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Gualtiero Marchesi era un designer?

Il primo chef italiano ad aver conquistato le tre stelle Michelin (poi rifiutate) lascia in eredità una nuova cucina italiana ma anche una lezione importante per tutti i creativi, cuochi e non

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Getty Images

Superata da tempo l’utopia che arte significhi libertà assoluta, oggi sappiamo che qualsiasi disciplina creativa richiede grandi capacità progettuali, conoscenza della storia e visione del futuro. È per questo che abbiamo deciso di omaggiare Gualtiero Marchesi – scomparso il 26 dicembre 2017 all’età di 87 anni – su un sito web che parla di architettura e design, raccontando il suo spirito di progettista e di innovatore. In altre parole, di designer.

Non a caso, Gualtiero Marchesi era un grande conoscitore dell’arte e definiva la cucina "espressione di un'arte concreta": frequentava artisti come Aldo Calvi e Piero Manzoni, amava Jakson Pollock, e alla sua tecnica del dripping – che consiste nel lasciar sgocciolare il colore da un contenitore bucherellato direttamente sulla tela distesa per terra – si ispirò per molti piatti. 

Il suo ultimo libro, Opere, edito da Cinque Sensi nel 2016, non è tanto una raccolta di ricette quanto di piatti, composizioni, immagini e, appunto, idee. “Dietro ognuno di questi piatti c’è un pensiero e l’ispirazione legata, di volta in volta, a un oggetto, un libro, un incontro, una situazione in cui la libertà di spirito non esclude il piacere del gioco, L’idea e l’immaginazione corrispondono al concetto che la forma è materia, che il ferro puro è il vero buono” diceva Marchesi di quel libro, anticipato da una prefazione di Gillo Dorfles.

È quello che traspare da queste poche righe lo spirito con cui Gualtiero Marchesi ha rivoluzionato la cucina del nostro paese, intrecciando nouvelle cuisine e tradizione italiana, interpretando la professione di cuoco come insieme di composizione, interpretazione ed esecuzione (Marchesi era anche un grande appassionato di musica e la moglie Antonietta era concertista di professione), portando la cultura nel mestiere, convinto che fosse necessaria la conoscenza delle tradizioni alimentari dei diversi popoli e dei luoghi: “dell’acqua, della terra, dell’aria che del carattere del territorio conservano memoria dando a frutti e animali sostanza e gusto; degli abitanti e del clima, con cui gli uni e gli altri hanno relazione”.

E teorizzando una regola indispensabile per chiunque voglia dirsi creativo, che si tratti di cucina o di mobili:  “Alcuni ironicamente dicono che creatività è nascondere bene le proprie fonti d’ispirazione, nel senso che nulla nasce dal nulla, ma tutto è l’evoluzione di scoperte precedenti. Le idee in fondo nascono nuove nelle menti di chi ha vaste conoscenze e le può sviluppare. Io non vado in cerca di nuove idee, ma le trovo, sotto forma di intuizioni e interpretazioni”.


di Carlotta Marelli / 27 Dicembre 2017

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