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Elle Decor Italia

Sophie Parker, la flower designer che fa le sculture con i fiori contro le faccende domestiche

Rare, feroci, divertenti, o sensuali: le opere di un'artista newyorkese che usa i fiori come strumento per dimostrare la capacità di resilienza delle piccole imprese femminili

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Ritratto di Sophie Parker nello studio di WIFE, mentre realizza una delle sue composizioni. Foto © Christian Gideon Photography

Nata in risposta ai vecchi e tenaci valori sessisti che "si aspettavano che le donne si sposassero giovani e che padroneggiassero l'arte americana delle faccende domestiche", l’avventura dell’agenzia newyorkese WIFE ha dato alla cofondatrice Sophie Parker "grande speranza nella capacità di resilienza delle piccole imprese femminili". Alla ricerca di un linguaggio stilistico più contemporaneo rispetto alle composizioni floreali tradizionali, Parker ha sviluppato un approccio originale in cui, con ironia, gioca con elementi naturali e artificiali. Le abbiamo posto qualche domanda.

Una scultura che gioca con matericità e texture; la pianta è dipinta a mano con un motivo marmoreo. Foto © WIFE

Sembra che l’espressione "flower designer" crei stupore tra il grande pubblico, e anche un certo nervosismo tra gli addetti ai lavori del mondo del design. Pensi che il termine sia legittimo per parlare della tua professione? Tu ti definisci tale?

Penso che il termine design sia lecito per descrivere l’interazione che avviene tra la mano umana e le forme naturali che utilizzo, poiché dà conto della complessità delle decisioni e degli interventi in atto. Mentre lavoro nel mio studio però, il più delle volte, mi riferisco agli arrangiamenti che compongo come a delle sculture di fiori. In un certo senso, infatti, una volta ultimate, le composizioni raggiungono l’autonomia propria di vere opere d'arte.

Ho iniziato a riferirmi al mio lavoro come "Botanical Design" perché mi piace molto l'ampiezza del termine botanical. Sembra ricco quanto un'intera giungla. Il mio lavoro attinge infatti all'intero mondo botanico, non solo alle fioriture. Inoltre ci sono così tante connotazioni culturali legate ai fiori; specialmente per quanto riguarda il genere, la delicatezza, la decorazione, il benessere economico… Nei miei progetti cerco di perlustrare tutti questi aspetti.

Due sculture floreali realizzate per Galssbook Magazine X Advocate Rain Dove. Foto courtesy WIFE © Rachel Thalia Fisher, Glassbook Magazine

Le tue installazioni spesso implicano un dialogo tra l'artificiale e il naturale, “tra l'organico e il fatto a mano”. Cosa cerchi in una pianta, in un fiore, o in un elemento artificiale quando sviluppi un nuovo progetto? Parlaci del tuo approccio floreale.

Un giorno leggendo un saggio su una teoria chiamata "Next Nature" - che fondamentalmente suggerisce di guardare a tutto ciò "creato dall'uomo" come a un'estensione della natura e dei sistemi naturali - ho letto una citazione a cui adesso penso costantemente. Diceva: “Guardati attorno e cerca di trovare l'oggetto più naturale nella stanza in cui ti trovi ora. Sei tu.” Mi piace, perché è molto facile fingere che essere una persona significhi non essere un animale; che tu e le tue azioni siate in qualche modo altro rispetto alla natura. Da quando ho deciso di oltrepassare la linea di separazione tra naturale e umano, di smettere di guardare alla natura come a qualcosa di estraneo, ma di entrarci davvero dentro, il mio lavoro è diventato effettivamente vivo.

Quando inizio un progetto, cerco sempre di trovare elementi botanici - spesso la ricerca avviene in città - che hanno un carattere stravagante, un qualcosa che libera l'immaginazione e che spinge a interagire. Ho un passato da pittrice e mi ritrovo spesso ad alterare il colore o la struttura delle piante che uso, o a collocarle in strani ambienti che richiamano immagini architettoniche o cinematografiche. Rimodello, taglio e torco fino a sentire che qualcosa di nuovo sta accadendo. La tensione tra il naturale e l'artificiale è profondamente ancorata in tutti noi e amo l'idea che sfumare la linea di demarcazione tra l'organico e il fatto a mano possa mostrarci la nostra natura selvaggia.

“Natural Blinds”, un’installazione scultorea realizzata con foglie di Livistona Palm dipinte a mano. Foto courtesy WIFE

“Ogni occasione è buona per regalare un fiore. [...] Quello che conta, però, è l’amore col quale si sceglie una margherita, un rametto di lavanda, un po’ di muschio per farne un omaggio a chi si vuol bene”, si legge nel libro Un fiore con amore, edito in Italia da Corraini. Nel volume il celebre designer italiano Bruno Munari suggerisce numerosi modi creativi per organizzare piante e fiori. Quali sono le regole principali - le tue regole - per una composizione o un’installazione floreale di successo?

L'arrangiamento floreale classico prevede molte regole formali - come l'armonia, l'equilibrio e la consistenza - ma, nonostante sia d’accordo sull’importanza di questi elementi in ogni progetto, non penso che da soli possano trasmettere molto significato. Sono senz’altro ottime regole per fare qualcosa di bello, ma non sono sicura che il mio principale obiettivo debba essere quello di creare qualcosa di bello. I fiori sono già belli di per sé. Direi che la mia regola principale è quella di resistere alla seduzione di una visione tradizionale della bellezza, per andare invece alla ricerca di qualcosa di raro, feroce, divertente, o sensuale - qualcosa di più naturale insomma.

“Palm Lines”, una scultura dal carattere fortemente geometrico realizzata per Zero Studios x Versace. Foto courtesy WIFE

Tutte le tue installazioni e composizioni floreali sembrano delle performance. In che modo il tuo background e le tue attuali attività professionali nel campo dell'arte ti ispirano quando lavori con i fiori?

Mi piace la parola performance; sono infatti consapevole del fatto che i materiali che uso sono allo stesso tempo vivi, ma anche morenti. Sono effimeri. In un certo senso si potrebbe dire che i fiori sono degli strumenti condizionati dal tempo, come i video, le performance o le canzoni. Poiché la durata della vita è così breve, incrociare un elemento nel suo breve momento di esistenza è sempre un grande privilegio. Il mio lavoro fa spesso capolino nel mondo dell'arte, e mi sento molto fortunata poiché l’incontro con altre realtà mi aiuta a pensare al contempo da scultrice e da designer. Sento che la pittura e la scultura, due discipline che pratico costantemente, sono parte integrante di tutto ciò che faccio come designer botanica; concorrono alla definizione di un unico linguaggio.

Realizzata per Sally Roots Brooklyn, l’opera “Blizzard” combina elementi dipinti e sbiancati che richiamano il freddo inverno newyorkese. Foto courtesy WIFE

Quali tendenze prevedi nel mondo delle piante e dei fiori?

Viviamo un momento di grande fermento. Gli artisti che lavorano in questo campo stanno spingendo i limiti del linguaggio floreale e stanno sviluppando modi veramente coraggiosi di rapportarsi alle piante. Ogni giorno, navigando su Instagram, scopro cose davvero straordinarie. La piattaforma social non soltanto ci aiuta a rafforzare il senso di appartenenza alla stessa comunità creativa, ma crea anche un circolo virtuoso che spinge tutti a essere ancora più sperimentali. Adoro poter essere a New York e, al contempo, vedere cosa sta facendo qualcuno a Milano!

A sinistra: l’opera “Biome”, per Sally Roots Brooklyn. Foto courtesy WIFE; a destra: “Fire Opal”, realizzata per Julio Torres, con Alex Crowder e Allison Freeman. Foto courtesy WIFE

Qual è la tua ultima scoperta floreale?

La schiuma epossidica modellabile, quella usata dagli idraulici. Puoi lavorarla come l’argilla, solidifica rapidamente ed è impermeabile. Credetemi, è davvero un game changer!

www.wifenyc.com

 


di Laura Drouet & Olivier Lacrouts / 6 Febbraio 2018

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