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Elle Decor Italia

Il mondo di David Adjaye

Le radici africane dell'astro nascente dell'architettura globale

Se David Adjaye è stato prescelto come colui che renderà omaggio alla cultura e alla storia afro-americana negli Stati Uniti, ci sarà un motivo. Partiamo dall'antefatto. Lo studio dell'architetto di origine africana (nato a Dar es Salaam in Tanzania 47 anni fa) è stato selezionato per la progettazione del National Museum of African American History and Culture a Washington, D.C. Piccolo particolare: ha sbaragliato la competizione che vantava nomi del calibro di Sir Norman Foster e Diller Scofidio + Renfro.

A molti sembrerebbe uno step più che scontato, quello di affidare alle mani di un creativo africano la realizzazione di uno scrigno che renda omaggio alla propria eredità culturale. Ma il ragionamento non è così lineare. Adjaye, insieme alla famiglia (il padre era un diplomatico ghanese), ha avuto un'infanzia divisa tra l'Egitto, il Libano e lo Yemen prima di approdare, ancora da bambino, a Londra, sua attuale residenza. Di conseguenza, l'uomo e l'esteta che oggi cavalca il globo ha goduto degli anni più formativi della sua vita nel Regno Unito. Per lui, qualsiasi orario è lavorativo. Dirige quattro atelier ubicati in tre diversi continenti: Londra (HQ) e Berlino. New York. E Accra, capitale del Ghana.

Il Wall Street Journal Magazine l'ha di recente votato come Architecture Innovator del 2013, mentre uno studioso di balistica ne confermerebbe la traiettoria in rotta con l'olimpo dei più grandi maestri dell'architettura di tutti i tempi. Non male per uno che non ha neanche una laurea specialistica.

Torniamo agli esordi. Al WSJ ha raccontato di aver ricevuto dei forti ideali dal padre. Quest'ultimo gli ha inculcato certi valori senza mai forzarli o imporli. Über alles, quello di essere sicuri della propria identità e origine, senza essere intimiditi da altre culture. In fondo, c'è un mondo che va al di là dei confini geografici tra nazioni.

Gli studi seguono una parabola desueta per un astro nascente del panorama architettonico mondiale. Alla Middlesex University ha seguito il suo primo amore - l'arte (la sua famiglia annovera scienziati, contabili e funzionari d’ambasciata). Durante quel periodo, delle frequentazioni gli chiesero di disegnare un café a Londra. Il progetto fu un successo e il giovane progettista cominciò a ricevere parecchie offerte di lavoro da svariati studi d'architettura. Lasciandosi alle spalle la vena artistica, affina il suo talento presso Chassay + Laste Pentagram e, dopo un anno alla London South Bank University, consegue un Master of Arts presso la Royal College of Art. Nel 2000 ha fondato il suo primo studio e oggi dà lavoro a ben 70 dipendenti. 

Tornando al suo stile progettuale, bisogna tornare agli anni vissuti in giro per il continente africano. Il clima e la vita outdoor al quale Adjaye era abituato da bambino, contrapposti ai quartieri super affollati della capitale britannica, hanno dettato quello che oggi è il suo modus operandi. Una continua mediazione tra interno ed esterno, un costante spingersi oltre i confini della progettazione. Semplicità accostata a forme ardite; tonalità scure e un disgusto per i materiali preziosi. Non possono mancare i rimandi alle tradizioni Africane: sculture Yoruban,  lavorazioni in metallo tipiche, pattern tessili.

Tra i suoi clienti Ewan McGregor, gli artisti Olafur Eliasson e Chris Ofili, Proenza Schouler (boutique a New York). La lista è interminabile. A New York ha da poco ultimato un complesso di appartamenti low cost a Sugar Hill (Harlem) mentre nel 2005 ha inaugurato il Nobel Peace Center a Oslo e nel 2007 il Museum of Contemporary Art a Denver. Nel 2015 aprirà il sopracitato museo a Washington, D.C., edificio che suggellerà la sua carriera di archistar.

Chi lo conosce, tra questi Eliasson, dice che si ri-energizza parlando con tutti e di tutto. Lo si può trovare a parlare a lungo con gli operai di un cantiere o con i camerieri di un ristorante. E' un essere istintivo e per questo motivo le sue scelte o i suoi design sono spesso frutto del sesto senso e non di un ragionamento matematico-geometrico. Tra le collaborazioni più recenti, è degna di nota l'ideazione della Washington Collection for Knoll.

Sempre al WSJ magazine, ha confidato che la recessione globale del 2008 è stato un momento chiave per la sua carriera. La ristrutturazione interna, necessaria a far fronte alla crisi mondiale, gli ha permesso di espandere l'atelier con studi satellite. Negli anni, questa mossa si è rivelata vantaggiosa e oggi, "Adjaye non sta avvicinando l'Africa al mondo, ma sta svelando il continente che gli ha dato i natali alla scena mondiale", ha concluso Eliasson intervistato dal quotidiano statunitense.


di Eugenio Cirmi / 22 Gennaio 2014

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