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Elle Decor Italia

Antonio Citterio, alla scoperta del designer che guarda gli oggetti con gentilezza

Il suo studio, fondato con Patricia Viel nel 1999, si occupa di progettazione a tutte le scale, dal masterplan al design dell’oggetto

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Lo conoscono come il gentleman del design, così Antonio Citterio si è guadagnato un epiteto che rappresenta un perfetto biglietto da vista per raccontare la sua visione gentile ed elegante dell’oggetto, che sia esso prodotto, edificio o spazio, un aggettivo che esprime la sua natura di uomo e progettista.

Nato a Meda nel 1950, formatosi in un istituto d’arte e laureatosi in Architettura al Politecnico di Milano nel 1975, avvia un suo ufficio di progettazione nel 1972 e diventa uno degli architetti e designer più importanti della contemporaneità.

Figlio di un artista artigiano inizia la sua attività progettuale nel campo del design dedicandosi per molti anni alla piccola scala.

In un’intervista rilasciata al giornalista Vittorio Zincone nel 2010, l’archistar svela dettagli sull’inizio della sua carriera: il suo primo progetto realizzato, un materasso arrotolabile, che diventava una poltrona, ” un po’ hippy”; il suo primo mobile mandato in produzione, il divano Baia disegnato per B&B nel 1974; ma soprattutto quegli incontri che hanno cambiato la sua vita. Il primo decennio della sua carriera è segnato infatti non solo da progetti apripista e importanti collaborazioni, come quella con l’azienda di mobili con sede a Novedrate, ma soprattutto dalle relazioni, che avranno ricadute sia sulla sfera privata che su quella professionale.

Nella Milano dei primi anni 80 conosce infatti Sottsass e gli altri componenti del gruppo di Memphis, Doug Tompkins del gruppo Esprit e grazie a lui Terry Dawn, che diventerà poi sua moglie. Dopo pochi anni nasce l’Antonio Citterio architetto grazie al progetto della casa di Piero Busnelli, fondatore dell’azienda B&B e di grandi interventi, come alcune sedi per il brand Esprit tra le quali l’ Headquarters Esprit Milano.

Dal 1986 in poi progetta edifici in Europa e Giappone insieme a Terry Dwan. Nello stesso anno, grazie al sodalizio Antonio Citterio B&B Italia, gli viene assegnato il Compasso d’Oro per il sistema di sedute Sity, il progetto che meglio rappresenta la sua visione di designer, non puro, di quelli che progettano oggetti a prescindere dagli spazi abitativi. Sity non è un semplice divano, è infatti una specie di penisola che ne allarga la seduta, un luogo in cui si mangia, si dorme e si vede la tv, non è più solo il luogo della conversazione.

Un concetto che 15 anni dopo applicherà alla cucina, col il design di Convivium per Arclinea, non più un luogo per produrre cibo, ma un posto dove stare e conversare, nel quale il tavolo riveste un ruolo da protagonista. Erano gli anni 80, e da vero pioniere, cominciava a dare priorità agli ambienti e a fare una lettura lucida su un nuovo modo di vivere la casa, proponendo soluzioni ancora oggi attuali.

Quello di Antonio Citterio Design è ormai un marchio sicuro per aziende di spicco dell’industrial design, con alcune sue creazioni presenti nella collezione permanente del MOMA, ma comincia ad essere riconosciuto anche nel mondo dell’architettura e dell’interior.

Ad oggi il suo studio, Antonio Citterio Patricia Viel and Partners, fondato con Patricia Viel nel 1999, è caratterizzato dalla disinvoltura nel compiere passaggi di scala vertiginosi, passando da grandi superfici urbane a dettagli di piccole dimensioni, e opera a livello internazionale progettando masterplan (un esempio è il recente progetto di Cascina Merlata per Expo 2015), alberghi, complessi residenziali e commerciali, oltre a occuparsi di disegno industriale.

Non c’è da meravigliarsi che lo studio vanti in Italia il primato nell’utilizzo del Bim, Building information modelling, un metodo di progetto innovativo, ormai diffuso a livello internzionale, che permette di controllare tutto il processo progettuale, soprattutto a scala urbana.

Grazie alla sua capacità di non seguire le mode, ma soltanto il suo istinto e le sue decise idee su quello che un progetto dovrebbe essere, realizza un design intramontabile e discreto, oggetti e architetture senza tempo legate ad una grande concretezza, con una minima evoluzione sulla tipologia, che non è però formalismo. Nel settore del disegno industriale si è assicurato le collaborazioni continuative con aziende italiane e straniere quali Ansorg, Arclinea, Axor-Hansgrohe, B&B Italia, Flexform, Flos, Hermès, Iittala, Maxalto, Sanitec (Geberit Group), Technogym e Vitra, Kartell, per la quale firma il sistema di armadietti Mobil premiato Compasso d'oro nel 1994.

Talvolta guarda ai grandi maestri, dai quali tenta di percepire e assimilare aspetti specifici del lavoro, certe assonanze che sono più di spirito che di fatto. Come avviene ad esempio nel divano Charles, un tributo al disegno degli anni Cinquanta e Sessanta, evidentemente a Charles Eames, caratterizzato da un disegno essenziale dei piedini in pressofusione di alluminio. I suoi tributi, Charles, le poltrone Ray, il tavolo Eileen sono un modo simpatico per dichiarare i riferimenti, le similitudini, le contaminazioni.

Con lo sguardo attento al passato e al futuro, grazie anche alla lezione imparata dalla modernità, trova significativo progettare una nuova sedia, solo se si trova un reale bisogno o motivazione, come ad esempio lo sfruttamento delle potenzialità di una nuova tecnologia. E soprattutto, la sedia, deve essere comoda! Visavis Softback di Vitra, da questo punto di vista, è forse uno dei progetti che meglio lo rappresenta: la sedia da ufficio è totalmente riciclabile, grazie al sedile disarticolato rispetto alla seduta flette in ogni sua parte garantendo così un comfort assoluto, ed è realizzata grazie ad una particolare saldatura che viene dal mondo della bicicletta.

Nel campo dell’architettura lo studio ha realizzato negli anni, tra i tanti, il progetto del Technogym Village di Cesena, un organismo che assomiglia più ad un campus che ad una fabbrica. Un edificio che racchiude varie funzioni, di rappresentanza, di formazione, di vendita e al suo interno ospita naturalmente una palestra. Architettura che gli è valsa la collaborazione per disegnare una macchina, la Kinesis Personal, esposta per la prima volta al Salone del Mobile di Milano del 2006. Progetto che all’epoca fu un caso unico: un oggetto destinato alla performance ginnica, tipicamente meccanico, che accede al tempio del design per la casa con un’eleganza hi-tech assolutamente funzionale.

Particolarmente affezionato al mondo dell’ hôtellerie e del contract Citterio ha firmato progetti per marchi di prestigio quali Bulgari, Aspesi, Valentino e importanti catene, definendo un nuovo concetto di albergo o negozio di lusso, che rispetti le richieste della contemporaneità e punti sulla qualità del servizio, i materiali e l’esperienza di fruizione spaziale.

Grazie al portfolio che annovera per Antonio Citterio opere come il Mandarin Oriental, i Bulgari Hotel di Milano, Londra, Bali e Pechino, gli spazi di accoglienza dell’aeroporto internazionale Hamad a Doha, in Qatar e molti altri, lo studio è stato scelto da Elle Decor per l’edizione 2017, dell’ Elle Decor Grand Hotel, epsosta a Palazzo Morando a Ottobre 2017. Antonio Citterio e Patricia Viel hanno progettato ‘The Open House’ definendo un format di public hotel che indagasse le nuove possibilità e funzioni degli spazi pubblici, con la particolarità di un allestimento sì effimero, ma perfettamente funzionante per offrire ai visitatori un’esperienza live (leggi anche → Antonio Citterio e Patricia Viel autori a Milano del nuovo Elle Decor Grand Hotel).

Tutta questa mole di lavoro ci ha affaticati! Cosa fa allora il super architetto nel suo tempo libero? Si rilassa in una delle sue Ville a Portofino! Come mai due? Ora entriamo nel pettegolezzo familiare, anche se definirlo così forse è esagerato. Sì sa che nella vita di coppia, soprattutto quando i componenti sono entrambi architetti, è difficile mantenere un equilibrio stabile. Antonio Citterio e Terry Dwan ci sono riusciti costruendosi due rifugi, diversi ma vicini.

Per loro lo spazio è una questione essenziale, per questo lei ha comprato una proprietà sul monte, immersa nella natura, costituita da piccoli fabbricati e accessibile da una stretta e ripida stradina, lui una grande villa nel borgo vecchio, vicina al mare e alla piazzetta. Più rustica anche se estremamente raffinata la proprietà di Terry è in legno, rappresenta quell’architettura temporanea, un po' effimera, che rispetta e segue le regole del paesaggio e il corso della natura. Alla villa invece la regia è strutturata: prospettive studiate,  gioco di bianchi e neri, controllo nella disposizione degli arredi.

Come loro stessi ammettono, le ville rappresentano le loro due personalità, parallele ma complementari.


di Laura Arrighi / 26 Gennaio 2018

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