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I segreti del progetto perfetto secondo David Rockwell. E l'importanza dell'andare a teatro

Il fondatore di uno degli studi più affermati al mondo ci svela le sue fonti di ispirazione, i segreti del successo e gli errori da non fare mai

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David Rockwell, fondatore di Rockwell Group ci racconta il suo design, tra ispirazioni, obiettivi, progetti presenti e futuri. (Foto: Brigitte Lacombe)

David Rockwell deve tutto alla sua insaziabile curiosità, che l'ha portato ad esplorare sin dal giorno in cui ha fondato il suo studio. L'ispirazione per Rockwell può davvero venire da qualsiasi luogo, e si lascia influenzare da tutto ciò con cui si relaziona emotivamente, che si tratti del lavoro di un artista, del cibo di uno chef o di un bellissimo brano musicale, fino ai parametri di un progetto. Ma, più di tutto, ci racconta che la fonte costante da cui trae le idee è il teatro. “Un microcosmo di modi illimitati che mi aiutano ad interpretare una narrativa sempre nuova per ogni mio progetto, e mi rendono consapevole che lavorare seguendo un unico stile può essere molto limitante”, dice.

Con il suo studio Rockwell Group dal 1984 lavora a progetti che spaziano dalle residenze agli alberghi, passando per ristoranti, teatri, scuole, e centri culturali. L'abbiamo incontrato e ci siamo fatti svelare i retroscena dei suoi progetti di successo.

Quest'anno avete completato il ristorante Nobu a New York Downtown. Com'è stato lavorare fianco a fianco dello chef?
Speciale, senza ombra di dubbio. Con Nobu Matsuhisa c'è una relazione speciale, iniziata molto tempo fa grazie a un progetto di un piccolo ristorante a Tribeca. Fin da subito, abbiamo compreso il suo stile, avanguardistico e innovativo, come la sua cucina.
Ventitre anni dopo, abbiamo lavorato insieme a questo progetto, che sorge oggi in un vecchio edificio nel distretto di Broadway e celebra non soltanto lo Chef, ma anche la cultura e l'arte della calligrafia giapponese.

LEGGI ANCHE → A New York apre Nobu Dowtown

Nella foto: il ristorante Nobu Downtown realizzato da Rockwell Group (Foto by Eric Laignel)

E da pochissimo, avete anche aperto le porte di The Anthem, uno spazio multiculturale industrial chic a Washington D.C.
Sì, un progetto che ci ha davvero appassionato. Si tratta di un luogo pensato per concerti di musica dal vivo ma anche convegni, mostre d'arte, seminari e sfilate di moda. Il nostro obiettivo era creare una destinazione dinamica all'interno di The Wharf (un nuovo e straordinario quartiere lungo il canale del fiume Potomac, meta di intrattenimento che collega la città al lungomare). Il design di The Anthem evoca il carattere industriale tipico della zona.

Nella foto: lo spazio multiculturale The Anthem DC, progettato da Rockwell Group (Foto by Albert Vecerka Esto)

Immagino lavoriate sia producendo le vostre linee di prodotti, sia collaborando con una serie di brand di settore...

Sì, è corretto. Il design del prodotto è nel nostro DNA, ed è un'estensione naturale delle sfide di progettazione a cui ci dedichiamo ogni giorno. Da oltre 30 anni progettiamo arredi e infissi personalizzati per i nostri ambienti immersivi, dai ristoranti e alberghi alle residenze, ai luoghi di lavoro. Negli anni, abbiamo collaborato con aziende come Rich Brilliant Willing, che realizza luci a LED davvero innovative, The Rug Company, Knoll e Bisazza, per citarne alcuni.

Un progetto che vi sta a cuore?

Il Dream Hollywood Hotel, una splendida proprietà circondata dalle colline, volevamo che il progetto rendesse omaggio all'architettura moderna della metà del secolo, unica a Los Angeles, ma con lo stile tipico dei boutique hotel Dream Hotels. Influenzati dalle residenze progettate da John Lautner, e Richard Neutra, abbiamo creati un progetto contemporaneo che faccia da collegamento visivo tra interno ed esterno. Nell'atrio, ad esempio, le pareti dello spazio si aprono a doppia altezza e completamente, su un viale pedonale paesaggistico. Un sentiero nel giardino guida gli ospiti dall'ingresso al check-in e all'area portineria. E, di notte, gli effetti ricreati della luce imitano le ombre proiettate dal sole che colpisce gli alberi durante il giorno, e vengono proiettati sul percorso.

Nella foto: il Dream Hollywood Hotel, progettato da Rockwell Group. (Foto by Emily Andrews and Warren Jagger)

I vostri progetti spaziano dall'hospitality alle Spa, ai ristoranti, passando per boutique e scuole. Quali sono i nuovi trend?

Non ci identifichiamo molto nel termine “trend”, perchè non crediamo che il design debba essere qualcosa di passaggio, come una moda.
Ultimamente, soprattutto nel mondo dell'hospitality, c'è la tendenza a legarsi alla cultura e al contesto locale, ancorando i progetti un luogo e in un tempo specifici, che contempo facciano sentire gli ospiti come se stessero entrando in un mondo a se stante. Gli hotel oggi offrono di tutto, dagli spazi per il co-working ai programmi di benessere, al cibo locale, e diventano luoghi ricercati da residenti e viaggiatori. I designer hanno dunque un compito importantissimo, oggi più che mai: possono animare questi spazi e raccontare una storia attraverso il loro lavoro, in modo da poter far parte di una vera e propria conversazione culturale che guarda al domani.

A proposito di futuro: cosa vedi per il mondo del design da qui a 10 anni?

Questo è un argomento molto ampio e non basterebbero poche righe per rispondere. La tecnologia rende le informazioni relative al mondo del design e ai suoi protagonisti sempre più accessibili. Per noi questo è un buon segnale, che ci apre molte nuove opportunità e fa nascere collaborazioni con nuovi artisti e artigiani che pochi anni fa non avremmo mai scoperto.

Puoi svelarci qualcosa riguardo i prossimi progetti?
Il progetto più recente si chiama The Shed, ed è un palazzo di otto piani a Manhattan, a cui stiamo lavorando in collaborazione con lo studio di design multidisciplinare Diller Scofidio + Renfro. Sarà un nuovo centro artistico e culturale, e nascerà nel 2019...

Nella foto: il render di The Shed (image courtesy of Diller Scofidio + Renfro in collaboration with Rockwell Group).

www.rockwellgroup.com


di Valentina Mariani / 22 Novembre 2017

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