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Elle Decor Italia

Saranno famosi, chi sono i 6 nomi del design italiano che tutti scopriranno nel 2018

I nuovi talenti da tenere d'occhio secondo Andrea Branzi, Giulio Cappellini, Piero Lissoni, Luca Nichetto, Rossana Orlandi e Rosita Missoni

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© Mingardo

Petite Collection, vaso e specchio di Federica Biasi per Mingardo

Essere un designer italiano non è facile, vuol dire succedere ad almeno due generazioni che hanno fatto la storia del design, italiano e mondiale: la prima è quella dei Castiglioni, di Albini e di Sottsass, la seconda è quella di Mendini, Bellini, Rizzato, Branzi, solo per citarne alcuni. A spiegarlo è Giulio Cappellini, lui stesso designer e imprenditore, in occasione della presentazione dei Rising Talent Awards Italy di Maison&Objet.

Proprio lui, che fu tra i primi ad aprire le porte della sua azienda a designer e progettisti internazionali (su tutti Shiro KuramataJasper MorrisonMarc Newson e Tom Dixon), racconta come oggi i talenti emergenti siano riusciti a far proprio il linguaggio sviluppato dai loro predecessori e ad utilizzarlo come patrimonio, svincolandosi dall’effetto di “contaminazione” che ha caratterizzato tanti altri creativi.

Per questo, insieme ai designer Andrea Branzi, Piero Lissoni e Luca Nichetto, alla gallerista Rossana Orlandi e alla stilista Rosita Missoni, ha selezionato i progettisti emergenti più interessanti al momento, annunciati il 24 ottobre alla Galleria Rossana Orlandi  in attesa di scoprirli durante l’edizione di gennaio 2018 della fiera Maison&Objet. Chi sono, allora, i 6 designer italiani da tenere d’occhio?

Federica Biasi

Classe 1989 e una laurea all’Istituto Europeo di Design, Federica Biasi è tornata a Milano dopo un periodo di lavoro ad Amsterdam durante il quale si è lasciata contaminare dal design nordico, con la sua semplicità formale. Oggi è art director per Mingardo e collabora come consulente creativa per aziende come Fratelli Guzzini, ma progetta anche oggetti in ceramica, arredi e prodotti tessili collaborando con le eccellenze artigiane.

“Ho scelto Federica Biasi per il suo design essenziale con spunti "poetici" che trasmettono messaggi piccoli ma molto precisi”, spiega Andrea Branzi, suo mentore per il Rising Talent Awards Italy.

Antonio Facco

Stessa provenienza IED, Antonio Facco è davvero giovanissimo: 1991 riporta la sua carta di identità. Eppure collabora già con Giulio Cappellini, parte della giuria della sua commissione di laurea, con il quale nel 2017 ha sviluppato Luce, un’intera collezione di tavolini di vetro dal disegno geometrico essenziale. 

“Antonio Facco è molto giovane e, considerando la sua età, ha una grande attenzione per l’evoluzione del design contemporaneo e la comunicazione. Osserva i comportamenti e le necessità delle nuove generazioni e ne trae ispirazione per i suoi progetti. È molto interessato ai materiali e ai sistemi produttivi, sia artigianali che industriali. I suoi progetti non sono mai scontati perché sono una sintesi di un processo di ricerca mentale e di sensibilità. In conclusione, penso che Facco sia uno dei rappresentanti più interessanti delle nuove tendenze del design italiano” spiega Cappellini.

© Annika Eklund

© D.R.

Marco Lavit

Marco Lavit (1986) vive e lavora a Parigi, dove dopo agli studi di architettura all’Ecole Speciale d’Architecture e al Royal Melbourne Institute of Technology ha fondato lo studio Atelier LAVIT, con cui si occupa di design e di architettura, prestando particolare attenzione al rapporto con gli artigiani. 

Per la stilista Rosita Missoni, “Marco Lavit Nicora è un giovane talento che si inserisce in quella tradizione italiana di designer che pongono l’utilità come obiettivo finale, utilizzando quanto di meglio il nostro paese offra dal punto di vista dei materiali e dell’artigianato. Sono stata in modo particolare colpita dalla leggerezza delle sue opere, nonostante le fondamenta nel design classico”.

© Gai Tordjman

© D. R.

Kensaku Oshiro

Italiano d’adozione, Kensaku Oshiro (1977) è nato sull’isola di Okinawa, in Giappone, e si è laureato in Industrial Design alla Scuola Politecnica di Design di Milano. Da allora, salvo una parentesi londinese, l’Italia è diventata casa sua: a Milano ha fondato il suo studio omonimo, con cui collaborato con brand come Boffi, De Padova, Gan, Glas Italia, Kristalia, Ligne Roset, Poltrona Frau, Viccarbe e Zanotta.

Per l’architetto e designer Piero Lissoni, con cui ha collaborato per 8 anni, il lavoro di Ken Oshiro rappresenta “il legame tra la cultura semplice/ complicata giapponese e quella complicata/ semplice occidentale”.

© Jeremias Morandell

© Tommaso Sartori

Federico Peri

Dopo gli studi di Interior Design dell’Istituto Europeo di Design a Milano, Federico Peri (1983) si è trasferito a Parigi per poi tornare a Milano arricchito degli incontri con designer come Ronan e Erwan Bouroullec e Matali Crasset. Con il proprio studio lavora su quella speciale tensione sinergica che esiste tra periodo storico e contemporaneo, collabora con aziende come FontanaArte e la galleria di design milanese Nilufar rappresenta i suoi prodotti in edizione limitata.

“Nel suo lavoro, vedo un’attitudine naturale nel pensare a prodotti sempre legati alla creazione di un’esperienza. Può essere percepita attraverso la materialità degli oggetti oppure dall’ambiente creato dai prodotti stessi”, dice il designer italiano Luca Nichetto. “Una sorta di total feeling che rende Federico un designer molto interessante non solo sulla scena italiana, ma con un grande potenziale anche su scala internazionale. Sono molto curioso di vedere il suo approccio applicato ancora di più alla produzione industriale. Penso possa essere molto emozionante”.

© Alessandra Ianniello – Living Inside

© Studio Rocci

Guglielmo Poletti

Guglielmo Poletti (1987) ha studiato prima a Milano poi a Eindhoven, dove ha scelto di vivere. “'Come molti designer provenienti da questa scuola, la sua ricerca è contraddistinta da un approccio sperimentale”, spiega Rossana Orlandi, guru milanese della progettazione contemporanea. “Ma quello che mi ha colpito nel suo lavoro è la semplicità portata all’estremo, al punto da diventare elemento caratterizzante e intrinseco. Il secondo motivo per cui sono orgogliosa di presentare Guglielmo è che in lui vedo un pensiero lineare e dinamico, costantemente in movimento e già orientato verso progetti futuri. Considero questi aspetti fondamentali per poter intraprendere un percorso individuale, che ruoti attorno ad una visione strettamente personale e in continua evoluzione”.

© Giovanni Gastel

© D. R.


di Carlotta Marelli / 25 Ottobre 2017

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