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Elle Decor Italia

Dialogo con Finessi e Nigro

In mostra: design, crisi, autarchia, austerità, autoproduzione

La settima edizione del Triennale Design Museum va in scena, a Milano, con la curatela di Beppe Finessi, l'allestimento di Philippe Nigro e la grafica diItalo Lupi (catalogo Edizioni Corraini). Con Il design italiano oltre la crisi, autarchia, austerità, autoproduzione, la Triennale, percorrendo un asse temporale di 80 anni si interroga su come si progetta in tempo di crisi economica e con quali limiti.

«L’obiettivo è quello di raccontare una storia del design italiano alternativa» precisa Beppe Finessi. « Lo spazio espositivo è stato affidato a Philippe Nigro perché la sua sintassi compositiva, fra quelle dei giovani, ci sembrava la più interessante. Volevamo un progetto originale: un’architettura nell’architettura. Ma anche un professionista che sapesse cosa sono gli oggetti perché li disegna. E ci piaceva anche l’idea di un salto generazionale rispetto a Italo Lupi che si occupa della regia grafica».

Quello dell’esatta percezione dello spazio è stata una vera sfida racconta il designer francese. «Quello del TDM è uno spazio soggettivo, in cui è facile perdersi, pieno di luce naturale e dal percorso circolare, che spezza la prospettiva. Così spontaneamente ho tracciato delle linee, dei percorsi regolari e ho introdotto dei segnali per aiutare il visitatore a capire dove si trova». Segnali del tutto particolari, che sfruttano fronte e retro (dei pannelli di allestimento.

Segue poi il cambio di quota. «Tutte le soluzioni che ho immaginato hanno lo scopo da una parte di costruire una struttura neutra in grado di far emergere la forza espressiva degli oggetti, a volte crudi, primitivi e materici, distanti da un’idea tradizionale di perfezione. Dall’altro di ribaltare il punto di vista, considerando il visitatore protagonista. Come? Creando pedane a gradoni, casette». Dopo l’allestimento-sommario all’ingresso, si arriva alla stanza laboratorio dedicata a Fortunato Depero. «Qui inizia la passeggiata cronologica che attraversa personaggi, luoghi, materiali, ed esplode il tema dell’autoproduzione, pura e mista, per arrivare ai nuovi artigiani digitali con un focus sulle nuove tecnologie».
Non ci resta che andarla a vedere questa nuova edizione. Uno spazio bianco a kilometro zero (Philippe ha scelto un legno Usb di pioppo di Casale Monferrato, lo stesso usato per le casse di imballagio, riciclabile) realizzato su misura. In tempi di autarchia, austerità e autoproduzione, l’abito che veste la mostra, non poteva che essere sartoriale.


di Paola Carimati / 7 Aprile 2014

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