ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

#compleanno, Bernard Tschumi, 74 anni di decostruttivismo e "follie"

La vita di uno dei più grandi decostruttivisti del 900, accademico, intellettuale e avanguardista

bernard-tschumi
Getty Images

Il 25 gennaio compie gli anni uno degli architetti più importanti della nostra epoca, lo svizzero Bernard Tschumi, tra i maggiori rappresentanti del decostruttivismo, autore di illustri progetti come il Museo dell’Acropoli di Atene (2009) e il Parc du XX Siècle alla Villette di Parigi (1982-1983). 

Sembra che il tempo passi anche per le archistar, con la sua implacabile sequenza di anni, di azioni e programmi. Ma sequenze, azioni e programmi sono anche veri e propri concetti, forse astrusi per i profani, ma molto cari a colui che dell’architettura è un grande teorico e non solo.

Da decenni, infatti, Tschumi porta avanti un dialogo ininterrotto con la filosofia: da Jaques Derrida a George Bataille, da Roland Barthes a Michel Foucalt. Tra strutturalismo e decostruttivismo, si è sempre tenuto in buona compagnia. Lo ha fatto in saggi come Manifestoes (1978), The Manhattan Transcripts (1981), Architettura e disgiunzione (1994).

Tutte le foto: Getty Images

Lo ha fatto, soprattutto, con la curiosità e spavalderia intellettuale di una laurea conseguita in un anno caldo, quel 1969 pieno di avanguardie e fermenti, mentre i Beatles decostruivano il pop con Abbey Road, e Foucault pubblicava L’archeologia del sapere per spiegare la sua precedente Storia della follia nell’età classica.

Follia, per l’appunto. Di “follie architettoniche” ce ne sono ben 35 nella prima opera di Tschumi: con il Parc de la Villette a Parigi l’architetto sfidò le regole compositive tradizionali, la gerarchia e l’ordine, in linea col programma di un’intera generazione, quello di trascendere lo status quo e proporre una narrazione diversa delle strutture e del potere. Per criticare, mettere in discussione, rivedere: decostruire. Perché se “una rosa è una rosa è una rosa”, non è detto che un parco debba essere solo un parco.

Forte, qui, l’influenza di Derrida, ma anche quella degli italiani di Superstudio, che Tschumi subisce insieme ad altri grandi decostruttivisti come Zaha Hadid e Rem Koolhaas: “se l'architettura è semplicemente la codificazione del modello borghese di proprietà e società, - aveva scritto Adolfo Natalini nel 71, allora dobbiamo rifiutare l’architettura”. Il parco di Tschumi non fu esente però da critiche: se oggi è meta di concerti ed eventi, per molti è un luogo di difficile comprensione e lontano dai reali bisogni dei fruitori.  

Nato a Losanna nel 44 da madre francese e dall’architetto svizzero Jean Tschumi, dopo la laurea all’Eht di Zurigo Bernard si muove tra Parigi e New York. Gli anni 70, sono dedicati all’insegnamento: dal 1970 al 1975 all'Architectural Association di Londra; poi all'Institute for Architecture and Urban Studies a New York, e ancora a Princeton (76-80) e alla Cooper Union (81-83). Ma sono anche anni di grande ricerca, che passa per il cinema (su tutti Sergei Eisenstein) e per la rivoluzione sessuale: del 1978 è Il piacere dell’architettura, dove afferma che l’architettura non è conoscenza della forma, bensì formazione della conoscenza.

Con gli anni 80 inizia la libera professione, l’apertura dello studio Bernard Tschumi (1983), le vittorie di numerosi concorsi (nel 1991 lo Studio Nazionale per l'Arte Contemporanea Le Fresnoy, nel 1994 la Scuola di Architettura, Marne-la-Valèe; nel 1995 il Business Park a Chartres). Dal 1988 al 2003 è anche preside alla Columbia University di New York del corso di laurea in “Architecture, Planning and Preservation”. A questo periodo risale il progetto dell’Alfred Lerner Hall, il centro studentesco della Columbia, criticato per la struttura a “ciambella” causata da inutili (secondo alcuni) rampe che determinano un grande foro al centro. 

Fortuna migliore ha avuto il progetto del Museo dell’Acropoli di Atene, che la giuria dell'AIA Honor Award apprezzò perché rispettoso del contesto e del tessuto urbano, come se “danzasse intorno alle rovine” e al Partenone. Quello non fu l’unico premio vinto da Tschumi, che nella sua lunga carriera ha collezionato anche la Legione d’Onore francese nel 2010, il Grand Prix National d’Architecture nel 1996, oltre a molti riconoscimenti dell’American Institute of Architects e del National Endowment for the Arts.

Fra i suoi progetti più recenti si contano la Blue Residential Tower di New York (2007) il Museo e Parco Archeologico di Alésia (2012) e lo Zoo di Parigi (2014). Per l’Italia Tschumi aveva progettato il Centro Culturale ANIMA presso Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, un progetto purtroppo defunto nel 2016 dopo mille vicissitudini. Perché qui da noi, a decostruire, ci pensa la burocrazia. Ma questo non è il momento della polemica, è quello degli auguri: quindi buon compleanno Bernard Tschumi, speriamo che il futuro ci riservi (solo belle) follie. 


di Roberto Fiandaca / 25 Gennaio 2018
tags:

Costume

CORNER

People collection

[People]

D1 Milano

Un orologio e una storia italiana raccontata da Dario Spallone

interviste

[People]

La storia di Alvar Aalto

La vita e gli aneddoti su una delle figure più amate dell'architettura

Maestri

[People]

L'amore secondo Nina

Nina and other little things, e la sua creatrice Eloise Morandi

Illustrazione

[People]

Anish Kapoor e il vuoto

Dai pigmenti puri al nero assoluto, dagli oggetti alle sculture

Maestri

[People]

Le nuove regole dello chic

Chi è Fabrizio Casiraghi, l'architetto che progetta in nome dell'eclettismo

Costume

[People]

Un famoso contemporaneo

Ritratto dell’architetto milanese Cino Zucchi

Maestri

[People]

Paul Bert Serpette

Il mercato d'antiquariato più esclusivo al mondo

interviste

[People]

Archistar suo malgrado

Intervista a Isay Weinfeld, contro l'architettura dell'ego

Interviste

[People]

Moda come anarchia

Antonio Marras, tra avanguardia della moda e tradizioni

Maestri

Hearst Magazines Italia

©2018 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web | Comunicato tariffe politiche elettorali