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Floor Nijdeken racconta Crossover Collective: una macchina sociale per ricamare

Un progetto di design per riscoprire un’atavica pratica, osservare le diverse relazioni tra gli individui e riflettere sulla società contemporanea

Il design a servizio del sociale. Partendo da questo quesito Floor Nijdeken, giovane designer olandese, indaga le relazioni interpersonali prendendo spunto da un’attenta osservazione della comunità. Il risultato? La macchina sociale Crossover Collective: un progetto di design che cerca di recuperare la dimensione collettiva e comunicativa tramite l'antica pratica del ricamo.

Lo scopo? Lavorare e comunicare. Mettere a contatto un gruppo eterogeneo di persone che, senza accorgersene, possono riscoprirsi parte di un gruppo sviluppando fiducia reciproca, comprensione ed energia positiva.
Gli abbiamo chiesto di raccontarci la genesi di questo progetto e le tante curiosità che ha potuto osservare durante l’installazione.
Crossever Collective intende raccontare momenti e ristabilire relazioni, come è nato?
Il mio progetto ha preso forma durante la tesi di laurea. Ho iniziato con l’intento di realizzare una campagna di comunicazione per gli anziani, perché pensavo che nella società olandese vivessero ai margini. Se si raggiunge l'età del pensionamento ci si sente più o meno fuori dai giochi, mentre gli anziani sanno molto, hanno belle storie e aneddoti e ci possono aiutare con l'esperienza che hanno acquisito nel corso degli anni. La connessione tra vecchio e nuovo in un momento di condivisione collettiva, ha suscitato il mio interesse. Quale miglior mezzo di un telaio? Ho introdotto il ricamo perché è una semplice tecnica facile da imparare. Si può avere un breve e reale momento di condivisione tra le persone.

Cosa hai potuto osservare durante l’installazione?
Con stupore, l'interesse dei giovani: sono i primi che si prendono del tempo. Le persone con i capelli grigi sono più distaccate, piace l'idea, è un modo per pensare ai vecchi tempi, ma al tempo stesso pensano di non aver fatto abbastanza. Sia all’estero – in paesi come la Bulgaria - che in Italia, tutti comprendono immediatamente il lavoro da svolgere. Solo in Olanda devo continuare a chiedere di sedersi, in pochi lo fanno spontaneamente.

L’episodio più curioso?
Quello che ho notato è che le persone si guardano negli occhi; la gente è veramente disponibile alla conversazione, soprattutto mi piace molto quando il livello si sposta su un piano più personale. In Bulgaria molte donne hanno visitato il telaio anche se nel museo locale potevano trovare tante vecchie tecniche di lavorazioni tessili hand made. Abbiamo avuto anche la visita di un fashion designer, esperto di textile design e abiti folk tradizionali.

Il tuo design recupera antiche forme di comunicazione. Oggi qual è la tua visione di design?
Penso che oggi ci sia molto interesse per l’artigianato e per i prodotti realizzati con cura. Ma credo che la corrente principale del design, rappresentata dalle grandi aziende e sostenuta dai governi, abbia più a che fare con il digitale e con materiali impersonali quali metalli, plastica, ecc. Il senso tattile e il contatto fisico a mio parere sono molto trascurati. C’è più interesse intorno agli oggetti smart. La parola di questo millenio sembra essere velocità di comunicazione.

Cosa ti ha influenzato?
Nel mio caso la natura nostalgica è stata fonte di ispirazione. Sono molto curioso verso tutto ciò che ha a che fare con il passato. Desidero che ogni cosa sia com’era un tempo, ma ciò non è possibile. Con il mio lavoro, in piccola parte, provo a rievocare le sensazioni suscitate dai ricordi. In me come in altre persone. Mi piace tutto ciò che è caldo, vivo e che possa fare sentire bene la gente.

Hai qualche nuovo progetto in cantiere?
Si, sto preparando un nuovo pezzo di arredo, che sarà il secondo della mia collezione. Si tratta di un armadio polifunzionale, ma vorrei ancora mantenere il segreto a riguardo, nonostante non veda l’ora che sia terminato.

www.floornijdeken.nl

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di Marilena Pitino / 24 Febbraio 2016

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