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Chi è James Stewart Polshek, l’architetto umanista premiato dall'America

Tutti i motivi per cui l'American Institute of Architects ha stabilito che il suo lavoro avrà un'influenza duratura sulla teoria e la pratica dell'architettura

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William J Clinton Presidential Center and Park (2004). Photo © Timothy Hursley

L’American Institute of Architects ha scelto di assegnare il suo più alto riconoscimento, l’Aia Gold Metal 2018, a James Stewart Polshek, co-fondatore di Ennead Architects, lo studio che fino a qualche anno fa era noto con il nome di Polshek Partnership.

Ma chi è questo architetto che arriva dall’Ohio e cosa ha fatto per meritarsi questo premio?

Anzitutto quello di Polshek è un nome da annoverare tra quei progettisti che lavorano per costruire architetture durature, convinto che “La vera importanza dell'architettura risiede nella sua capacità di risolvere i problemi umani, non quelli stilistici. Un edificio è troppo permanente e troppo influente nella vita pubblica e nel comfort personale per essere creato principalmente come ‘arte pubblica” scrive nel libro che riassume la sua filosofia progettuale Context & Responsibility, pubblicato nel 1998. “Astrazioni moderne o nostalgia non possono generare idee per strutture di valore duraturo. Solo gli edifici che servono obiettivi sociali, politici o culturali ampiamente definiti possono raggiungere questo obiettivo.”

Photo © Aislinn Weidele

Tra i suoi progetti più famosi ricordiamo il Centro presidenziale William J. Clinton a Little Rock, Ark., completato nel 2004, un ponte cristallino traslucido per mediare la tensione tra monumentalità e accessibilità, una forma a sbalzo in vetro che diventerà la metafora degli ideali progressisti del 42esimo presidente; e il quartier generale del Newseum / Freedom Forum, completato nel 2008, un monumento al giornalismo e alla libertà di parola che traduce in architettura il concetto di “apertura” attraverso un’norme finestra di vetro trasparente nel cuore della città.

Newseum / Freedom Forum Foundation (2008). Photo © Jeff Goldberg / Esto

E ancora, la Carnegie Hall di New York (1987); il Rose Center for Earth and Space dell'American Museum of Natural History di New York (2000); e il National Museum of American Jewish History di Philadelphia (2010).

Prima ancora, Polshek ripensò la Columbia University’s Graduate School of Architecture, Planning and Preservation di cui fu direttore dal 1972 al 1987, epoca in cui la Columbia ha svolto un ruolo centrale nel dibattito sullo stile e il significato della progettazione in un momento in cui l'architettura veniva fondamentalmente messa in discussione. Il suo spirito collaborativo portò a una revisione completa della direzione della scuola che, a sua volta, invertì il suo declino e attrasse docenti di livello mondiale.

Impianto di trattamento delle acque reflue di Newtown Creek. Photo © Jeff Goldberg / Esto

Ma se il suo curriculum come architetto può essere facilmente trovare su un qualsiasi sito o libro di architettura, è importante conoscere il suo apporto alla disciplina in termini di pensiero: “In oltre 50 anni come educatore, professionista e critico, James Stewart Polshek ha esemplificato un approccio umanista e collaborativo all'architettura; un approccio che applica idee moderniste a questioni sociali e che dimostra il potere del design ", ha scritto David Burney, FAIA, in una lettera a sostegno della nomina di Polshek.

Questo ha fatto sì che, ovunque abbia lavorato, Polshek abbia innalzato il livello di discussione perseguendo l'obiettivo di proporre l'architettura come arte taumaturgica.

Rose Center for Earth and Space presso l'American Museum of Natural History di New York (2000). Photo © Jeff Goldberg / Esto


di Carlotta Marelli / 9 Dicembre 2017

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