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James Goldstein, la villa (probabilmente) più bella di Los Angeles e 100 partite NBA

Abbiamo intervistato il misterioso proprietario della Sheats–Goldstein Residence il capolavoro di John Lautner

James-goldstein-sheats-goldstein-residence
Getty Images

“Appena l’ho vista ho deciso che l’avrei presa” così James Goldstein ricorda il 1972, anno in cui acquistò per 182.000 dollari il capolavoro di John Lautner, sulle colline di Bel Air: la Sheats–Goldstein Residence.

È un venerdì sera di mezza estate, sono le nove, lui è a Saint-Tropez, io a Milano, siamo al telefono. La sua voce è profonda, scandisce lentamente in americano stretto e ricorda: “Da molto tempo cercavo una casa che avesse un cortile, una vista sulla città…e una piscina, (ride). Quella casa soddisfaceva tutti i requisiti, era straordinaria”.

L’occhio per gli affari non si impara, e il giovane Jimmy Goldstein da Milwaukee, Wisconsin, aveva visto giusto. La transazione per quella che sarebbe diventata, secondo molti, la più bella villa di Los Angeles si era appena conclusa.

 

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Da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata, e tanta, ma l’età di Jimmy Goldstein resta un mistero, e non è l’unico. “Who the hell is James Goldstein?” “Cosa fa James Goldstein?” “Da dove arrivano tutti quei ‘mysterious’ millions?” Nessuno lo sa. Ma importa veramente? Nelle interviste che ha rilasciato non ha mai risposto, e non sarò di certo io il primo a svelare l’arcano. Decido di non chiederglielo, parliamo di bellezza. Chiedo cos’è la bellezza per un uomo che ha avuto modo di girare il mondo come James Goldstein. Minuto di silenzio, è caduta la linea? Poi mi domanda: “Ma la bellezza in una donna, nella moda o nell’architettura?”, decido di attenermi al copione e di restringere il campo all’architettura e alla moda, anche se sul primo tema sono più che certo avesse degli argomenti (date un’occhiata al suo Instagram). Esita, ci pensa su, e poi “La bellezza è linee pulite, è un manufatto realizzato con maestria, la bellezza è un edificio di Frank Lloyd Wright”. Capisco immediatamente perché ha scelto quella casa.

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John Lautner era il rebel protégé di Wright. Aveva lavorato con lui per sei anni ed era stato nel primo gruppo dei ragazzi di Taliesin West. “Lautner era stato profondamente influenzato da Wright. La casa, i suoi mobili, lo spazio, era tutto incredibile, tuttavia quando l’ho comprata c’erano molti lavori da fare”. I precedenti proprietari avevano fatto interventi con materiali scadenti e di dubbio gusto. “Praticamente nessuno sa che io per anni ho lavorato con Lautner prima, e con i suoi collaboratori poi, nell’ideare gli arredi, nel ripensare gli spazi e i dettagli. Il primo intervento pensato da me è stato quello di eliminare gli infissi dalle vetrate, volevo solo vetro”.

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A distanza di 45 anni, la Sheats–Goldstein Residence, location di 300 shooting di moda e set de “The Big Lebowski” e delle “Charlie’s Angels”, non è ancora finita: “C’è ancora molto lavoro da fare, sto collaborando con delle persone e continuerò a farlo anche in futuro”. È la perfezione, quella eterna, che sta cercando Jimmy Goldstein. Gli chiedo perciò che rapporto c’è tra l’architettura così duratura e la moda, così effimera (James Goldstein Couture è il suo brand). “Nessuno! Non c’è nessun rapporto. È una questione di tempo. La moda è effimera, dura una stagione, massimo sei mesi. L’architettura deve durare per sempre”.

Purtroppo però la mia telefonata non durerà per sempre e mi pentirei fino alla fine dei miei giorni se la chiudessi senza fargli una domanda sulla NBA. Abbandono il copione. “A quante partite dell’NBA vai all’anno?” Sento un fremito, parlare di architettura, certo, gli interessava, ma adesso stiamo parlando del suo vero amore. “Vado a bordocampo a più di 100 partite NBA, in più assisto anche a molte gare internazionali. La mia prima partita l’ho vista quando avevo 10 anni e poi non ho più smesso”. È un fiume in piena, non posso non chiedergli dell’MVP vinto da Russel Westrborook. Parliamo per altri dieci minuti buoni e mi confida che per lui il titolo di MVP non significa molto e che però l’arena degli Oklahoma City Thunder è la sua preferita “mi piace l’energia del pubblico a Oklahoma City”.

Ormai la notte è scesa, devo riagganciare. Per Jimmy inizia il venerdì sera. “Dentro di me sento di avere ancora 25 anni, voglio godermi la vita finché sarò in salute, come sto facendo qui a Saint-Tropez dove faccio serata ogni notte”. Lo ringrazio e per il resto della serata tento di immaginarmelo da giovane, nella sua villa delle Hills. Un personaggio straordinario.

 

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di Pietro Terzini / 26 Luglio 2017

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