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Design: 16 donne famose che hanno fatto e fanno storia

La sensibilità femminile di molte protagoniste del mondo creativo e progettuale

Design: 16 donne famose che hanno fatto e fanno storia nel mondo creativo e progettuale

Donne famose? La questione gender, anche legata al design, è sicuramente uno dei temi più attuali degli ultimi anni. È tanto delicato se consideriamo il suo significato sociale, quanto affascinante se lo circoscriviamo a un settore creativo. Rispetto alla modernità novecentesca che ha messo ai margini la progettualità di donne importanti del mondo dell'architettura (leggi anche → Donne architetto famose: 10 personaggi della storia e dell'attualità), quasi ignorate da storici e teorici, il XXI secolo è caratterizzato sempre di più dalla celebrazione del femminile. Soprattutto parlando di design.

Mostre recenti, come ad esempio Elles@Centre Pompidou, a Parigi, nel 2009, Designing Modern Women 1890 - 1990 al MoMa di New York nel 2013, fino a W. Women in Italian Design al Triennale Design Museum nel 2017, hanno dimostrato come, con una nuova prospettiva, si stia guardando alle grandi donne del design che creano, progettano, sperimentano, rischiano e sfidano.

Anche noi vogliamo omaggiare alcune donne, italiane ed internazionali, apripista, affermate, emergenti, che hanno fatto e stanno facendo la storia, guardando al design con un punto di vista ed una sensibilità ostinatamente personali.

Iniziamo con le donne pioniere:

A lungo dimenticata nel dopoguerra, la designer Eileen Gray, nata nel sud est dell’Irlanda nel 1878 da famiglia ricca e aristocratica,è statariscoperta dalla fine degli Anni ’60. Fu una delle prime studentesse ammesse alla Slade School of Fine Art e venne ben presto in contatto con Gropius, Le Corbusier, Robert Mallet-Stevens e Jean Badovici. Con quest’ultimo, divenuto suo amante, costruirà la villa E-1027, progettandone oltre alla struttura architettonica tutti gli arredi ispirati alle teorie del Bauhaus. Fu una delle prime ad utilizzare strutture tubolari in acciaio e gran parte delle sue opere sono ancora prodotte da ClassiCon e Aram.

Foto di: Paul Gutmann Archives Charlotte Perriand, Courtesy Cassina

Una delle grandi donne della storia (sicuramente del XX sec.) è la famosa Charlotte Perriand (foto sopra) il cui nome è generalmente collegato a quello di Le Corbusier e Pierre Jeanneret, con i quali firma alcuni tra i più prestigiosi oggetti di équipement degli anni Venti. In realtà la sua attività è molto più complessa e va dalla produzione di mobili e oggetti, alle architetture, agli interni, agli allestimenti. Si dice che Le Corbusier avvicinandosi per la prima volta alla giovane ospite, si rivolse in modo sarcastico: «Qui non si ricamano cuscini». Ma la storia le ha dato ragione e il lavoro di Charlotte testimonia la risposta della designer al maestro francese. Le opere che deriveranno dal lungo soggiorno in estremo oriente negli anni ’40, rivelano appieno il suo talento d’artista attraverso una reinterpretazione della realtà dell’abitare che mette in risonanza tradizione e modernità. Molti prodotti firmati Perriand sono in produzione nella serie Cassina I Maestri.

Foto di: Getty Images

Una donna architetto famosa, ormai icona della storia italiana riconosciuta anche all’estero, Gae Aulenti (foto sopra) è stata progettista, designer, urbanista, e scenografa. Ha lasciato un segno indelebile in numerose città di tutto il mondo e, nonostate ilperiodo storico e l'ambiente prevalentemente maschile, è riuscita ad imporsi come una figura a tutto tondo. Dopo la laurea nel 1953 presso il Politecnico di Milano, nei primi Anni 80 diventa direttore artistico di Fontana Arte, per cui progetta intramontabili lampade e oggetti d’arredo come la lampada Giova e il Tavolo con Ruote. Il suo progetto più noto e che le ha dato fama mondiale, è stato senza dubbio la trasformazione della stazione ferroviaria di Paris Orsay in Museo di Arte Moderna Musée d’Orsay.

Cini Boeri, laureata nel 1951 al Politecnico di Milano, dopo uno stage nello studio di Gio Ponti, inizia una lunga collaborazione con Marco Zanuso e nel 1963 intraprende la propria attività professionale occupandosi di architettura civile e disegno industriale, spaziando nella progettazione di appartamenti, allestimenti, uffici, negozi. La multifunzionalità è un suo segno distintivo, con un’attenzione particolare alle nuove esigenze di flessibilità e variabilità del modo di abitare. Lo testimoniano i suoi progetti, tra i quali è degna di nota la rivoluzionaria linea Strips che le vale il Compasso d’Oro nel 1978: un divano, poltrona e letto che non ha bisogno di essere risistemato ma che si fa da solo. Era il letto preferito di molti attori cinematografici!

Da poco scomparsa (leggi anche → Morta Lella Vignelli, ci lascia un'altra grande donna del design), Lella Vignelli, classe 1934 (foto sopra), è stata architetto e designer e cofondatrice dello studio Lella and Massimo Vignelli Office of Design and Architecture. Formatasi in Italia e negli Stati Uniti ha lavorato per alcuni dei più importanti brand internazionali come Acerbis International, Knoll, Poltrona Frau e Driade. Firma prodotti, allestimenti, interventi di architettura degli interni. Sua è la celebre poltroncina Intervista diPoltrona Frau, entrata nell’immaginario collettivo degli italiani alla fine degli anni ‘80,quando il TG2, affida ai Vignelli la costruzione del set da cui si effettueranno le trasmissioni. Non è solo una seduta, ma un nuovo modo di fare informazione: (non più il cosiddetto mezzobusto), ma una soluzione per consentire il massimo comfort all’ospite e addirittura una postura che non condizioni il timbro della voce.

Nata a Milano nel 1936, se si deve identificare non si definisce né architetto, né designer, né artista, ma piuttosto pioniera…in ogni caso Nanda Vigo. In bilico tra Milano e l’Africa orientale vanta collaborazioni illustri come quelle con Giò Ponti e Lucio Fontana. Il tema essenziale della sua arte è il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l’artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto o designer, sperimentando diversi materiali come specchi, plastiche, metalli, neon (leggi anche → Nanda Vigo: arte, design e architettura in mostra a Milano – 2015). Fra le più celebri opere c’è la lampada Golden Gate, un archetipo degli anni Pop, prodotta da Arredoluce nel 1970. Su uno stelo di metallo di circa due metri di altezza, si sviluppa un arco di neon a incastro in una struttura leggera dello stesso metallo. I LED in quel periodo erano utilizzati unicamente dalla NASA!

Nominata Gran Dama del Design danese, Nanna Ditzel, classe 1923, studia all'Industrial Arts and Crafts College di Copenhagen, e sposa il collega Jørgen Ditzel cominciando giovanissima a disegnare mobili, gioielli e tessuti. Progetta per piccoli ambienti e propone un nuovo modo di vivere lo spazio, con mobili realizzati in materiali naturali e se possibile, senza piedi. Partecipando alle Triennali di Milano degli anni ‘50, la famosa donna contribuisce alla diffusione della cultura scandinava in Italia, ma si distacca dalla scuola funzionalista, che produceva arredi in legno dalle linee squadrate, e propone invece forme fluide e morbide, ispirate alla natura ma non prive di rigore geometrico. Pezzo di Design tra i più conosciuti, la Egg Chair o Poltrona a Uovo sospesa, in midollino, è ancora oggi prodotta con enorme successo da Pierantonio Bonacina, in più versioni.

Foto di: Valentina Sommariva

Nella contemporaneità? Una delle figure di spicco nel panorama del design attuale (foto sopra), Patricia Urquiola (leggi anche → , Patricia Urquiola a Londra con il suo primo progetto residenziale) spagnola di nascita e italiana di adozione, si riconosce per il suo segno inconfondibile fatto di equilibrio tra rigore e fantasia. Si laurea al Politecnico di Milano nel 1989 ed entra in contatto con Achille Castiglioni e Vico Magistretti. Apre il suo studio a Milano nel 2001 e comincia a fare di bellezza e comfort le parole d’ordine alla base dei suoi lavori, improntati su un nuovo concetto di abitare. Simbolo di design colto e contemporaneo, ha creato una serie di best seller apprezzati in tutti il mondo, diventando ambasciatrice del design d'autore, i numerosi premi vinti lo testimoniano. Tutto per lei è d’ispirazione, dai giochi della figlia, ad un centrino lavorato a mano, ad un fiore o un viaggio. Dal 2015 è alla direzione artistica di Cassina (leggi anche → Patricia Urquiola: un anno importante da art director di Cassina), un incarico impegnativo per la natura stessa del brand, legato sia alla produzione di pezzi di design contemporaneo, sia alla riedizione delle opere dei maestri

L’art director di Vitra e Danskina, è una donna, olandese. È Hella Jongerius (foto sopra), la designer dei colori e dei materiali. Pur essendo considerata una guru del design (leggi anche → Salone del Mobile: 5 designer raccontano i loro progetti), fa di tutto per non essere alla moda, pur lavorando contemporaneamente per aziende prestigiose e per marchi di massa, come Ikea e Camper. La famosa donna creativa, per l’azienda svizzera Vitra, ha costruito una vera e propria biblioteca, presentata al Fuorisalone 2016, dove si intersecano le palette usate da diversi designer, classici e contemporanei. Non poteva scegliere un modo migliore per dichiarare le sue passioni: quella per i contrasti di materiali (tra superfici lisce e grezze, tra pelle e tessuto) e di cromatismi; per gli elementi funzionali usati come decori, per le lavorazioni artigianali reinterpretate in chiave contemporanea. La vera mission del suo lavoro è quella di arrivare all'autenticità, sia creando prodotti con carattere individuale che ricercando un nuovo modo (più personale) di fare industria.

Foto di: Getty Images

Designer francese, Constance Guisset (classe 1976) è creatrice di oggetti, scenografie, allestimenti e video (foto sopra). La sua poetica e ricerca tecnica si sposano intorno all'idea di movimento e leggerezza, a partire da una riflessione sull'illusione e la sorpresa giocosa. Lo scopo del suo lavoro è catturare l'idea di dinamismo al primo sguardo lavorando con diversi materiali e forme, che riesce sempre ad animare.

Inga Sempé (leggi anche → Parigi in un giorno con Inga Sempé), una designer parigina, laureata presso Les Ateliers – ENSCI nel 1993. Dopo aver lavorato con Marc Newson e Andrée Putman ha aperto il suo studio nel 2000, progettando mobili, oggetti e tessuti per vari marchi internazionali. La sua mission è fondere estetica e funzionalità, a partire da un disegno seducente. I suoi oggetti sono pensati per la produzione in serie, non sono pezzi da galleria, per pochi, ma cercano comunque di unire nell’industrializzazione, tecnologia e artigianalità. Sono concepiti per durare nel tempo, grazie all’utilizzo un linguaggio contemporaneo, ma che non stanca. Sono queste le parole che riassumono il valore del suo design universale : «Io non mi rivolgo ad una personalità, ma ad un corpo che utilizzerà un oggetto».

Foto di: Ioanna Vautrin

Un’altra designer francese, Ionna Vautrin, classe 1979 (foto sopra) è considerata da molti la regina del minimalismo giocoso. Dopo aver disegnato scarpe per Camper in Spagna e poi lavorato presso lo studio di George. J. Sowden a Milano e nell’atelier dei fratelli Bouroullec, ha aperto nel 2011 il suo studio. I suoi progetti, che vanno dai complementi d’arredo, all’illuminazione fino ai piccoli accessori, offrono una dolce e generosa presenza, sono forme organiche e geometriche, caratterizzate da uno spirito allegro e colorato. Nel descrivere il suo lavoro, Ionna fa riferimento a due registri: uno formale e uno più materno, rotondo, felice (leggi anche → Giganteschi animali di design per bambini). Guardando le collezioni che sono molto precise, direi incisive, troviamo sempre una parte emozionale, data dalla reinterpretazione di segni, oggetti d’antiquariato, architetture, paesaggi… che nascondono ricordi da interpretare liberamente.

Giorgia Zanellato (foto sopra), designer di origine veneziana (leggi anche → Il design di Giorgia Zanellato), ha studiato allo IUAV di Venezia, preso un master all’ECAL di Losanna e ora è a Fabrica, il centro di ricerca Benetton capitanato da Sam Baron. Molti dei suoi progetti sono dedicati proprio alla città che l’ha vista nascere e crescere, anche dal punto di vista professionale. Una collezione di sedute con tavolini, La Serenissima, è ispirata alle passerelle per l’acqua alta a Venezia e si chiama proprio Acqua Alta Collection, la serie di oggetti che reinterpreta la produzione di tessuti e prodotti legati alla tradizione e creati nella zona, con l'idea di valorizzare un patrimonio culturale e storico che ci appartiene. Per questa donna famosa il design deve essere usato sempre di più come strumento di comunicazione: è importante che stimoli il dialogo, provochi conversazioni e faccia riflettere.

Foto di: Elena Salmistraro

Da Venezia di spostiamo a Milano e conosciamo Elena Salmistraro (foto sopra), product designer e artista che vive e lavora nel capoluogo lombardo.Crea accessori di ogni genere (leggi anche → Una collezione di vasi moderni in ceramica a forma di scimmia), disegna, dipinge, lavora con le mani; si dice affascinata dalle relazioni che esistono tra noi e gli oggetti e il suo linguaggio di comunicazione è poetico e funzionale, si basa sulla ricerca dell’armonia di forme e colori. Dalle sue collezioni trasparel’importanza chel’aspetto artistico del design ha, perché gli oggetti devono veicolare emozioni, così come avviene in tutte le forme d’arte, quali la pittura, la scultura, la musica, la letteratura, forme capaci di suscitare, comunicare, trasmettere sensazioni all’uomo.

Il lavoro elegante e delicato di Cristina Celestino, designer italiana classe 1980, di Pordenone, si basa sull'osservazione e la ricerca, l’esplorazione di quei territori ibridi (leggi anche → ) che mescolano i confini tra moda, arte e design. Non è un caso che una delle ultime collaborazioni prestigiose, sia stata con il noto marchio di moda Fendi, che durante Design Miami 2016 ha presentato il progetto The Happy Room, una collezione di arredi - tavoli in marmo, sedie in velluto e tavolini vanità in legno lucido e ottone - pensati per una Vip room itinerante, che gioca con elementi iconici della griffe, palette e intarsi. Contraddistinto da volumi semplici, forme arrotondate, e un chiaro cromatismo legato al design italiano degli anni 50, lo spazio suggerisce femminilità, come tutto il design di Cristina.

Un’italiana per finire! Alessandra Baldereschi è unadesigner milanese che, dopo una formazione artistica, nel 2000 consegue il master in Industrial Design alla Domus Academy. In Giappone, durante un’esperienza di formazione, ha imparato il senso della poesia e la forza del gesto lieve. Usando forme, materiali, dettagli o textures che evocano una sensazione di familiarità, riesce a creare empatia tra gli oggetti e le persone. Questo anche grazie al tentativo di unire epoche diverse in unico oggetto, talvolta utilizzando forme o dettagli appartenenti del passato ma realizzati con le più innovative tecnologie; come ad esempio la collezione VanGogh per Fermob, tavolo e sedute ispirati alla classica sedia in legno e paglia da osteria, resa contemporanea dall’uso del polimero morbido in materiale riciclato e resistente.


di Laura Arrighi / 6 Marzo 2017

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