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La fioraia di Milano che ha fatto dei fiori una filosofia

Irene Cuzzaniti ci parla della sua filosofia floreale, partita da una Fioreria in una vecchia cascina milanese

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La flower designer Irene Cuzzaniti ritratta nel suo atelier, la Fioreria, presso la Cascina Cuccagna di Milano. Foto courtesy Irene Cuzzaniti © Matteo Carassale

Fondatrice del negozio atelier Fioreria, presso la Cascina Cuccagna di Milano, nei suoi progetti, la paesaggista e flower designer italiana Irene Cuzzaniti predilige un linguaggio astratto e minimale, in sintonia con i nuovi trend internazionali. 

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L’abbiamo incontrata presso la Six Gallery di Milano - il nuovo luogo cult del panorama milanese, di cui è socia - per farci raccontare il suo approccio creativo ai fiori e lasciarci guidare alla scoperta delle sue ultime scoperte in ambito floreale.

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Un’installazione floreale di Irene Cuzzaniti presso la Six Gallery di Milano durante un evento privato. Foto courtesy Irene Cuzzaniti

Quali sono le regole più importanti per una composizione o un’installazione floreale di successo?

Personalmente nasco come designer di giardini e paesaggista. Per questo nei miei progetti parto innanzitutto dall’osservazione e dall’ascolto dello spazio. La mia ricerca concettuale si concentra sull’armonia dei volumi - pieni e vuoti - e sulla combinazione di cromie e texture diverse - con l’uso di materiali vegetali e non. L’aspetto che amo di più del mio lavoro, però, è la fase esecutiva: quella della lavorazione e dell’allestimento. La manualità completa l’idea, la rende concreta.

Il tuo ultimo libro Fatti il Mazzo! tenta di avvicinare il grande pubblico al floral design. Un approccio educativo che coltivi anche attraverso i vari workshop che organizzi. Quanto è importante l’aspetto pedagogico nel tuo percorso progettuale?

Credo che nella vita sia davvero importante divertirsi. E così dovrebbe essere anche nel proprio lavoro. Quello di cui mi occupo rende le persone felici: per questo mi dà molta gioia poterlo trasmettere. Nel libro ho voluto sottolineare l’importanza del processo rispetto al risultato finale. I criteri estetici sono personali e opinabili, e il percorso che porta a una determinata composizione è la parte più interessante da esplorare. Soprattutto per noi stessi.

 

L'approccio floreale di Cuzzaniti incoraggia a guardare al processo piuttosto che al risultato. Foto courtesy Irene Cuzzaniti © Marco Scotuzzi

Dai giardini da tavola ai kokedama e agli ikebana, attraverso i tuoi seminari presso la Fioreria, hai introdotto molte tecniche giapponesi sulla scena green milanese. Da dove viene questa passione?

Ho un grande rispetto per le culture asiatiche in generale: le trovo profonde e direi ‘umanistiche’. I giapponesi hanno un rapporto intenso e ricchissimo con la Natura. Una sensibilità nei confronti dei fenomeni naturali per noi sconosciuta e straordinaria. Mi trovo spesso in sintonia con la loro visione e soprattutto con la loro estetica: la delicatezza espressa dall’utilizzo del minimo indispensabile, la forza delle forme, la cura di ogni dettaglio estetico e storico.

Ispirati alla tradizione giapponese, i progetti della designer italiana prediligono il minimalismo e la cura della forma. Foto courtesy Irene Cuzzaniti

Dove trovi la tua ispirazione?

Non parlerei di ispirazione, quanto di contaminazione: ogni giorno qualcosa cattura la mia attenzione, soprattutto a livello emotivo. Mi lascio influenzare, rielaborando gli input sotto forma di sensazioni più che di ragionamenti o regole formali.

Quali trend vedi attualmente nel mondo delle piante e dei fiori? Ci sveli qualche scoperta recente?

Scopro costantemente colleghi interessanti ovunque nel mondo, soprattutto grazie a Instagram. Mi piace poter conoscere nuovi professionisti appena prima che diventino famosi e si cristallizzino nel loro stile. Ultimamente guardo molto alla scena americana, e specialmente a New York, dove si sta imponendo un linguaggio inedito, molto diverso dall’opulenza di quello tradizionale. Seguo anche diversi australiani; tra gli altri segnalerei MetaFlora, brrch, doctor cooper, looseleaf e buds & bowers. Chiaramente non tralascio la scena francese e quella giapponese, che restano una continua fonte di contaminazione!

Alcune composizioni floreali della designer milanese. Foto courtesy Irene Cuzzaniti

Senti che ci sono stati dei cambiamenti nell’industria floreale da quando hai cominciato a lavorare in questo campo?

In Italia il movimento slow flower è ancora agli albori. Certo, i fiori vanno molto di moda, ma sono ancora lontani dal nostro quotidiano, relegati alla sfera del superfluo e delle occasioni speciali. La coscienza rispetto alla loro provenienza è minima. Lo stesso vale per le piante, e mi sembra che tutto il processo critico sia piuttosto lento. Personalmente cerco di acquistare solo prodotti italiani e il più possibile a km zero. Compro poco e spesso, e quando posso vado a raccogliere o a coltivare io stessa i materiali che mi occorrono.

Qual è la miglior ricetta per lanciare un trend floreale?

Non prendersi troppo sul serio e non seguire alcun trend. E quando si ha una buona intuizione sono molto importanti la costanza e la comunicazione, altrimenti il trend non parte!

lafioreriacuccagna.info

www.six-gallery.com


di Laura Drouet & Olivier Lacrouts / 9 Gennaio 2018

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