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Elle Decor Italia

Il tempio di Lia Rumma

Travolgente e ammaliatrice quando parla d’arte e di progetti, chiusa a riccio quando deve parlare di sè, implacabile nella ricerca della perfezione, regista dell’intervista a Elle Decor, di cui ha modulato risposte poco, tanto o niente pertinenti alle domande, Lia Rumma colpisce per la profonda cultura, unita a un approccio tutto napoletano, semplice e di cuore.
Oltre Napoli, perché Milano?
Apprezzo l’eleganza della città. La mia nascita è legata a Milano. L’amo.
Rapporto tra contenitore e contenuto d’arte nella tua nuova galleria.
Quando ho affidato l’incarico allo studio CLS, la cosa che più mi interessava era che si potesse stabilire, appena entrati nello spazio, un rapporto immediato tra l’opera d’arte e colui che l’osservava. E nulla (uffici, scale, segretarie, etc.) doveva distrurbarne lo sguardo. Spero di esserci riuscita.
Come la definiresti?
Un tempio per l’Arte. Ricordo Gino De Dominicis, che di una sua straordinaria opera (oggi alla GNAM di Roma), in cui un’asta color celeste si eleva verso il cielo, diceva:” Cielo, verso Dio, verso la Perfezione”.
Cosa ti disturba in un luogo deputato all’arte?
La sciatteria. L’Arte è qualcosa di aristocratico! E questo mi piace.
Perché sei diventata gallerista?
Per caso e agli inizi malvolentieri, dopo la morte di mio marito ho dovuto fare di “Necessità Virtù”. Volevo essere solo una collezionista, come lo erano stati i grandi Collezionisti o Mecenati del passato (penso ai Papi, ai Medici ) a cui si devono tanti capolavori della storia dell’Arte. Poi pian piano mi sono adeguata. Straordinari galleristi come Castelli, Sonnabend, mi hanno fatto cambiare idea. E ora eccomi qua. Felice del mio destino.
Cosa ti dà l’arte?
Nè più nè meno di quanto mi dà la vita.
L’artista da te scoperto e che ti ha dato più soddisfazioni.
Picasso diceva: “Io non cerco ma trovo.” Tutti quelli con cui ancora oggi lavoro.
...E quello che ami di più?
Diceva Filumena Marturano: “E figlie so’ figlie e so’ tutt’eguale!”
Chi ti ha avvicinato all’arte.
Marcello Rumma, mio marito, che nasce a Salerno. Durante i pochi ma intensi anni in cui ha vissuto, ha operato una vera rivoluzione culturale nel Sud: collezionista geniale e finissimo scopritore di grandi talenti artistici, sponsor di eventi d’Arte memorabili, editore coraggioso e intuitivo (“Marchand du sel”, inedito di Duchamp, “L’uomo nero” di Pistoletto, etc.). Abbastanza per comprendere come io abbia sentito il dovere e la necessità di restare a Napoli e difendere non solo una storia ma “La Storia”.
L’arte è ancora un investimento? E in tempo di crisi?
La buona Arte come investimento sul valore che essa esprime è sempre attuale. Nei periodi di crisi viene fuori la verità. Se le scelte sono state quelle giuste non può andare male. Va male agli uomini di poca fede.
L’arte è per pochi?
L’arte è per tutti. Anche questa è una questione di carattere solo culturale. Iniziamo a visitare i musei e le gallerie, ognuna ha qualcosa da insegnare, da aggiungere alla nostra conoscenza, alla nostra gioia.
Ti interessa il design?
Molto, sempre. Sto facendo le mie scelte. Ma sicuramente saranno sobrie, classiche e rivoluzionarie allo stesso tempo. Confesso che all’ultimo piano ha fatto progettare una vera e propria cucina industriale... Per una buona napoletana l’ospite è sacro!
La galleria inaugura con Ettore Spalletti.
Perché ho scelto Spalletti? E come chiedermi perché amo l’arte. Segreto assoluto sulla mostra! Chi vuole sapere venga in via Stilicone.
Per ulteriori informazioni: www.liarumma.it


di Rosaria Zucconi / 12 Maggio 2010

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