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"Dovremmo imparare dalle formiche". Parola della curatrice di BioTallin, che è molto di più di una Biennale di Architettura

La Biennale di Architettura di Tallin 2017 sarà una manifestazione in cui l'architettura incontra la biotecnologia e il computational design

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© Luka Lu Bošković

Il 13 settembre inaugura BioTallin, la nuova edizione della Tallin Architecture Biennale curata da Claudia Pasquero, co-founder - insieme a Marco Poletto - di ecoLogicStudio, una realtà ibrida che mette in relazione l’architettura con le biotecnologie e il computational design. 

L’idea è quella di lavorare tra il naturale e l’artificiale, proponendo una nuova visione dell’architettura che non sia semplicemente l’edificio e l’ambiente costruito ma che diventi un sistema di relazioni tra la “Urbansphere”, un sistema di infrastrutture che permettono alle città di sopravvivere, e la Biosphere, che riguarda invece le infrastrutture naturali. Proponiamo di lavorare all’intersezione di varie discipline usando il design per discuterne: non vogliamo risolvere un problema ma creare un dibattito attorno ad esso, portando alla conoscenza la rete di relazioni che esiste tra un sistema naturale e uno artificiale, spesso indistinguibili nell’era dell’Antropocene, che è quella in cui viviamo” spiega la curatrice.

Anthropocene Island from Tallinn Architecture Biennale on Vimeo.

 

Le Biennali di architettura sono sempre di più, e non si rivolgono solo ad architetti o designer. Piuttosto usano questi due mondi come pretesto per parlare a tutti.

Si, perché il design ha potenzialmente un nuovo ruolo: veniamo da un’era che è stata dominata dalle scoperte scientifiche, che ovviamente sostengo – Claudia Pasquier è direttore di un laboratorio alla Bartlett che lavora sulla biologia, la computazione e il design – però il design può portare un nuovo modo di affrontare problemi ecologici e sociali che non riguarda il problem solving in maniera top-down (risolto dai vertici politici o dell’intellighenzia scientifica) ma si propone di creare una conoscenza materiale del problema, coinvolgendo la società e risolvendoli secondo un approccio day-by-day, interagendo con la produzione di cibo, con lo smaltimento delle acque grigie, come nel caso di Tallin. Il design permette agli utenti di partecipare, non solo pensando a dei prototipi infrastrutturali nuovi ma anche progettando l’estetica e i modi di interagire con questi prototipi: l’estetica non è solo un modo di rendere belli gli oggetti ma un vero e proprio linguaggio che aiuta a capire materialmente e visivamente delle cose, è un altro modo di interpretare la realtà che permette di risolvere problemi complessi con un’interazione puntuale. È un approccio che fa riferimento al campo di ricerca sulla collective intelligence, su cui lavoro anche in università: in particolare mi occupo di capire come ricerche di intelligenza collettiva possono avere delle influenze sul modo in cui pensiamo la città. Prendiamo per esempio un nido di formiche: piccoli animali che si organizzano tra loro in un sistema che ha una sua intelligenza. Questa intelligenza non risiede nella singola formica, ma nell’interazione che avviene tra loro tramite i feromoni: segnali semplicissimi (le relazioni puntuali di cui parlavo) che permettono loro di organizzarsi in un sistema. La mia idea è quella di trasporre questo meccanismo - tramite prototipi di produzione locale, che abbiano determinate qualità estetiche che permettano agli individui di visualizzare i flussi di produzione e di trasformazione del materiale – a ogni individuo, in modo che tramite procedure giornaliere semplici si possa dare luogo a trasformazioni globali.

La penisola di Paljassaare a Tallinn (Estonia) vista dal drone, 2017. Courtesy ecoLogicStudio. 

E a Tallin?

Abbiamo preso come caso-prototipo la penisola di Paljassaare per analizzare tutto il processo delle acque grigie che accumula rifiuti sulla penisola, che ospita un parco protetto. Allo stesso tempo un gruppo di scienziati, architetti e artisti cerca di proporre un nuovo landscape dove la separazione tra waste water e parco protetto non sia più cosi netta, trasformando il sistema di lavorazione delle acque grigie in parte del paesaggio.

Ecologic studio si è occupato dell’exhibition design della mostra Antropocene Island allestita al Museum of Estonian Architecture e pensata come un masterplanning dei vari contributi portati da scienziati, architetti, ricercatori, robotica engineer, che hanno lavorato sull’idea di trasformare il paesaggio tramite l’analisi di quello che esiste – l’esistenza dei batteri residui delle acque - immaginando come possano essere trasformati attraverso macchine che diventino l’equivalente degli ecosistemi: piccoli sistemi che monitorano e trasformano il luogo, portandolo negli anni a diventare un parco produttivo per la città di Tallin. 

ecoLogicStudio, Anthropocene Island. Materiale di scarto del Wastewater Treatment Plant, 2017. Courtesy ecoLogicStudio. 

Come si lavora in uno studio come il tuo?

Per noi è interessante capire come si è evoluta la figura dell’architetto, per questo crediamo dei team complessi che collaborano materialmente ai diversi progetti. Che poi è quello che abbiamo fatto alla Biennale di Tallin, dove biologi, architetti, ingegneri e artisti hanno collaborato. Immaginiamo il nostro ufficio come un sistema aperto composto da varie unità: la prima è quella dell’urban morphogenesis lab, poi ci sono gruppi di microbiologi e altri di robotica. Non si tratta di semplicemente di consulenti di ecoLogicStudio studio, ma di un vero e proprio sistema collaborativo.

ecoLogicStudio, Anthropocene Island. Parco ornitologico e impianto di trattamento delle acque grige, 2017. Courtesy ecoLogicStudio. 

Quali sono i nomi da seguire per capire dove sta andando questo tipo di ricerca, nomi che perseguono una ricerca parallela o complementare alla vostra?

Sono i nomi che abbiamo invitato a partecipare a questa edizione della Biennale di Architettura di Tallin, tutti gruppi che non possono essere definiti architetti in modo tradizionale perché composti da persone con competenze diverse. Quelli che ci interessa è lavorare in modo da superare non solo il confine tra natura e artificio, ma anche le divisioni tra architettura, ingegneria, fisica, computation design nate con la rivoluzione industriale. Ci sono anche gruppi accademici come due laboratori della UPL, alcuni gruppi dell’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna di Barcellona, una ricercatrice di architettura avanzata che si chiama Rachel Armstrong, biologa prestata all’architettura. Alcuni sono più interessati all’aspetto delle biotecnologie e dei materiali, altri alla biocomputation.

ecoLogicStudio, Anthropocene Island. Impianto di trattamento delle acque, 2017. Courtesy ecoLogicStudio. 

2017.tab.ee

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di Carlotta Marelli / 11 Settembre 2017

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