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Reinier de Graaf di OMA racconta la Timmerhuis

L'idea, la relazione con gli edifici circostanti e i progetti futuri dello studio in un'intervista al responsabile del progetto

L’hanno definita un assemblaggio di cubi o una nuvola di pixel: è la Timmerhuis, il nuovo edificio commissionato dalla città di Rotterdam per ospitare servizi comunali, uffici, un museo e delle unità residenziali (leggi anche OMA inaugura a Rotterdam Timmerhuis). OMA, lo Studio di Rem Koolhaas, lo ha concepito come un edificio modulare con unità ripetute che salgono in due picchi irregolari e il suo completamento, alla fine del 2015, è l’occasione per incontrare Reinier de Graaf, responsabile del progetto.

Come è nato il progetto della Timmerhuis? E qual è stata, secondo te, la vostra carta vincente?
Nel 2009 è stato indetto un concorso pubblico su incarico del comune di Rotterdam nel quale gareggiavamo con altri 4 o 5 studi di architetti. Credo che ci sia stato aggiudicato l’incarico in quanto il nostro progetto era estremamente innovativo, rispettava infatti le esigenze di spazio richieste dal committente ma il processo costruttivo era piuttosto inconsueto. Si trattava in una sorta di accatastamento verticale: abbiamo impilato dei moduli abitativi ripetitivi in una maniera non ripetitiva. Il risultato è la creazione di un’enorme varietà di spazi perfetti per i diversi scopi che il committente si prefiggeva cioè ospitare negozi, uffici, un museo e 84 appartamenti. Questi ultimi non sono di grande metratura ma hanno ognuno un proprio spazio esterno con una visuale diversa.

Nel luogo dove è stato costruito il vostro progetto c’era già una precedente Timmerhuis. Come avete risolto il problema di relazione tra i due edifici?
Si, nel terreno dove doveva nascere il nostro progetto, esisteva già un edificio con lo stesso nome, costruito in due tempi diversi: il secondo, del 1977, conteneva amianto ed è stato demolito, creando così l’area a noi destinata, il primo, del 1953, era stato dichiarato monumento, ed è diventato il nostro vicino. Per una forma di rispetto non abbiamo voluto imitarlo ma piuttosto valorizzarlo. Così, lo stile della nuova Timmerhuis, nasce dal contrasto con quello della precedente. Per esempio, un muro esterno del vecchio edificio è diventato una parete interna del nuovo ma rimanendo ben visibile nella sua interezza.

Oltre ad essere un edificio particolarmente sostenibile da un punto di vista ambientale, il progetto si inserisce in un’area centrale di Rotterdam. Qual è il rapporto che riesce a stabilire con il circondario e con il resto della città?
La Timmerhuis è una micro skyline che si mescola benissimo con quella dell’intera città. Al contrario del nostro ultimo progetto, il De Rotterdam, che si vede interamente già da 300 metri, la Timmerhuis gioca a nascondino con la zona che la circonda. Si trova in mezzo a degli edifici preesistenti che la nascondono parzialmente e ne impediscono una visione di insieme. Non si vede mai nella sua totalità, almeno che non si salga su un aereo, e dai diversi punti di vista mostra diversi volti. Direi che ha una relazione pittoresca con la città. La sua comprensione totale è meno importante della sua relazione con il circondario. Mentre il De Rotterdam è uno statement, la Timmerhuis è un elemento sottile che bene si inserisce in un contesto senza uno stile dominante. Direi che il primo è un pezzo di modernismo classico e la seconda la sua variante jazz.

Qual è il tuo giudizio sull’architettura di Rotterdam e sulla sua velocissima crescita in questi ultimi anni?
Non mi meraviglio. Sono nato in questa città e l’ho sempre conosciuta in progresso. La distruzione durante la seconda guerra mondiale l'ha privata di un’identità architettonica forte e l’ha obbligata a guardare sempre al futuro. Ma l’identità può essere a volte una prigione: in questo senso Rotterdam viaggia leggera, senza bagagli e per questo va così veloce, e non solo nel settore architettonico.

Quali sono i prossimi progetti di OMA relativi alla città di Rotterdam?
Nel 1992 si è conclusa la costruzione della Kunsthall, il museo di arte contemporanea di Rotterdam, progettato da OMA, poi c’è stato un periodo relativamente lungo nel quale non siamo intervenuti sulla città. Fino al 2013, quando è stato completato il De Rotterdam, nel 2015 la Timmerhuis e, sulla stessa arteria stradale, nel 2018 dovremmo terminare il progetto di ristrutturazione delle ex torri della ABNAMRO Bank. In quest'ultimo caso, più che di costruire si tratta di ristrutturare, ricostruire o mantenere. È totalmente un’altra maniera di lavorare. L’isolato in cui è inserito il progetto è un microcosmo di stili, una sorta di ibrido. In questi casi bisogna essere capaci di improvvisare. Oltre a tener conto di criteri tecnici ed economici, bisogna sapere dosare perfettamente la quantità dell’intervento, senza forzare troppo e senza dimenticarsi del contesto architettonico e sociale in cui va inserito.

www.oma.eu


di Paola Testoni / 25 Gennaio 2016

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