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Elle Decor Italia

"Sostanza, emozione e memoria": il segreto del successo secondo un creativo di successo

Il designer italo francese Marc Ange ci parla della sua agenzia creativa Bloom Room e dei progetti futuri

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Marc Ange, designer italo francese, racconta il suo progetto Bloom Room, che oggi compie 10 anni, e ci parla dei suoi progetti futuri. 

Creare lo straordinario. È questo l'obiettivo di Bloom Room, l'agenzia creativa che Marc Ange ha fondato 10 anni fa e attraverso la quale sviluppa progetti in tutto il mondo. Negli anni, ha collaborato con grandi nomi del calibro di Louis Vuitton. Moet & Chandon, Jean-Paul Gaultier, Paco Rabanne, Penhaligon's Peugeot, Citroen, Ferrari, Cassina.

Dall'automotive agli albergi, dai complementi d'arredo alle bottigliette di profumo per i grandi nomi, Marc Ange sta sviluppando parallelamente una serie di prodotti più personali, che esprimano la sua profondità.

Lo abbiamo incontrato in occasione di Art Basel a Miami, dove ha portato il suo “rifugio”, un'isola felice dove riposarsi e distanziarsi dalla realtà, con stile.

Sono passati già 10 anni da quando hai fondato il tuo studio, Bloom Room. Qual era l'obiettivo e quali sono i migliori ricordi che hai di questa esperienza da allora ad oggi?

Dieci anni fa ho immaginato Bloom Room come un piccolo gruppo di creativi, con diverse personalità e savoir-faire artistici, riuniti attorno a progetti il cui spettro tocca tutti i campi della creazione. Nel corso degli anni Bloom Room si è affermata come un'agenzia di design all'avanguardia, lavorando senza limiti di settore e in modo internazionale, e nel 2016, abbiamo aperto un secondo studio a Los Angeles.

Mi ricordo che all'inizio dell'avventura non avevo nemmeno 30 anni, e la mia squadra era composta da ragazzi, il più vecchio dei quali doveva avere 23 o 24 anni. Eravamo tutti giovani, pieni di sogni, ma ancora poco esperti. Poco dopo abbiamo partecipato ad un concorso che all'epoca sembrava un obiettivo enorme. Ci trovavamo di fronte a grandi agenzie composte da dozzine di professionisti. La nostra proposta, piuttosto alternativa e certamente un po' fuori tema, ci ha permesso di vincere. Non dimenticherò mai la felicità negli occhi di ogni ragazzo della mia squadra.

E il sogno è diventato una realtà che ti ha permesso di lavorare con i grandi nomi, dall'automobilismo alla bellezza. Ci racconti due progetti che ti stanno a cuore?

Uno dei progetti che mi ha segnato è quello della fragranza Scandal per Jean Paul Gaultier, di cui abbiamo disegnato il packaging. L'incontro con i team di Gaultier è stato una vera rivelazione e il processo creativo, combinato con gli studi di marketing, è stato particolarmente interessante. Abbiamo attraversato molte fasi e il progetto ha conosciuto molti cambiamenti, di cui il prodotto finale è il frutto.

Un altro progetto molto interessante, è la creazione di un marchio automobilistico. Il cliente si è presentato con una concetto di veicolo, e mi ha proposto di occuparmi di tutta la parte creativa: l'universo concettuale, la brand identity, la strategia e ovviamente il design dei veicoli. Il progetto è tanto complesso quanto ambizioso, e incredibilmente motivante. Non vedo l'ora di poterne parlare di più, al momento siamo ancora in fase di sviluppo.

Sei un creativo. Come lavori?

Lavoro sulla sostanza, l’emozione e la memoria. Non mi interessa la pratica o la tecnica, ma più il senso profondo che sta dietro alle cose. Le mie riflessioni sono basate nel subconscio, ispirate al mondo, all'arte, al cinema, alle persone e ai ricordi.

Parliamo di social. Tu sei molto presente su Instagram, come lo usi?

All'inizio, Instagram era per me un social network incomprensibile, a cui mi sono avvicinato per curiosità. Poi, si è naturalmente imposto come mezzo di comunicazione organico. Non ho davvero una "strategia", a volte pubblico regolarmente, a volte niente per mesi, tutto dipende dai periodi della mia vita e dai miei progetti. Sono sorpreso di vedere che sono seguito da decine di migliaia di persone, anche se negli Stati Uniti, dove vivo ora, questa “popolarità” sui social è molto comune.

Sei diventato famoso per Le Refuge, che ha viaggiato il mondo. Ci racconti il progetto?

Le Refuge è il primo pezzo della mia collezione personale. Bloom Room lavora su progetti su commissione, mentre io faccio cose più personali. Le Refuge è un cenno della mia infanzia, una zona di comfort e protezione ispirata alla mia nuova vita in California. Les Araignées, che ho appena presentato a Miami, il secondo pezzo della mia collezione, è esso stesso il simbolo delle paure, senza le quali Le Refuge non avrebbe motivo di esistere.

Le Refuge è stato presentato a Milano nel 2017, poi al Beverly Hills Hotel di Los Angeles e poi a Miami per Art Basel. Per il futuro prossimo stiamo preparando altre mostre, in altre città del mondo, ma con altri Refuges.

A proposito di futuro, cosa prevedi per il mondo del design da qui a 10 anni?

Il design è una parola che ha diversi significati e applicazioni. Mi interessa la parte emotiva del volto degli oggetti. Penso che il design, sebbene sia sempre esistito, conoscerà rapidamente un'esplosione dei campi del possibile grazie alla tecnica che diventa una porta verso la libertà di espressione.

www.bloomroomstudio.com


di Valentina Mariani / 25 Gennaio 2018

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