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Elle Decor Italia

Emilie Volka, la signora delle aste

I primi mesi come direttrice di Artcurial Italia e l'asta dei prossimi giorni a Monaco, tra orologi e borse vintage

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La direttrice di Artcurial Italia, Emilie Volka, che da settembre si è insediata nella sede milanese, ci racconta questo primo periodo, i prossimi appuntamenti e le sue grandi passioni. A partire dalle vendite a Monaco dedicate, il 17 gennaio all'orologeria, il 18 ad orologeria femminile e gioielli e il 19 a gioielleria e alle borse vintage firmate Hèrmes.

Come sono andati questi primi mesi?

L'Italia è molto presente in tutti i dipartimenti e quindi stiamo dando una mano a Parigi e a Montecarlo, dal design all'arte moderna e contemporanea, dal settore automobilistico a quello dell'arredo antico. Questo è un terreno fertile e, nel quadro internazionale, l'arte italiana è molto apprezzata dai collezionisti, ma lo sono anche il design o il settore del vino per esempio. 

I collezionisti italiani come si profilano?

Amano soprattutto acquistare cose nostrane e riempire la loro collezione. Ma devo dire che più si va avanti con il tempo più si lasciano incantare da oggetti dal respiro più internazionale, come pezzi di arte asiatica o africana. Il collezionista italiano è una tipologia a sé, un po'influenzata dalle mode, ma molti comprano ancora quello di cui si innamorano invece che per un investimento futuro.

Per la  prossima asta a Montecarlo vi rivolgete anche al target femminile che colleziona orologi da uomo per una fascinazione nella tecnica. Come mai questa scelta?

La donna italiana ama collezionare orologi grandi, da uomo, mentre in Francia la donna ama l'orologio gioiello. Infatti per il secondo anno consecutivo abbiamo dato spazio anche a un'asta tematica sul tempo femminile, le temps est féminin, con orologi gioiello come quelli Piaget, impreziositi con diamanti o pietre.

Tutta l'asta di Monaco segue questo filone?

L'asta di Monaco seleziona pezzi importanti durante tutto l'anno, di griffe come Cartier, Chopard o Bucellati perchè qui oltre ad avere i nostri clienti fedeli, capita di trovare nuovi compratori che sono lì per un soggiorno e si innamorano di alcuni dei nostri pezzi. A Parigi invece le due aste che proponiamo annualmente sono più orientate a oggetti della quotidianità. 

Dopo questo obiettivo di Montecarlo in che direzione vi svilupperete maggiormente?

Continueremo a fare le giornate in cui i nostri esperti saranno a disposizione di collezionisti, clienti, eventuali compratori per fornire delle consulenze confidenziali e gratuite su tutti i nostri dipertimenti. Il 23 e 24 gennaio ci saranno le giornate dedicate all'expertise di arredo antico, durante il Salone del Mobile quelle del dipartimento del design, a febbraio arte moderna e contemporanea e, mensilmente, gioielli orologi e borse vintage. Queste giornate di expertise verranno incrementate per dare questo servizio proprio alla clientela italiana. Poi in programma c'è l'apertura della galleria una volta alla settimana proponendo l'oggetto della giornata, proveniente da ognuno dei nostri dipartimenti e che poi verrà messo alle aste di Parigi.

Come è arrivata a prendere in mano questa situazione milanese e come si è avvicinata al mondo di queste case d'aste multidisciplinari?

In realtà sono stati loro a cercarmi, e io ho accolto questa sfida. Artcurial è una casa d'aste giovane, ha 15 anni, e ha molta voglia di divertirsi senza fermarsi alle solite mansioni delle case d'aste -  reperimento merci, catalogo etc - ma cerca dare un'identità precisa ad ogni asta. Per esempio per le temps est féminin è stata fatta a Parigi una conferenza stampa su Piaget coinvolgendo proprio la casa madre di orologeria per comunicare soprattutto qual'è la storia che sta dietro ad ogni pezzo. Ogni anno per il catalogo poi facciamo una collaborazione, di cui l'ultima con Alexandra Golovanoff, giornalista di moda e figlia di antiquari che ha prestato il suo volto e quello di familiari e amici (e del cane!) per la realizzazione degli shooting. 

L'altra cosa molto interessante, al di là del volto ambasciatore, è quella di voler fare questa sorta di editoriale a inizio catalogo che riflette quello di cui parlava, la voglia di divertirsi e comunicare una storia. Un pretesto estetico che non si sovrappone allo strumento catalogo ma lo rafforza in apertura. 

Noi cerchiamo di essere un po' il sarto del nostro cliente, lo accompagniamo dalle prese delle misure fino al confezionamento dell'abito, lo prendiamo per mano dall'inizio alla fine e gli facciamo capire cosa sta comprando. Ci piace che sia un colpo di fulmine ma è importante anche fargli capire cosa c'è dietro. 

Quale dipartimento funziona maggiormente sul territorio italiano?

Noi siamo veramente forti sul design, i numeri confermano che è un bellissimo dipartimento. Ma essendo l'Italia il paese di riferimento dell'arredo antico, sto cercando di far riacquistare l'amore ai nostri clienti per quella passione ormai dimenticata e con sorpresa noto che i giovani non lo stanno snobbando come una volta. 

Se avessimo fatto questa intervista cinque anni fa non avrei parlato così, avrei detto che il design e l'arte contemporanea erano in testa e che da lì in avanti si sarebbe arredato tutto solo così. Invece oggi vedo che la generazione dei quarantenni si sta evolvendo, ed anche facendo un giro alle varie fiere antiquarie sparse qua e là si noterà che il pubblico sarà un po' più giovane del solito.

Entra in gioco anche la voglia di andare a caccia di pezzi unici? 

Io alle mie collaboratrici ho sempre detto: - “non guardate l'oggetto da un punto di vista dell'epoca, buona o non buona, dovete guardarlo sotto l'aspetto della qualità: se vedete la qualità in qualsiasi oggetto, che sia un argento, una scultura, un quadro, un mobile, lì è il vero investimento. Tutti possono riconoscere un Fontana perché ha un taglio, ma riconoscere un quadro antico per la sua qualità, magari anonimo senza firma, e apprezzare il lavoro, è un'altra cosa.”


di Elisabetta Donati de Conti / 18 Gennaio 2018

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