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Elle Decor Italia

Martino Gamper, designer-artigiano

In un'intervista, l'esperienza di bottega e il suo punto di vista sull’autoproduzione

Dopo un’esperienza da ebanista vissuta fra i 14 e i 19 anni a Merano, un passaggio nello studio milanese di design industriale Matteo Thun, e i diplomi di scultura e design a Vienna e Londra, Martino Gamper lavora e pensa da artigiano, ma si considera a tutti gli effetti designer e alla sua personale ricerca aggiunge collaborazioni per produzioni seriali. A Londra da tanti anni, non ha mai del tutto troncato i rapporti con l’Italia. Di recente è stato curatore di From-To, un progetto avviato due anni fa da Valore Artigiano promosso da Confartigianato Vicenza e CNA Vicenza con la Regione Veneto, che ha visto lavorare insieme design e artigiani per reinventare la tradizione italiana del fatto a mano. Dalla collaborazione è nata una collezione adottata e lanciata sul mercato, in occasione del Salone del Mobile 2015, dalla galleria romana Secondome.

From-To: dai designer agli artigiani e viceversa. Unire le competenze degli uni e degli altri con l’autoproduzione, è il futuro del design?
Bisogna uscire da una logica che separa l’artigiano da chi vende i suoi prodotti. L’iniziativa From-To punta proprio a questo, mette in relazione il pensare e il fare e si sforza di realizzare prodotti duraturi innescando processi produttivi nuovi che possano fermare la chiusura di tante imprese italiane e offrire sbocchi di lavoro alle giovani generazioni di designer, che devono anche pensare a come essere imprenditori delle proprie produzioni. È importante sviluppare uno sbocco commerciale che con l’autoproduzione influisce anche sulla riduzione del prezzo finale, perché salta l’intermediario.

Abbiamo bisogno di nuove cose, di altri oggetti?
Abbiamo bisogno di oggetti che possono dirci qualcosa, che raccontino una storia, non solo un’interpretazione di forme e materiali. Personalmente mi piace poter confrontare liberamente la mia esperienza di ebanista con i diversi know-how artigianali e lavorare insieme, per far nascere cose nuove dalla realtà che vivo ogni giorno. Mi piace pormi davanti a un oggetto e rielaborare nuove esigenze e immaginare le situazioni che può creare, dove andrà a finire, l’ambientazione cui darà vita, come interagirà e si integrerà nell’ambiente in cui sarà usato e collocato. Bisogna andare oltre l’oggetto.

Il tuo costante esercizio sulle sedie va in questa direzione?
Concepire una sedia nuova è una grande sfida. Bisogna considerare l’ergonomia, la sua resistenza ai pesi e ai movimenti, l’estetica. Ma quello che mi interessa è che fra tutti è l’oggetto di arredo più vicino all’essere umano, contiene il corpo.

Pur se hai importanti collaborazioni con aziende, il tuo lavoro è più orientato alla ricerca libera che alla committenza, perché?
Tendo a tutelare la libertà creativa e l’indipendenza delle mie ricerche. Percepisco bene il linguaggio dell’artigiano, sento molta affinità perché lo conosco, ma mi trovo bene anche a lavorare con quelle aziende legate a una tradizione artigianale, come mi è successo con Established & Sons, Magis, Moroso, o Thonet. Sono state tutte esperienze molto interessanti proprio dal punto di vista dell’incontro creativo.

Hai a lungo insegnato nelle università, hai un messaggio per i designer che si affacciano alla professione?
È importante studiare, ma anche fare esperienza sul campo per imparare a collegare la mente a quello che può, o sa fare, la mano.

martinogamper.com
www.from-to.it
www.valoreartigiano.org
www.secondome.biz


di Porzia Bergamasco / 15 Giugno 2015

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