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Perché tutti studiamo Aldo Rossi?

A vent’anni dalla scomparsa del grande architetto italiano, tutti i motivi che l’hanno reso un pilastro imprescindibile per chi si avvicina alla professione (e una mostra che li raccoglie)

aldo-rossi
Getty Images

Sono passati vent’anni dalla morte di Aldo Rossi, e la sua opera è in qualsiasi libro di storia dell’architettura contemporanea. In occasione di "Aldo Rossi e la cornice veneziana”, la mostra con cui l'Università Iuav di Venezia racconta il suo lavoro di docente Iuav, di architetto di successo internazionale e di direttore della Biennale di Architettura, proviamo a capire perché conoscere la sua opera e il suo pensiero è così fondamentale per chiunque voglia praticare la professione di architetto, o anche soltanto capire l’architettura italiana. Così fondamentale che, a distanza di oltre cinquant’anni, il suo testo L’architettura della città è ancora considerato un classico della letteratura architettonica.

5 furono gli ambiti di ricerca in cui il Rossi architetto eccelse durante la sua carriera: fu teorico, autore, artista, insegnante e professionista, attivo nel campo dell’architettura ma anche del design industriale. La sua opera si riconosce immediatamente perché fatta di forme primarie, quelle che lui chiamava Archetipi, punto di incontro tra il nuovo e il tradizionale.

Sono archetipi le forme della sua caffettiera La Conica disegnata per Alessi così come lo sono gli edifici del quartiere Gallaratese a Milano, dove si susseguono fino a diventare dei moduli, o i volumi colorati del Teatro Del Mondo, costruito a Venezia in occasione della Biennale del 1979.

Aldo Rossi è stato anche premio Pritzker nel 1990 (primo architetto italiano a ricevere il prestigioso premio), quando gli venne riconosciuto il suo essere “un poeta prestato all’architettura”, come scrisse Ada Louise Huxtable, critico dell’architettura e membro della giuria.

Venne anche spesso paragonato a Le Corbusier per il suo essere “architetto-pittore”, ma il suo approccio era radicalmente diverso: per Aldo Rossi le città sono il punto d’incontro di tutti gli stili architettonici e di tutte le epoche artistiche. Ritorniamo così al libro principe per capire il suo pensiero: 4 capitoli in cui Rossi scompone, come fossero Archetipi, gli elementi primari che costituiscono la città (monumenti o segni rappresentativi della volontà comune) e le aree abitative, giungendo alla conclusione che l'urbanistica non è altro che l'interazione continua tra questi due elementi.

A Venezia la mostra dedicata ad Aldo Rossi racconta tutto questo con trenta foto di Luigi Ghirri, il fotografo che più di tutti ha saputo catturare attraverso il suo sguardo le opere di Aldo Rossi ma anche attraverso, scritti, riflessioni, lezioni, libri, dispense, pubblicazioni, che testimoniano di una lunga attività che affonda le sue radici a Venezia, ma che si è poi diffusa nel mondo, cambiando per sempre il modo di pensare e fare l’architettura.

dal 24 ottobre al 13 dicembre 2017
Aldo Rossi e la cornice veneziana
mostra a cura di Fernanda De Maio e Patrizia Montini Zimolo
allestimento e progetto grafico di Antonella Indrigo e Elisa Petriccioli 
Università Iauv di Venezia
Tolentini, galleria del rettorato


di Carlotta Marelli / 23 Ottobre 2017

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