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Una nuova avventura italiana

Intervista in 3 atti a Gianluca Peluffo che racconta l'apertura del suo nuovo studio tra architettura, eresia e genealogia

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Ernesta Caviola

Gianluca Peluffo, di Gianluca Peluffo & Partners nella sede di Albissola. Il tavolo, disegnato dallo studio, è un omaggio a Lucio Fontana

Nuova avventura professionale per Gianluca Peluffo noto come uno dei due fondatori di 5+1AA (Agenzia di Architettura). A confermare lo scioglimento del sodalizio con Alfonso, Femia che continuerà ad operare con la precedente struttura societaria di 5+1AA, oggi ridenominata Atelier(s) Alfonso Femia, uno degli studi che negli ultimi due decenni più si è distinto nel panorama architettonico internazionale con progetti quali il Palazzo del Cinema di Venezia, la Sede ASI a Roma (Agenzia Spaziale Italiana), IULM 6 a Milano, il Quartier Generale della banca BNP/BNL sempre a Roma, e’ lo stesso Peluffo. Proprio lui in una conferenza stampa tenutasi presso lo IULM, ha ufficializzato la fine di una fase della sua attività iniziata nel 1995 e l'inizio di un nuovo percorso, segnato dall'apertura del nuovo studio Gianluca Peluffo and Partners con base ad Albissola, nella riviera ligure, in quello che un tempo fu lo studio del grande Lucio Fontana. Intervistato alla fine della proiezione del cortometraggio Senza Orfeo, diretto da Ernesta Caviola con protagonista l'architettura della torre di IULM 6, Peluffo – in 3 punti - ha raccontato il perché della scelta e delineato la nuova direzione.

LEGGI ANCHE → Il corto dedicato al campus IULM 6 di Milano

1 Un nuovo studio e una nuova geografia. Dopo 20 anni di creatività e costruzione architettonica con 5+1Agenzia di Architettura, con sedi a Genova, Milano e Parigi, 20 anni segnati da progetti internazionali e premi prestigiosi, hai intrapreso la strada del massimo cambiamento. Perché? E perché ora?

“Massimo cambiamento” è una definizione bellissima. Ti ringrazio di averla regalata a me. Questo “ massimo cambiamento” è una questione di grande ambizione e profonda umilt, contemporanee nel tempo e nello spirito.
L’ambizione di appartenere a una storia, a una genealogia, come quella della Provincia Italiana, là dove l’impossibilità di un unico linguaggio diviene poesia e creatività. Quando si è agli inizi, si è giovani, si fa gruppo fra persone molto ambiziose, a prescindere dalla comprensione reciproca del tipo di ambizione.
Dopo aver speso gli ultimi 10 anni di vita fra cantieri, tavolo di riunione, e conferenze o lezioni (e quindi nello studiare), e pochissimo nelle pubbliche relazioni, ho capito meglio il “tipo” di ambizione che mi ha guidato più o meno inconsapevolemente e che mi guiderà per certo nel futuro: l’ambizione dei contenuti e dell’invenzione del Linguaggio dell’Architettura.
Allora ho cominciato a rendermi conto che per perseguire questa ambizione bisognasse vestirsi di umiltà (studiare, imparare) e circondarsi di persone che potessero rappresentare il futuro, un futuro, e che tornare alle origini genealogiche personali e collettive doveva essere una sorta di atto “psicomagico” da compiere.
Albissola è sia la città dove sono cresciuto che il luogo di una storia umana, artistica e artigianale incredibile, ma del tutto “italiana”: saper fare, la specificità, il genius loci, la bellezza, l’ umanità unita al paesaggio, “Il Paesaggio come Teatro”, artisti di livello internazionale assoluto che vivono nella apparente normalità. Questo passato è sia eccezionale che normale appunto. E vive, nascosto, nella nostra Provincia come nella nostra anima.Questa è l’idea del “Massimo Cambiamento” a cui facevi riferimento.
Un bagno di umiltà e grandezza nella stessa acqua. In questo caso quella del mio mare.

2 Locale VS Internazionale. Tanti anni fa, forse più di 20, mi è capitato di assistere a Roma a una lectio magistralis di Miguel Angel Roca, un maestro dell’architettura argentina che oggi è poco più che ottantenne. Una frase da lui pronunciata è rimasta da allora impressa nella mia memoria: “solo una lingua veramente locale ha il potere di diventare internazionale”. La tua scelta di radicarti, direi più che fisicamente, nella riviera ligure mi ha ricordato quelle parole. Qual è il tuo punto di vista sulla relazione che intercorre tra l’essere locali e l’essere internazionali?

Credo sia una questione “di sud del mondo”, che non sono geografici ma umani. Sono quei luoghi in cui l’anima delle persone e del territorio convivono e coincidono, in modo direi pagano. Pan, gli dèi dei piccoli luoghi, delle radure, del mare, dell’albero o della casa sulla collina, o di quella dei fantasmi, sono le energie che pulsano sia negli abitanti che nella materia, e per questo motivo regalano una capacità di guardare al mondo con generosità e curiosità, con umiltà e coraggio. Ecco, credo sia una questione non solo di ambizione ma anche di generosità e coraggio: ciò che è locale è portatore di questi valori, che dialogano con serenità ad ogni latitudine.
Quando abbiamo vinto il concorso per la prima città in Egitto sul Mar Rosso, nel 2015, la prima slide della presentazione era una scritta su fondo nero: “Beati coloro i quali hanno un’identità”, “Blessed are Those who have an Identity”: chi ha una forza identitaria, non ha nessuna paura di confrontarsi, dialogare, insegnare, imparare, da altre culture. E può creare linguaggio e bellezza ovunque. Anche perchè I “non luoghi” non esistono, esiste solo la non capacità di vedere, di leggere, di capire.

3 Un manifesto. Sul sito di Gianluca Peluffo and Partners, all’interno del menu di navigazione, compare la voce Parole. Cliccando si approda a una pagina costellata da sostantivi tra cui spiccano termini quali Genaologia, Bellezza, Mito, Tempo. A ciascuno corrisponde un breve testo che ha lo spirito del manifesto, qualcosa che riconduce alla modernità più che alla contemporaneità. È così? La tua nuova avventura corrisponde a una dichiarazione di intenti?

La scelta “Parole” è una dichiarazione di “intento”: quello di costruire un “Linguaggio collettivo” e contemporaneamente specific. Noi crediamo che sia finito il tempo, messo in forma teorica e architettonica dal Movimento Moderno, del fare Architettura come “macchina”, più o meno efficiente a seconda del denaro e della tecnologia a disposizione, da vestire di una carrozzzeria ecclettica. Crediamo che sia il momento di “eresie”, ovvero del ribellarsi alla verità indiscussa delle estetiche personali (il “mi piace non mi piace”) per andare alla ricerca, specifica e “su misura” (tailor made) di un linguaggio che sia comunitario. Per questo lavoriamo su parole come Mito, Genealogia, Tempo. Sono gli elementi che per noi possono creare, inseriti nell’architettura e nella città, la connessione fra sentire personale e sentire collettivo.
L’Architettura è sempre pubblica, lo è per il principio di essere uno strumento di crescita collettiva: l’emulazione, la mimesis, il piacere e la catarsi del Teatro Greco rappresentavano una comunità. Ecco, questa è la nostra missione: pensare l’Architettura come “costruzione del cittadino e della comunità”. Non a caso si parla di “O-scenità”: ciò che è O-sceno è ciò che ha perso il luogo della scena teatrale, del racconto, della mimesi, del piacere e della catarsi poetica e narrative, e quindi ha perso l’idea di Comunità come scopo e significato.

www.peluffoandpartners.com

 

 


di Alessandro Valenti / 26 Ottobre 2017

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