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Artissima 2017, intervista a Vittoria Martini

Le valutazioni sull’edizione 2017 della co-curatrice del Deposito d’Arte Italiana Presente

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Perottino/Alfero/Bottallo/Formica

In foto: da sinistra Ilaria Bonacossa e Vittoria Martini

Nei primi giorni di novembre, ormai da più di vent’anni, il mondo dell’arte internazionale si riunisce a Torino, perché la capitale sabauda è la sede di Artissima, la più importante fiera di arte contemporanea d’Italia. Dal 3 al 5 novembre, nella neo-cattedrale dell’Oval Lingotto (astronave di vetro, ferro e ghiaccio costruita per le Olimpiadi Invernali del 2006) è andata in scena la ventiquattresima edizione della kermesse. I numeri di Artisisma 2017 parlano chiaro: 20,000 metri quadri di esposizione, 206 gallerie presenti, 46 curatori e direttori di musei coinvolti, 3 sezioni artistiche (dedicate ad artisti emergenti, al disegno e alla riscoperta dei pionieri dell’arte contemporanea), più di 50,000 visitatori nei 3 giorni dell’evento fieristico.

Nel percorso di visita - quest’anno ispirato alle planimetrie barocche, progettato dallo studio milanese Vudafieri Saverino Partners - si sono incrociati artisti, galleristi, collezionisti, cultori della materia, giovani studenti e curiosi. Artissima è una macchina sociale che favorisce incontri, appuntamenti con l’inaspettato, scoperte e ritrovamenti. Anche perché dentro la fiera è impossibile non perdersi tra fotografie, sculture, installazioni, libri, tele e il grande gioco delle quotazioni. Evento speciale dell’edizione 2017 è stato il Deposito d’Arte Italiana Presente, un progetto curato da Ilaria Bonacossa (direttrice di Artissima 2017)e Vittoria Martini.
Il Deposito è un archivio contemporaneo che copre i 24 anni di distanza percorsi da Artissima, dalla sua prima edizione, nel 1994, ad oggi. Nel Deposito sono raccolte le opere di 128 artisti italiani rappresentativi degli ultimi due decenni della produzione artistica italiana. La concentrazione delle opere in un unico luogo, sancta sanctorum di un’arca non ancora perduta, permette di cogliere le connessioni e la contaminazioni che hanno influito sullo Zeitgesit italico, ovvero su quello Spirito del Tempo che è costante promessa di ricerca e innovazione.

L’idea è un omaggio al Deposito d’Arte Italiana, un artist run space che nella Torino di fine anni Sessanta, grazie alla collaborazione tra artisti e collezionisti, tra tutti Gian Enzo Sperone e Marcello Levi, iniziò a diffondere il messaggio dell’Arte Povera. Rivalutando il contesto, il progetto del Deposito d’Arte Italiana Presente sembra essere una valida risposta alla recente provocazione lanciata dal saggio Contro le mostre di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione in cui gli autori, ragionando sul rapporto mostra/contesto, sottolineano l’attuale rischio di continuare a produrre mostre che sono oscuramento dei luoghi.
Abbiamo incontrato Vittoria Martini per conoscere le sue considerazioni su Artissima 2017 e approfondire la situazione artistica italiana.

Ora che le porte dell'Oval Lingotto si sono richiuse, qual è la Sua valutazione critica di Artissima 2017? È soddisfatta?

Artissima è un’istituzione giunta al suo 24 anno. Come dice la direttrice Ilaria Bonacossa, è una macchina efficiente e rodata in cui il direttore artistico non è che “la ciliegina su una torta già buonissima”. Bonacossa è riuscita, con il suo carattere, a creare da subito grande sinergia con lo staff, risultato non scontato dal momento che da cinque anni lavoravano continuativamente sotto la stessa direzione. Tutto ciò ha portato a un’edizione di Artissima in cui si sentiva l’energia e un’atmosfera di allegria, cosa rara nel mondo dell’arte. 

Trovo sia stata essenziale l’idea di far disegnare lo spazio a uno studio di architettura (Vudafieri Saverino Partners). Lo spazio dell’Oval mi è parso più fruibile, arioso come l’architettura, più luminoso. Bellissimo dare continuità alle sezioni richiamando nella giuria gli ideatori e i protagonisti del passato, e nello stesso tempo proporre una sezione nuova come Disegni. 

Per quanto riguarda il Deposito d’arte italiana presente, il progetto espositivo che ho curato con Bonacossa, ho trovato profondamente stimolante lavorare sui venti anni di storia della fiera, istituzione che, se studiata e analizzata, racconta storie essenziali per la comprensione del sistema dell’arte e dello scriversi della storia dell’arte. La narrazione proposta inizia nel 1994, anno della fondazione di Artissima. Ne è emersa una storia inedita, una proposta metodologica in un paese che fa fatica a narrarsi.

Cosa distingue Artissima da altre fiere d'arte internazionali? E quanto la città di Torino influisce sul successo di questo evento?

Artissima ha la peculiarità di essere una fiera pubblica, è “patrimonio” della città, ed è una fiera internazionale specializzata in contemporaneo. Le fiere, come le biennali, possono nascere soltanto in città che hanno già un solido sistema artistico. Torino ha una lunga tradizione di collezionismo pubblico, a partire dalla prima raccolta d’arte “del presente” nel 1863 poi diventata GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. Torino ha anche una solida storia di collezionismo privato che in passato era costituito dai grandi industriali e oggi dalle grandi istituzioni bancarie, come la Fondazione per l’arte moderna e contemporanea CRT che ha per mission “promuovere l’arte contemporanea”, acquisendo opere che vanno in comodato alla GAM e al Castello di Rivoli. Artissima è il luogo principale di queste acquisizioni. 

Artissima è nata dunque in un contesto solido con una storia di sistema pubblico e privato estremamente solida. Tradizionalmente le istituzioni fanno confluire il clou della programmazione proprio in occasione di Artissima che è diventato l’appuntamento internazionale che getta luce sulla città. Questa sinergia è il vero motore e l’anima di Torino. Le caratteristiche che contraddistinguono Artissima, fanno si che non potrebbe esistere in nessun altro luogo se non a Torino. L’ultima edizione di Artissima lavora proprio sul contesto in cui è collocata la fiera, a partire dalla città, dalla sua storia e dalla sua identità, per arrivare all’Italia e alla sua posizione nel contesto del sistema internazionale.

 

Oltre alla scena italiana, in quali altri paesi stanno crescendo interessanti progetti di promozione dell'arte contemporanea?

Prima di rispondere alla domanda credo sia doveroso soffermarmi per un attimo sulla situazione della scena italiana dell’arte contemporanea. Se abbiamo realizzato un progetto come il Deposito d’arte italiana presente nel contesto di una fiera, è proprio per portare l’attenzione sulla scena artistica nazionale in campo internazionale. L’idea di presentare l’arte degli ultimi vent'anni sotto forma di deposito, è una critica a un sistema che avrebbe le potenzialità per trainare, ma non ha la forza reale. Manca il sostegno, anche se si iniziano a vedere segnali importanti come la nascita dell’Italian Council, progetto del MiBACT dedicato proprio alla promozione e alla conoscenza delle arti visive contemporanee attraverso progetti di finanziamento per l’incremento delle collezioni. In Italia abbiamo ancora un problema nella formazione, manca un nesso tra le accademie e il mondo del lavoro e le occasioni sono spesso disperse. Interessante notare però come di difetto-virtù molti giovani curatori aprano spazi no-profit perché c’è terreno vergine nella ricerca e promozione della scena artistica italiana emergente.

Per rispondere alla domanda, oggi la nuova Berlino sembra essere Lisbona, città economica e giovane. Gli artisti tendono a migrare verso situazioni del genere per poter lavorare senza dover sopravvivere alla quotidianità e questo movimento porta al crearsi di nuove scene interessanti nel sistema. Speriamo ciò non porti all’inaugurazione di una ennesima biennale…

Anno 2006: Giorgio Agamben scriveva che contemporaneo è colui che sa vedere nell'oscurità, colui “che è in grado di scrivere intingendo la penna nelle tenebre del presente.” Per Lei oggi cos'è il contemporaneo?

Contemporaneo per me è tutto ciò che contiene degli elementi di senso che gettano luce sul presente a prescindere dall’epoca di produzione.

www.artissima.it

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di Giovanni Carli / 24 Novembre 2017

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