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Elle Decor Italia

Giulio Cappellini presenta il suo libro sul design

Un volume total red con un iconico punto interrogativo per raccontare 30 anni di design

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L'allestimento di Cappellini al Superstudio durante il Salone del Mobile di Milano del 2000: una delle immagini presenti nel libro di Giulio Cappelini intitolato Metodo Cappellini

Architetto, imprenditore e talent scout (non necessariamente in questo ordine), Giulio Cappellini ci parla del suo libro Il metodo Cappellini. Il sogno declinato curato da Francesca Serrazanetti (pagg. 192, euro 35,00, Mondadori Electa). Fresco di stampa, porta sulla copertina, di un bel rosso Cappellini, un vistoso punto interrogativo.

L'installazione Cappellini al Salone del Mobile 2013

Com’è nata l’idea del libro?
L’avevo in mente da diversi anni, anche se scherzando dicevo: «Perché fare un libro? Non sono ancora morto!». Però volevo raccontare la storia di Cappellini, il progetto dell’azienda e i suoi 30 anni di design, senza autocelebrazione. Parlare dei miei sogni, di quelli che ho realizzato, di un lungo viaggio ricco di incontri, dei designer che hanno lavorato con noi.

Immagine aziendale di Cappellini, 2015

Perché lo pubblichi proprio ora?
Non mi ero dato una scadenza. Volevo costruire un libro di facile consultazione, uno strumento agile, che per sintesi raccontasse il nostro modo di operare, la nostra storia, pensato sia per chi ci conosce già, sia per chi desidera scoprirci.

La lampada Big Shadow di Marcel Wanders, 1998

Qual è stato il filo conduttore del progetto del tuo libro?
Volutamente il mio progetto più ambizioso, quello che ho condotto con la mia azienda, che ha creato il marchio Cappellini.

Lo showroom Cappellini a Carugo nel 1991

La struttura è organizzata per lemmi in ordine alfabetico, ma vengono fornite anche chiavi di lettura – Identità, Incontri, Luoghi e Prodotti - per incrociarli. Affidi quindi al lettore la possibilità di costruire una trama personalizzata?
C’è un filo conduttore che lega i diversi capitoli del libro ed è il racconto di quello che io chiamo il 'progetto d’azienda'. Ne nasce una trama che può essere interpretata in modi diversi ma che rappresenta il nostro modo di lavorare.

L'installazione curata da Jasper Morrison, Salone del Mobile 1989

L’autrice, Francesca Serrazanetti, parla a tuo nome o narra la tua storia?
Francesca mi ha seguito molto, pazientemente, le ho raccontato storie e fatti che ha sintetizzato e scritto. È stato un lavoro impegnativo: avevamo un quantitativo gigantesco di materiale fotografico e abbiamo dovuto operare una difficile sintesi. È più facile disegnare un tavolo!

Cappellini nello store Harrods a Londra

Designer oggi affermati, molti di coloro che descrivi nel tuo libro, ricordano con affetto e quasi deferenza l’incontro con te. Cito per tutti Patrick Norguet. Provi orgoglio per il tuo ruolo di talent scout?
Spesso mi chiedono se non sono geloso della loro fama, al contrario sono felice per loro e mi dico che avevo visto bene. Con molti si è instaurato un legame profondo perché per fare buoni progetti ci vuole feeling: il designer deve capire quali sono le esigenze dell’azienda e l’azienda deve lasciargli la libertà necessaria.

Ronan Bouroullec, Carlo Colombo, Erwan Bouroullec, Jasper Morrison, Giulio Cappellini e Piero Lissoni al Superstdio a Milano nel 2001

Qual è stato l’incontro o gli incontri più emozionanti?
Tra i designer, quello con Shiro Kuramata: mi ha lasciato un’impressione forte da un punto di vista personale e professionale, abbiamo un’intesa mentale molto forte. E con Jasper Morrison, con lui c’è un dialogo a 360 a gradi. Nei suoi gesti e nei suoi segni apparentemente semplici c’è la perfezione assoluta.

Cappellini al Superstudio durante il Salone del Mobile 2001

Ti descrivi come un designer della domenica pomeriggio. Quali sono i tuoi lavori meglio riusciti?
Mi piace disegnare oggetti, per lo più squadrati perché le line curve non mi vengono bene. La cosa di cui sono però orgoglioso è il progetto d’azienda, riuscire a progettare con spirito coerente l’intera produzione di un’azienda, un progetto dilatato, non legato al singolo prodotto.

Lo showroom Cappellini a Miami

Disegni, dipingi?
Disegno, il mio maestro è stato Gio Ponti. Ho lavorato nel suo studio per un anno e ho visto con i miei occhi come lavorava. Spesso i prodotti nascono da un semplice segno tracciato.

La mostra con i dipinti di Aldo Mondino allo Spazio Cappellini a Carugo, 1991

Chi ti piacerebbe come lettore?
Vorrei che lo leggessero gli studenti di design, italiani e non (il libro è pubblicato anche in inglese, n.d.r). La conoscenza della storia del design è fondamentale e imprescindibile nella formazione dei giovani progettisti. Penso che il design debba essere promosso, dobbiamo cercare di avvicinarci sempre più al pubblico.

Il Peg coffee table disegnato dal team Nendo nel 2014/2015

Il lancio del libro segue di poco l’apertura del tuo nuovo spazio milanese Cappellini Point ai bastioni di Porta Nuova: che cosa conterrà
Oltre a luogo di lavoro, vuole essere spazio di incontri e contaminazione tra aree diverse di intervento, l’arte, la moda, il design, elementi che sono espressione dl nostro tempo. E anche un possibile palcoscenico per i giovani designer.

Progetto Oggetto: prima collezione presentata a Carugo nel 1992

Un’ultima curiosità: perché la copertina si presenta con un grosso punto di domanda?
Questo libro finisce con 'What’s next?' perché la nostra storia non finisce qui, ma si interroga sul domani.

L'edizione limitata del 50esimo Anniversario di Fronzoni '64

Gli arredi colorati in yellow, red e blue di Fronzoni '64, riedizione della linea presentata nel 2009 in versione bianco e nero

www.cappellini.it

 

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