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Elle Decor Italia

Francesco Simeti in mostra alla galleria Francesca Minini

Intervista con l’artista italo-americano in occasione della sua personale a Milano, che trasforma la sede espositiva in un paesaggio non addomesticato

La mostra di Francesco Simeti alla galleria Francesca Minini di Milano, Armed, barbed and halberd-shaped, immerge il visitatore in un paesaggio non addomesticato. Fin dai primi passi, una vegetazione feroce e potenzialmente pericolosa disegna un giardino dove “non c’è spazio per le rose: vincono piuttosto l’amaranto e l’ortica, la bardana e la belladonna”, spiega il curatore Nicola Ricciardi.

Abbiamo parlato dell’esposizione con l’artista italo-americano, per scoprire un suo punto di vista originale sul concetto di natura.

Da dove nasce l’idea di questa personale?
Per un paio d’anni, insieme a Francesca Minini, abbiamo pensato a una mostra. E avevamo in mente una cosa del tutto diversa. Poi, alla fine dell’anno scorso, a New York ho fatto un primo pezzo in cera, e l’ho portato alla Fonderia Artistica Battaglia di Milano per fare una prova con una fusione in bronzo. Sono rimasto talmente soddisfatto del risultato che ho cambiato completamente il concept della mostra. Quel primo modello l’ho fatto viaggiare in valigia: aspetto il giorno in cui dovrò spiegare alla dogana il contenuto dei miei bagagli, ma per fortuna finora non è successo.

Quella in fonderia sembra essere stata un’esperienza fondamentale per questo progetto.
Nel mese di aprile ci ho passato una settimana non stop, lavorando anche la cera in collaborazione con i fantastici ceristi della fonderia. Insieme abbiamo fatto le alabarde, che ho patinato 4 giorni prima dell’inaugurazione. Sono il pezzo chiave, che dà il titolo alla mostra. Più in generale, questa esposizione è il frutto di una ricerca che sto portando avanti da 6 anni. Ovviamente in tutto questo tempo c’è stata un’evoluzione. Si scoprono dei mondi, alcune cose succedono per sbaglio. Più fai, più sbagli, più riesci.

Come sei arrivato al bronzo?
È stato un passaggio diretto dal lavoro con la ceramica, che porto avanti da alcuni anni. Ho cominciato quasi come reazione alla tecnologia digitale che aveva preso il sopravvento nel mio lavoro. In accademia avevo studiato scultura, ma poi sono passato al collage, alla stampa serigrafica e infine c’è stato questo spostamento sul digitale. Avevo voglia di tornare a sporcarmi le mani, lavorare in un modo diverso.

Armed, barbed and halberd-shaped racconta una tua idea particolare della natura.
Sto esplorando diversi punti di vista, e in particolare un concetto di wilderness molto più americano che europeo. Qualche anno fa ho comprato Picturesque America: due volumi pubblicati nel 1870 con incisioni geografiche che illustravano il paesaggio USA con una speciale attenzione per cascate, boschi, montagne, deserti. In quel momento c’è stato un profondo cambiamento culturale, soprattutto legato alla percezione della natura. L’America si è accorta che era questo elemento selvaggio, in Europa ormai scomparso, che poteva costruire il suo carattere nazionale.

E oggi cosa sta succedendo?
La natura incontaminata è ancora a portata di mano. Basta uscire da New York per ritrovarsi in un paesaggio aggressivo e pericoloso, con gli orsi e i serpenti velenosi. Posso anche sbagliarmi, ma ho l’impressione che gli americani non credano veramente che ci sia una crisi ambientale in corso, perché la natura qui è presentissima.

Qual è la tua opinione personale a riguardo?
Io penso che in generale il movimento ambientalista, e non solo quello USA, abbia sbagliato target. Si sta portando avanti una battaglia per salvare la natura, mentre secondo me bisogna pensare a salvare l’uomo, perché la natura come entità alla fine sopravvivrà. Non sarà quella che noi preferiamo, farfalle e uccellini. Saranno magari ratti e scarafaggi - sto scendendo nel grottesco - ma in qualche modo ce la farà. Siamo noi che rischiamo di non avere più le condizioni per poter sopravvivere. Stiamo rovinando la nostra casa.

www.francescaminini.it

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di Annalisa Rosso / 7 Luglio 2016

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