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Elle Decor Italia

A tu per tu con Jeff Koons

Intervista con l'artista autore di una limited edition per Dom Pérignon

Jeff Koons senza confini: disegna copertine di dischi (Artpop, il nuovo album di Lady Gaga, che esce in questi giorni), progetta confezioni di champagne (per Dom Pérignon). Quest’ultimo è un progetto articolato: c’è un contenitore speciale realizzato partendo da una sua scultura, Balloon Venus (solo su ordinazione) e i cofanetti in edizione limitata per due vintage esclusivi: il 2004 e il Rosé 2003. La collaborazione è stata lanciata a New York, con un party durante la settimana della moda, in uno studio trasformato in una giungla tropicale. La mattina dell'evento abbiamo incontrato Koons, che ci ha raccontato il progetto.

Sei tra gli artisti più quotati al mondo. Cosa ti ha fatto disegnare un packaging?
È sempre interessante provare a fare qualcosa di accessibile. E un buon modo per farlo è lavorare con un brand che rappresenta le cose migliori della vita. Questo progetto è iniziato due anni fa. Mi piaceva l’idea di lavorare sullo champagne, bevanda legata alla ritualità, alla gioia. Poi è pieno di bollicine, e ho sempre amato lavorare con cose gonfiabili. I nostri corpi sono densi, il mondo esterno è fatto di vuoto. Un oggetto gonfiabile capovolge tutto ciò. È un cortocircuito di senso che rende più aperti.

Quali sono le cose che hanno influenzato di più il tuo lavoro?
La mia famiglia, che mi ha fatto crescere pieno di autostima. Da ragazzino andavo di porta in porta a vendere cose: carta da regalo, caramelle, cartoline di Natale. Oppure vendevo bibite sui campi da golf. Questo senso di autosufficienza è stato importante per me. E poi mi ha fatto interagire con le persone: quando bussi a una porta non sai chi ti viene ad aprire. Questo mi ha dato il senso dell'accettazione, dell'apertura, di provare a unire i nostri rispettivi bisogni (i loro e i miei). C'è un'altro aspetto del mio lavoro legato alla mia infanzia. Mio padre era un interior decorator, da bambino entravo nel suo negozio e vedevo come diversi colori o texture potevano influenzare il modo in cui mi sentivo. Un senso di elevazione, di ricchezza, dato semplicemente dall'uso di alcune superfici.

Quali sono sono i tre artisti che trovi più importanti?
Difficile da dire, ce ne sono così tanti che ammiro. Il Picasso degli ultimi 15 anni, forse gli ultimi 5, mi ha fatto capire molte cose sulla libertà che un artista può avere. Da giovane mi piaceva molto - e mi piace tutt'ora - Duchamp, con la sua idea del ready-made (che può diventare anche un limite). Entrambi mi fanno pensare all'incontro tra realtà oggettiva e soggettiva. Dell'arte antica Poussin. E Bernini.

Cosa è la banalità per te?
Cercare di comunicare con la gente, di abbracciare il loro passato, di capire le cose che li emozionano. La banalità è un posacenere che avevano i miei nonni, a forma di donna: ci appoggiavi una sigaretta e iniziava a dondolare, le gambe si proiettavano nell'aria. Quell'eccitazione, quella sessualizzazione, per me era come guardare la Pietà di Michelangelo. La banalità, per me, è le cose che la gente ama.
www.domperignon.com

 

 

 


di Ruben Modigliani / 30 Ottobre 2013

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