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di Redazione Elledecor.it

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11 Gennaio 2017

Un ombrello giapponese per la pioggia

L’arte degli origami rinnova un accessorio millenario, arriva Sa by Justin Evan Nagelberg

ombrello-giapponese-pioggia-sa-justin-evan-nagelberg

A chi non è capitato di uscire dalla metro sotto un'improvvisa pioggia torrenziale e dover comperare il primo ombrello a tiro, per poi lasciarlo sbadatamente nel portaombrelli del ristorante? Con l'ombrello giapponese Sa potete stare sicuri che non accadrà più. Justin Evan Nagelberg le ha infatti pensate proprio tutte per farci innamorare della sua ultima creazione.

Ispirato alla tradizione degli origami, deve il suo nome alla lingua giapponese: “sa” è infatti la sillaba in comune tra “kasa”, che vuol dire ombrello, e “same”, pioggia.

L’idea di partenza era quella di ripensare completamente l’ombrello, eliminandone i difetti.

Addio ombrelli che si rompono al primo soffio di vento, con le asticelle che si incrinano o si spezzano e ci lasciano senza riparo in mezzo alle intemperie. Sa elimina lo scheletro a cui siamo abituati e lo sostituisce con un meccanismo che, come negli origami, utilizza la tensione superficiale per sostenersi. Le calotte interne ed esterne si espandono e contraggono insieme, il che permette di utilizzare un solo materiale, e modellare un unico pezzo, flessibile e leggero, resistente anche ai venti forti.

L’azionamento è poi inserito nel manico: basta ruotarlo per aprire o chiudere l’ombrello. Eliminando componenti mobili esterne, il meccanismo è meno esposto ai danni e quindi più duraturo. Per rimanere chiuso, Sa è dotato di un magnete che prende il posto del vecchio cordino in velcro. E per riaprirlo, è sufficiente un solo semplice gesto.

LEGGI ANCHE: Una collezione di ombrelli di design

L’ultimo accorgimento riguarda l’estremità, che non è appuntita, rendendolo comodo e sicuro da imbracciare quando chiuso.
Costituito di polimeri plastici impermeabili e riciclabili, Sa viene prodotto prestando la massima attenzione all’impatto ambientale. Allo stesso modo i magneti e le molle sono pensati per essere riutilizzabili e il più ecofriendly possibile.

Ma se quel che cercate è il minor dispendio di volume, forse Sa Compact è quel che vi ci vuole. La struttura esagonale della calotta, composta di triangoli più piccoli, permette a ognuno dei dodici elementi base di piegarsi su se stesso, occupando un terzo dello spazio originale: così assemblata e incanalata nel manico, la struttura intera è poco più grande di un foglio A4 che potete inserire in borsa.

www.parallelogr.am


di Stefano Annovazzi Lodi / 11 Gennaio 2017

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