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Julian Melchiorri, l'inventore che vuole salvare il mondo

Il creatore della foglia man-made e del lampadario bionico ci racconta il suo lavoro, tra design, scienza e idee sul futuro

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Julian Melchiorri, inventore, ingegnere e imprenditore che dal suo studio di Londra realizza progetti e prototipi che sfruttano i principi della scienza e delle biotecnologie per migliorare la vita dell'uomo. (Foto: Ira Giorgetti. Styling: Ludovica Consigli)  

Julian Melchiorri ha solo trent'anni e una carriera già avviata da inventore, ingegnere e imprenditore: dal suo studio a ovest di Londra lavora a progetti di design che sfruttano i principi della scienza e le alte tecnologie per migliorare la vita dell'uomo, come la foglia “man-made”, che simula il lavoro di una foglia reale assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno per purificare l'aria all'interno e all'esterno. 

L'abbiamo conosciuto grazie a Exhale, il lampadario bionico lanciato durante lo scorso London Design Festival e che oggi fa parte della collezione permanente del V&A Museum di Londra. Qui, ha stupito tutti generando il primo prototipo vivente di un oggetto che continua a crescere e auto depurarsi stimolato dai principi della fotosintesi clorofilliana, grazie a delle micro alghe inserite al suo interno. E Forbes l'ha inserito tra i 30 imprenditori sociali under 30 del 2017.

LEGGI ANCHE → Alla scoperta delle installazioni del London Design Festival

L'abbiamo incontrato e ci siamo fatti spiegare meglio il suo lavoro, focalizzato sul proporre soluzioni ambientali radicali per ambienti urbani e industriali attraverso uno sfruttamento innovativo di microrganismi e materiali biologici per convertire rifiuti e inquinamento in preziose risorse. Ecco cosa ci ha raccontato.

Julian, da bambino di sicuro sognavi di fare l'inventore e da allora di strada ne hai fatta. Mi racconti come hai cominciato?
All'inizio ho lavorato sia sui prodotti che sui processi produttivi per una grande azienda italiana di illuminazione e per il collettivo high tech di Londra "Random International", realizzando esperimenti interattivi tecnologici e installazioni su vasta scala, e facendo uso di una moltitudine di tecnologie, da quelle robotiche, a quelle sensoriali e idrauliche.
Poi, mi sono iscritto ad un Master of Science all'Imperial College di Londra e ad un Master of Arts al Royal College of Arts chiamato "Innovation Design Engineering". Durante questo periodo, ho coltivato il mio interesse e maturato le mie competenze in ambito di biotecnologia e biomateriali, frequentando intensivamente il laboratorio con l'obiettivo di sfruttare le tecnologie efficienti della natura per risolvere importanti problemi ambientali e sociali.

E oggi ti dividi tra invenzioni, esperimenti e mansioni prettamente imprenditoriali per portare avanti tutti i tuoi progetti. Qual è la parte del tuo lavoro che preferisci?
Amo tutto il mio lavoro, ma se devo scegliere dico senza dubbio la progettazione. Perché è il momento in cui mi sento più libero, ed è ciò che avviene l'attimo prima di dare forma concreta a qualcosa, e poco dopo aver elaborato il concetto di ciò a cui si vuole arrivare. Io la chiamo “Invention Phase”.

E poi, hai fondato Arborea. Raccontaci il progetto.

Sì, Arborea è una società di tecnologia biochimica che fornisce soluzioni rivoluzionarie per la costruzione di impianti produttivi biochimici lucrativi, contribuendo a risolvere questioni ambientali e sociali come la scarsità di risorse e il riscaldamento globale.
La squadra di Arborea ha realizzato il primo sistema di pannelli bionici del mondo, il sistema "BioSolar Leaf", per produrre prodotti sostenibili ad alto valore, riducento gli inquinanti atmosferici provenienti da tutte le tipologie di gas di scarico di combustione.
Il sistema di pannelli è basato sulla tecnologia brevettata Carbon-Bio-Converter (CBC), che sfrutta microorganismi fotosintetizzanti in maniera innovativa. Questo sistema può essere applicato su terreni e sui tetti di grandi edifici industriali e commerciali, e forniscono svariati vantaggi ai proprietari degli edifici, come il miglioramento dell'isolamento termico.

A proposito di fotosintesi, quest'anno ci hai davvero stupiti durante London Design Festival, con un lampadario bionico che ci ha lasciati a bocca aperta.

Sono onorato che il V&A abbia avuto il coraggio, per la prima volta, di sperimentare attraverso un progetto che sfrutta questo genere di tecnologie, mai utilizzate prima in un museo di tale portata. Avere la curiosità e l'interesse di lavorare a qualcosa che includa un sistema bionico e idraulico composto da micro organismi non è da tutti. Ho ricevuto molto supporto dal museo, soprattutto nella fase iniziale, quando abbiamo dovuto lavorare al rifacimento di una parte del tetto al fine di installare il sistema di mantenimento dei micro organismi attraverso una macchina apposita che si trova in parte sul soffitto e in parte nella stanza accanto a dove è posizionato il lampadario.

Tra i tuoi progetti c'è anche Cocoon: una scultura luminosa realizzata con le proteine della seta...
L'idea di Cocoon è nata da una mia ricerca sulle proprietà proteiche di seta. Dopo aver creato una soluzione di proteine ottenuta dai bachi, ho aggiunto 2.700 prismi per millimetro sulla superficie della soluzione, utilizzando la tecnologia dei raggi elettronici. Il raggio di luce che passa attraverso le superfici bio-ottiche si diffonde, moltiplicando colori e riflessi.

Come funziona esattamente?

La luce è una radiazione elettromagnetica con una lunghezza d'onda di 400 nanometri. Ciascuna sezione di questa lunghezza d'onda, in Cocoon è percepita da noi nei colori da blu a verde e rosso.
Quando osserviamo un'emissione di luce, di solito percepiamo una sorgente bianca a causa della ridotta lunghezza d'onda che unisce tutti i colori. Quando un raggio di luce che passa attraverso il materiale viene diffuso dai nano-prismi, la lunghezza d'onda della luce si rivela nella sua bellezza.
Il bozzolo, è illuminato da una luce led da 1 Watt. La luce è dispersa e diffusa da più strati di bio-ottica collocati meticolosamente nello spazio per creare l'effetto desiderato ispirato a strutture naturali e modelli frattali.
La forma strutturale stampata 3D deriva da una trasformazione digitale di una serie di pezzi precedentemente scansionati in 3D. Volevo creare un filtro ottico biologico sottile, per massimizzare la trasparenza e conferire un effetto fragile ed etereo alla scultura. L'obiettivo, è stato creare qualcosa che ampliasse il dialogo tra la percezione della luce, della materia e della forma, in chiave artistica.

Lavori ogni giorno per creare un design in grado di guardare al futuro. Cosa vedi davanti a noi?
Il design crea e forma il futuro, ne è parte, è un mezzo per raggiungerlo. A mio parere, il design si avvicinerà alla scienza e alla tecnologia sempre di più, e si completeranno l'un l'altro. Sarà compito del designer provvedere a introdurre approcci creativi per risolvere i problemi utilizzando sempre più la scienza e la tecnologia. Cosa che per altro sta già avvenendo con esito positivo, basti pensare ai pannelli all'interno delle case che purificano l'aria: belli da vedere e soprattutto utili.

www.julianmelchiorri.com

arborea.io


di Valentina Mariani / 17 Novembre 2017

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