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Elle Decor Italia

Il design di Valentina Carretta

Da Treviso per Fabrica a Beirut per House of Today. Intervista a una progettista italiana da tenere d’occhio

Classe 1981, diplomata al Politecnico di Milano, con esperienze di studio a Fabrica e alla Bauhaus Universität. Valentina Carretta è una designer di cui sentirete parlare. I punti forti della sua ricerca sono l’empatia, la memoria e la ricerca di nuovi linguaggi con cui ibridare tecniche di lavorazione tradizionali, per sua stessa ammissione. Mentre le sue collaborazioni vanno da Seletti a Zanotta.

Di recente è stata invitata alla seconda edizione di House of Today, design platform di grande interesse a Beirut, che promuove il design locale sottolineando le connessioni con l’artigianato. In questa fase di fermento per la progettazione libanese abbiamo chiesto a Valentina, unica italiana presente, di raccontarci la sua esperienza.

Che cosa hai presentato a Beirut?
La consolle per il trucco e i contenitori Full Moon: sono i miei progetti per la mostra Naked: Beyond the Social Mask, una mia interpretazione del tema proposto. 
Questi oggetti sono dedicati alla vanità e alla cura della bellezza. La consolle nasconde sotto il piano d’appoggio un contenitore per i cosmetici. L’idea vuole paragonare ironicamente l’abituale ritualità di truccarsi alla trasformazione del proprio corpo davanti a un plenilunio, raccontata dalla mitologia dei licantropi. I due vasi in vetro fungono da contenitori per cotone, pennelli o gioielli e diventano accessori del tavolino.

Come si è inserito il tuo lavoro nel contesto di House of Today?
Tra i 30 designer partecipanti, per la maggior parte di origine libanese, sono stata invitata come uno degli ospiti internazionali. Ho fin da subito voluto trasmettere le mie radici di designer italiana attraverso un progetto. Ho affrontato il tema più classico della bellezza attraverso il racconto di un rituale intimo, prettamente femminile: quello del trucco. Ho lavorato con materiali tradizionali, come il vetro soffiato e inciso a mano (mio elemento d’affezione), il legno di noce, l’ottone per i dettagli, ispirata anche dal lavoro di Carlo Scarpa. La scelta di realizzare un pezzo d’arredo, ricercato nei dettagli ma pur sempre adattabile a qualsiasi spazio domestico, e interamente realizzato in Italia, è da considerare come identificativa della cultura italiana del progetto che finora mi ha formata.

Un’esperienza importante.
Sì, ma ancor prima di essere un’esperienza lavorativa questa mostra è stata per me un’occasione unica per uno scambio culturale. Un dialogo sul tema del progetto dove interlocutori di diversa provenienza, età, religione ed esperienza professionale hanno potuto incontrarsi e raccontarsi attraverso le loro opere, come fossero dei libri aperti.

Che percezione hai avuto del design in Libano?
Dopo la recente violenta storia del paese, il design libanese (come anche la sua società) sta ora rinascendo come una Fenice, nutrendosi dell’artigianato locale, incredibile fonte di ispirazione e risorsa per i progettisti. Lavorazioni artigianali tradizionali - in Europa ormai dimenticate per i costi insostenibili della manodopera - vengono reinterpretati secondo nuovi linguaggi, mantenendo così un forte legame con la propria cultura e rivolgendosi al contempo ad un mercato globale.
Il linguaggio usato può essere di forte impatto figurativo e contiene spesso citazioni del recente passato della nazione, o riflessioni su usi e costumi della società locale. 
In generale il design in Libano è un territorio ancora tutto da scoprire, certamente un’opportunità per le nuove generazioni che oggi si avvicinano a questa disciplina, costruendo ora le basi ed il futuro panorama.

Parliamo di geografia del design: che città consiglieresti?
Milano: per incontrare l’industria italiana e le più importanti aziende del panorama internazionale, nonché le diverse scuole di pensiero europeo.


Beirut: per osservare da vicino un artigianato ormai dimenticato in Europa, come quello del quartiere armeno della città, dove artigiani dell’ottone, gioiellieri ed ebanisti creano a mano, oggi come un tempo, incredibili oggetti di pregio.

Lodz durante il Lodz Design Festival: per scoprire le voci dell’est Europa attraverso il lavoro di giovani designer e makers, un aspetto del design Europeo ancora poco conosciuto.


Tokyo (e il Giappone): per essere ispirati dalla poesia di oggetti, rituali ed architetture intrisi di una spiritualità che ha radici lontane e che ha un forte legame con la natura.

Miami: per visitare le gallerie e tuffarsi nella sperimentazione e nelle avanguardie, per sorridere degli eccessi e riflettere su un aspetto diverso del design, quello meno democratico.



Le ultime due mete in particolare fanno parte dei miei prossimi obiettivi.

Info:
www.valentinacarretta.it
www.house-of-today.com


di Annalisa Rosso / 20 Gennaio 2015

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