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Elle Decor Italia

L'arte contemporanea a Torino: Artissima 2015

Sarah Cosulich Canarutto, direttore della fiera da quattro anni, racconta le novità che hanno caratterizzato la ventiduesima edizione appena conclusa

Sarah Cosulich Canarutto, da quattro anni alla guida di Artissima, ha creato un’identità forte e sperimentale intorno alla sua fiera d’arte contemporanea ponendo la stessa attenzione ai galleristi e agli artisti, in particolare giovani, ma anche ai collezionisti e al pubblico. Ci racconta le iniziative progettate per la ventiduesima edizione della Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Torino, appena conclusa e visitata da cinquantaduemila visitatori.

In cosa si distingue Artissima dalle altre fiere d'arte italiane e straniere?
Artissima ha la peculiarità di sperimentare in modo programmatico identità specifiche legate ai giovani e alle avanguardie. Per esempio quest’anno, Back to the Future, è stata focalizzata sul decennio 1975-1985. In genere facciamo una grande ricerca per la curatela delle diverse sezioni. Ha un impatto molto forte, perché negli stand, grazie alla collaborazione dei galleristi, le opere sono presentate come piccole mostre monografiche. E poi il visitatore si trova di fronte a grande qualità, ma può partecipare con percorsi tematici attraverso giovani curatori, utili anche per chi non proviene dal mondo dell’arte contemporanea. Ma ritengo che Artissima sia competitiva internazionalmente perché permette ai collezionisti di tutto il mondo di scoprire artisti e approcci nuovi, indipendentemente dal Paese da cui provengono.

Lei è infatti particolarmente nota per l’attenzione che riserva ai collezionisti e in questa edizione li ha resi davvero protagonisti.
Li abbiamo coinvolti nei comitati delle sezioni, nelle giurie, in una serie di dialoghi e conversazioni informali negli stand, Walkie Talkie, per discutere le loro preferenze e visioni condividendole con i curatori e il pubblico. Quest’anno il progetto speciale di consulenza gratuita, UniCredit Art Advisory, è stato specificatamente rivolto ai nuovi collezionisti, un aiuto a orientarsi nel mondo contemporaneo che la fiera promuove con 200 gallerie. È stato il primo esperimento di questo tipo in Italia, un contributo per la crescita di una nuova generazione di collezionisti.

Un’altra sua prerogativa è generare un forte legame con le istituzioni locali, creando sistema.
In questa edizione abbiamo voluto dare vita a un progetto espositivo dedicato alle istituzioni torinesi, all’interno della fiera, con la grande mostra Inclinazioni, curata da Stefano Collicelli Cagol, che ha accolto collezioni pubbliche e private del Piemonte. Ci interessava questo confronto che facesse da contraltare all’arte contemporanea esposta negli stand.

Quest’anno ha voluto un artista, Maurizio Vitrugno, per trasformare la vip lounge della manifestazione in uno spazio dove convivono arte e design. Perché?
Il design d’autore è interessante da esplorare ed è meravigliosa la connessione che ha con il contemporaneo. Artissima, dal punto di vista della sua identità, si concentra sull’arte contemporanea ma per affinità è vicina al mondo del design, perché lo è il pubblico dei collezionisti. Per questo motivo per la vip lounge non abbiamo voluto creare uno spazio che fosse solo funzionale, ma per evidenziare questa affinità è nata l’idea di affidarne la cura a un artista con passioni e interessi personali eclettici. Con la sovrapposizione di oggetti, arredi e immagini ha costruito uno spazio, Opium De, come un’installazione in cui emerge la relazione fra l’orientalismo e la cultura decorativa occidentale. È un’esperienza che va al di là dell’opera d’arte contemporanea e in cui si rendono comprensibili e visibili i confini e le analogie fra opera d’arte e oggetto, fra design e decorazione, fra arte e design.

Un focus in cui forse era importante rilevare l’intreccio costante fra arte e design?
Nelle intenzioni di Vitrugno, lo spazio si deve leggere come un tessuto tweed che a distanza sembra quasi un monocromo, un colore piatto, ma avvicinandosi si rivelano le mille filature che costruiscono l’immagine complessiva. E secondo me è il punto di vista di chi colleziona o compra arte o design e immagina il proprio spazio abitativo come un ideale tweed in cui tutto si incrocia.

Come vede questa relazione sempre più marcata fra oggetto e opera d’arte?
Ci sono artisti il cui lavoro è a cavallo tra i due approcci – il design e l’arte – e artisti che hanno un interesse naturale nei confronti dell’oggetto, anche nella loro opera. Quando questo succede, e i due mondi si incontrano i risultati sono straordinari. Ma se invece viene costruita come un’operazione forzata, in cui viene richiesto solo di riproporre il proprio approccio su un oggetto o una superficie diversa, si perde tantissimo. È importate sottolineare che dipende molto dall’artista e dal suo lavoro.

Una domanda più personale: qual è la sua idea di casa?
Mi ispirerei all’immagine del tweed di Vitrugno, da esprimere in modo personale.

www.artissima.it

LEGGI GLI ARTICOLI SU ARTISSIMA:
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La IXX edizione
La XVIII edizione


di Porzia Bergamasco / 10 Novembre 2015

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