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Elle Decor Italia

Vitra & Camper: il pop-up store firmato da Diébédo Francis Kéré

Un temporary shop nel celebre campus di Weil am Rhein. All'interno della Cupola di Buckminster Fuller

Nel Campus Vitra c'è un pop-up store Camper firmato da Diébédo Francis Kéré. La sua storia è interessante. Sì, perchè quella tra Nora Fehlbaum, Miguel Fluxà e Diébédo Francis Kéré è un esempio di relazione virtuosa. Miguel, Ceo di Camper (marchio spagnolo che produce scarpe) e Nora, Ceo di Vitra (azienda svizzera che produce mobili e arredi di design) sono amici di lunga data. Condividono dedizione al lavoro e passione per il design ed entrambi hanno collaborato con alcune tra le firme eccellenti del progetto internazionale, tra le quali Jasper Morrison, Hella Jongerius, Konstantin Grcic e recentemente l'architetto africano Diébédo Francis Kéré.

È Miguel a presentare Kéré a Nora: dall'incontro tra i tre è nato il progetto accessibile sino a metà settembre 2015. «La collaborazione a sei mani è frutto della condivisione di due valori per me importanti: bellezza e sostenibilità. Rispetto per l'ambiente e cura del dettaglio sono le linee guida del mio modo di gestire l'azienda. È sempre la qualità a fare la differenza, la ricerca di una perfezione che non è mai urlata, ma al contrario discreta, quasi nascosta». Un po' come la storia delle due famiglie (Vitra e Camper), giunte la prima, alla terza generazione e la seconda alla quarta. «Ci lega il rispetto della tradizione». E il rispetto è anche un tratto del lavoro di Kéré. «Mi ha colpito il modo attento con il quale si è mosso all'interno della Cupola di Buckminster Fuller. La sua mano progettuale è lieve e consapevole e mi piace la sua idea di trasformare l'atto dell'acquisto in esperienza, una sorta di viaggio nel mondo dello shopping» sottolinea Nora. Insignito nel 2009 del Global Award for Sustainable Architecture, Diébédo Francis è figlio del capo tribù di Gando, un villaggio del Burkina Faso.

Con il suo studio di Berlino, città dove vive e lavora, promuove un'idea di architettura fortemente radicata nella cultura africana nella quale materiali poveri (argilla e legno) e tecniche costruttive artigianali (di falegnameria e carpenteria) accolgono sistemi tecnologici di ultima generazione. E l'allestimento del pop-up store all'interno dell'architettura di Fuller è un esempio concreto. «Ho cercato di immaginarmi il negozio del futuro. La struttura dell'allestimento, in legno chiaro, disegna un ambiente morbido e accogliente, lontano da atmosfere avveniristiche e futuribili: qui la tecnologia c'è, ma non si vede». In effetti i modelli di scarpe, dotati di un QR Code, se interpellati, si animano e forniscono tutte le informazioni: dal prezzo, ai dettagli costruttivi sino allo shop più vicino dove ordinarle. «Ho pensato di trasformare questo spazio in un luogo dove si raccontano e accadono cose, giocando sulla modalità on e off line». L'integrazione si muove su più livelli «C'è quella tecnologica, pensata per avvicinare il design addict al mondo Camper» sottolinea Miguel «quella culturale che ci restituisce dell'Africa un'immagine evoluta e quella professionale che nasce dal dialogo tra competenze diverse».

Non solo tecnologia, quindi: ci sono macchine che dopo averti mappato la pianta del piede ti disegnano la corretta soletta ma anche artigiani che cuciono le scarpe a mano. L'Africa è protagonista anche qui, non solo poco più in là, nelle sale del Vitra Design Museum con la mostra Made in Africa. «Con Ethical Fashion Initiave, l'associazione umanitaria che promuove la collaborazione fra le aziende di moda e gli artigiani in Africa» chiude Miguel Fluxà «abbiamo anche realizzato una capsule collection che diventerà presto una linea a catalogo». Con i colori caldi dell'energia subsahariana.

www.vitra.com
www.camper.com
www.kere-architecture.com


di Paola Carimati / 17 Luglio 2015

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