ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

9 domande a Maddalena Casadei, da James Irvine al futuro. Con il cuore a Milano

All'inizio di una nuova avventura professionale, la designer fa il punto con noi. E racconta come affrontare Milano e coglierne tutte le opportunità

intervista-a-maddalena-casadei

Maddalena Casadei/Marialaura Rossiello Irvine, Bunchy, Discipline

Classe 1976, Maddalena Casadei è uno dei nomi più interessanti del panorama milanese.  Anzitutto perché milanese non è: arriva da Forlì e a Milano si è costruita un percorso che dalla Domus Academy l’ha portata a collaborare con James Irvine. In secondo luogo perché il 2017 è l’anno in cui ha deciso di aprire il proprio studio (seguitela su Instagram per avere qualche dettaglio dei lavori di ristrutturazione del nuovo studio). Terzo, perché il suo è un lavoro che fa del metodo progetto l’ossatura fondamentale per immaginare qualsiasi cosa, dagli oggetti agli interni passando per allestimenti, mostre e direzioni artistiche.

In questo momento di cambiamenti le abbiamo chiesto di fare il punto con noi e di regalarci qualche consiglio per affrontare Milano e coglierne tutte le opportunità.

1. Sei una dei tanti “milanesi d’adozione” che arrivano in città per studiare e poi s’innamorano: come ti ha accolto questa città? Come hai trovato le prime opportunità professionali? Cosa consiglieresti a un giovane designer che arriva a Milano?

Il primo incontro con Milano è stato all’esame di ammissione di Architettura ma rimasi traumatizzata dalle dimensioni dell’università e le preferii Ferrara. Ho sempre avuto il classico amore odio per questa città ma, ad oggi, difficilmente mi vedrei altrove, anche se una città come Lisbona mi attrae moltissimo in questo periodo storico. A Milano vivo in una sorta di micro quartiere (Porta Genova) che mi fa sentire nella piccola provincia. C’è la familiarità e il calore della Romagna. 

Le opportunità lavorative sicuramente si sono sviluppate in seguito al master in design alla Domus Academy, che è stata la ragione del mio arrivo in città. In seguito ho lavorato un anno dentro l’accademia e subito dopo è iniziata la mia collaborazione con James Irvine grazie ad un suo amico. In effetti non avevo mandato il mio Cv a James ma ad un amico designer che lo ha trovato interessante e mi ha chiesto se poteva inoltrarlo a James che stava cercando un collaboratore. 

Ad un giovane direi di fare esperienza in uno studio dove sei a diretto contatto col titolare, cercare un rapporto non filtrato ed essere molto curioso pur mantenendo grandissima umiltà. Di non smettere mai di viaggiare e di interessarsi a tutte le discipline creative. Non si può vivere per compartimenti stagni.

Foto © Francesco Nazardo

2. Nel 2004 il tuo destino si intreccia con quello di James Irvine e inizi una collaborazione che poi ti porterà a diventare socia di Studio Irvine: ci racconti quest’esperienza? Cosa ti ha insegnato?

Lavorare per James è stata la vera scuola. A lui devo molto anche umanamente. Etica e rapporto umano come chiave di un buon progetto. Il rispetto e la stima di tutte le persone che si imbattono nella nostra vita lavorativa, dall'imprenditore alla segretaria al fattorino, tutti sono importanti e meritano la nostra attenzione. Pare una banalità ma ti assicuro che non lo è.

3. Oggi hai deciso di rimetterti in gioco e proseguire la tua attività in maniera indipendente: perché questa scelta? 

Le nostre e altrui necessità possono cambiare e questo mi ha spinto a dovermi rimettere in gioco. Nel farlo però mi sto accorgendo di avere nuove energie. È un cambiamento di rinascita in qualche maniera.

Maddalena Casadei / Marialaura Rossiello Irvine, Foof dog & people

4. Come sarà il tuo nuovo studio?

Per ora è un cantiere che spero di finire presto. Sicuramente accogliente, silenzioso e aperto a tutti.

 

5. Come è cambiato il tuo modo di lavorare?

Per una come me che è cresciuta a cavallo tra il tecnigrafo e il computer il cambiamento è stato in generale davvero radicale. Mi ricordo che quando ho iniziato a lavorare solo un computer a turno aveva accesso a internet. Sicuramente faccio molta ricerca su internet mentre prima era solo sui libri o riviste. Lavoro molto di più al computer ma per me resta impossibile definire un prodotto solo in 3d, ho bisogno di vederlo fisicamente pertanto continuo a fare modelli di studio. Cerco sempre comunque di ritagliarmi dello spazio per schizzare liberamente. 

 

6. Qual’è l’oggetto fondamentale della tua storia?

Non ce n’è uno in particolare. Ognuno è il risultato di un momento personale, un punto di arrivo e  tutti nascono da un incontro personale quasi casuale . Ti posso dire che sono legata a Lello di Marsotto edizioni (il portaombrelli), e a tutti i prodotti disegnati per Foof con Marialaura Rossiello Irvine perchè abbiamo fatto tantissima ricerca dal momento che nessuna di noi aveva mai avuto un cane.

Maddalena Casadei, Lello, Marsotto edizioni

7. E quello che ti piacerebbe progettare?

Mi auguro di avere l’opportunità di progettare molte cose nei prossimi anni. Spero comunque di avere ogni volta la possibilità di avere sfide diverse in cui poter sperimentare e approcciarmi ogni volta in un modo anche un po’ ingenuo al progetto.

 

8. Ci racconti a cosa stai lavorando ora?

La direzione artistica di un piccolo brand della Brianza, dei prodotti in vetro, un allestimento fieristico, l’arredo di appartamenti in Cina e poi a Settembre inizierò un workshop con un polo della ceramica italiana e spero vedrete tutto al prossimo Salone. 

 

9. Se ti chiedessi quali sono i tuoi posti del cuore a Milano?

I posti a me cari sono quelli in cui mi sento a mio agio, quelli dove entri e ci si conosce.  Non mi piace fare nomi ma sono principalmente nel mio quartiere. Per quanto riguarda i musei sicuramente Fondazione Prada che non è solo uno spazio espositivo ma anche urbano. La chiesa di Ponti di San Francesco d’Assisi vicino al mio studio, la casa degli Atellani con le vigne di Leonardo. Amo anche la dimensione del mercato comunale di Wagner, raccolto ma con eccellenze gastronomiche di ogni tipo.

www.maddalenacasadei.com

SCOPRI ANCHE:
Studio Irvine per gli amici a quattro zampe


di Carlotta Marelli / 31 Luglio 2017

CORNER

People collection

[People]

Dove non ho mai abitato

Una storia d'amore e di spazi, da vedere al cinema

interviste

[People]

Ritorno a Seoul

Come è cambiata la Corea del Sud secondo il giovane designer Dohyun Kim

interviste

[People]

L'uomo che cambia la realtà

Marcel Wanders, il designer olandese che ha sedotto il mondo

Costume

[People]

5 cose su Anker Bak

Le 5 curiosità da sapere sul designer di cui sentiremo molto parlare

interviste

[People]

Imaad Rahmouni si racconta

Il mondo dell'architetto e designer, tra progetti passati, presenti e futuri

interviste

[People]

La regina delle gallerie d'arte

Pepi Marchetti Franchi e la nuova mostra della Gagosian Gallery

mostre

[People]

Il design in Medio Oriente

I 10 talenti che stanno ridisegnando le sorti del proprio Paese

top ten

[People]

Ti racconto il MDFF

Silvia Robertazzi parla del festival che unisce cinema e design

interviste

[People]

Il museo zucche specchi e pois

Yayoi Kusama apre un museo dedicato alle sue opere

Musei

Hearst Magazines Italia

©2017 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web