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di Redazione Elledecor.it

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10 Gennaio 2018

Cosa perde Roma se l'Antico Caffè Greco chiude

Il Tribunale di Roma ha sfrattato lo storico caffè calcato da Leopardi, Goethe, Nietzsche... e persino Toro Seduto

antico-caffe-greco-roma-chiude
Getty Images

Roma, via Condotti. L’Antico Caffé Greco rischia la chiusura. Trema la capitale, ed è già sollevazione. L’associazione “Italia Nostra” si appella alla sindaca Raggi e al presidente di Unesco Italia, Franco Barnabé.

Perché non di un caffè qualsiasi, stiamo parlando, ma di uno dei caffé storici più antichi d’Italia. A settembre 2017 è scaduto il contratto e due mesi dopo il Tribunale di Roma ha ordinato lo sfratto da effettuarsi entro il 20 marzo 2018. Il legittimo proprietario dell’immobile, l’Ospedale Israelitico, ha intenzione di affittare a un nuovo gestore e con un canone superiore agli attuali 18 mila euro al mese pagati dalla società Antico Caffé Greco srl. Unica speranza rimasta: il vincolo di “esercizio storico” apposto alla struttura, e le sue 300 opere d’arte che lo pongono tra le gallerie private più importanti della capitale. 

Fondato ben prima della Rivoluzione Francese da tale Nicola della Maddalena - detto “greco” perché di origini levantine - la sua apertura potrebbe addirittura precedere il 1760, data di registrazione alla Parrocchia di S. Lorenzo in Lucina. Per età, il Caffé Greco è secondo soltanto al Caffé Florian di Venezia, del 1720, ma si trova in buona seppur sparuta compagnia di altri caffè storici italiani, come il Gambrinus di Napoli, il Revoire di Firenze, i Baratti di Torino e Milano (leggi anche → La storia di Milano in 5 bar).

Tutte le foto: Getty Images

Patrimoni nazionali, sì, ma più immateriali che materiali. In essi sopravvive il ricordo, pur evanescente e sbiadito - ignoratissimo dai giovani - di un’Italia che fu: scapigliata o decadente, romantica o realista, risorgimentale, papista, neutrale o interventista. Letteraria sempre, intellettuale: forse non più. Questo il punto, con la temuta chiusura del Caffè Greco non si teme soltanto la perdita della memoria dei prestigiosi avventori (per citarne solo alcuni: Leopardi, Schopenhauer, Goethe, Stendhal, Nietzsche, Wagner, Liszt, Joyce, Pasolini, Flaiano e… Toro Seduto), ma l’inesorabile scomparsa di ciò che essi significavano: un paese dove grandi artisti  e intellettuali sostavano, si riunivano, discutevano, vivevano.

Terza dimensione del pensiero, quella dei Caffé letterari, sicuramente snob, ma anche e soprattutto aristocratica, avanguardistica, migliore: di personalità che rivolgevano lo sguardo al futuro, con passione. Noi credevamo, s’intitola un film di Martone sui patrioti italiani: noi credevamo che un monumento come il Caffè Greco non avrebbe chiuso mai. Con le sue tazzine cerchiate d’arancione, i camerieri rigorosamente in frac, i tavolini di marmi antichi, le pareti damascate della grande Sala Rossa, la saletta Omnibus, il divano donato da Andersen che visse al piano di sopra. Un’avventura di 250 anni che faceva lievitare il costo di un caffè a 7 euro. Ma è così che va: più dell’usura del Tempo possono soltanto “i tempi”, quelli minuscoli, che erodono la Grande Bellezza con fast food e negozi dai loghi giganti ma sempre più anonimi. E calcati da noi, comuni mortali. 

 


di Roberto Fiandaca / 10 Gennaio 2018

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