Arielle Assouline Lichten. Photography by Israel Vientidos

Sage and burgundy Chairs By Eric Trine

 

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