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La donna dietro al mercato dell'arte italiano e una mostra alla Gagosian

Pepi Marchetti Franchi porta la mostra “Iron Levels“ di Davide Balula alla Gagosian Gallery di Roma

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Dietro ad una delle gallerie più importanti del mondo c’è una donna, lei è Pepi Marchetti Franchi e la Galleria è la Gagosian. Romana, una laurea in storia dell’arte alla Sapienza e un master in Art Administration a New York, si innamora dell’arte a sette anni. Galeotta fu una gita scolastica al Museo della Civiltà Romana all’Eur. Lì decide: da grande voglio “lavorare tra cose belle”. Mantiene la promessa fatta a sé stessa: trascorre 9 anni al Guggenheim e dal 2007 è alla direzione della Gagosian Gallery di Roma. Dice di sé: “Sono una persona determinata e fortunata che è riuscita a coniugare passione e impegno professionale”.

L’incontro con Larry Gagosian (il più potente gallerista del mondo) è fortuito, e avviene proprio al Guggenheim. Siamo a Bilbao, nel 2005 ed è il giorno dell’inaugurazione della grande scultura di Richard Serra. Lui vuole aprire una galleria nella città eterna; lei è scettica. Ma c’è una visione: l’artista sarebbe stato il referente principale del progetto (e non il mercato). Accetta.

Ma perché Roma e non Milano? L’idea di Gagosian era chiara: il fascino magnetico della capitale avrebbe prevalso sulla vivacità finanziaria del capoluogo meneghino. Infatti la piccola New York d’Italia poco avrebbe aggiunto al network globale della galleria, mentre il potere attrattivo di Roma per gli artisti non avrebbe avuto eguali: “la storia e la bellezza del nostro paese e di Roma in particolare sono irresistibili per un artista. Il progetto italiano di Gagosian è nato per loro”.

 

 

Sono Passati 10 anni da quando i battenti della Gagosian Gallery capitolina si sono spalancati e ormai l’elenco delle mostre ospitate potrebbe essere l’indice di un libro di storia dell’arte contemporanea. Ma non ci si ferma. “Studiare, guardare, frequentare musei e gallerie senza fermarsi mai”. Ti consiglierebbe questo Pepi Marchetti Franchi se volessi intraprendere una carriera come la sua. E infatti lei non si ferma mai. Ecco che alla Gagosian viene inaugurata una nuova mostra. Si chiama “Iron Levels“ e l’artista è Davide Balula.

Nella sua personale Balula presenta un corpus di opere inedite specificatamente pensate in dialogo con l’architettura della Galleria: dal metal detector che accoglie il visitatore all’ingresso, alla sfera che lo invita a instaurare un rapporto intimo con il suo essere, sino all’avvolgente nuova serie dei celebri Burnt Paintings che occupano la sala ovale del piano superiore della galleria progettata da Firouz e Caruso St. John.

 

 

 

Lo abbiamo intervistato:

Quando ha deciso di diventare un artista?

Stavo aiutando mio padre e i miei fratelli a tagliare la legna per il caminetto della nostra casa vacanze, penso fosse tardo pomeriggio. Ero abbastanza giovane, avevo circa 9 anni. Ero in piedi dietro mio fratello maggiore quando mi ha colpito con il retro dell’ascia, proprio in testa. Ricordo che la ferita sanguinava molto ma non ricordo che facesse tanto male. Non so quanto grande, ma certamente ha lasciato un segno sul mio cranio. Abbiamo nascosto questo incidente a mio padre per risparmiarci “our asses kicked”. Non credo che mio padre lo abbia mai scoperto. Questo episodio, credo, sia stato quello in cui ho visto la luce.

Dove trae ispirazione la sua arte?

Ovunque. Dal retro delle scatole di cereali alla piccola stampa nascosta nei termini di servizio degli aggiornamenti software.

 

 

Come si relaziona la sua arte, legata alla filosofia, alla fisica e al corpo, rispetto alla contemporaneità sempre più digitale?

La vita contemporanea e digitale può essere molto ampia, ogni singolo scambio viene convertito in stringhe di cifre binarie, trascurate, copiate, inviate e aggregate. Transazioni, stati d’animo, espressioni facciali. Io sono un maschio bianco privilegiato che passa così tante briciole di dati ovunque, vivo in una parte molto specifica del mondo, piena di cose superflue e autoreferenziali. Quel tipo di luoghi celebra la realizzazione personale più di quanto insegna la nozione di rispetto. La fisica va oltre ogni scala umana, oltre l'ego. La materia non riguarda identità, si tratta di un solo regno interagente. E credo che imparare a sentire e essere sensibili a ciò che è straniero o sconosciuto è un buon inizio per il cambiamento. Credo che questo sia il campo dove l'arte possa accadere e come risultato in cui sia possibile conoscere di più te stesso.

Che rapporto vuole creare tra le sue opere e l’architettura che le contiene?

Qualcosa di simile al tipo di relazione che potresti avere con il tuo compagno di stanza forse. O forse qualcosa di simile a una foresta dove funghi o alberi crescono casualmente fino a quando vengono mangiati dai cervi.

Che rapporto ha con Roma?

Roma è la mia nuova città preferita. Potrei tornare presto per un intervento puntuale presso la Villa Medici.

 

Rtratto dell'artista Davide Balula

www.gagosian.com

 

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di Pietro Terzini / 14 Ottobre 2017

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