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Ramak Fazel, "vi racconto per immagini i miei 15 anni a Milano"

Viasaterna presenta Milan Unit, la mostra-archivio dedicata ai quindici anni dell'artista iraniano a Milano

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Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

Se siamo abituati a pensare all’opera mondo per le grandi narrazioni, questa è forse una definizione che ben si può applicare a Milan Unit, la mostra di Ramak Fazel ospitata da Viasaterna. Fotografo di origine iraniana che ha a lungo vissuto a Milano, Ramak ha deciso di aprire se stesso attraverso il proprio archivio personale. Quindici anni, dal ’94 al 2009, rappresentati da personal ephemera, scatti di lavoro, scatti personali, modellini e cartoline… Come le opere mondo letterarie, Milan Unit offre una narrazione che si potrebbe allungare all'infinito, l'enciclopedismo, la digressione centrifuga. È un’opera che si apre a molteplici interpretazioni ma che in fondo è qualcosa in sé, poiché opera d’arte lo è diventato in itinere. Un’opera che è lo specchio a suo modo di una società, quella milanese, che ora è chiamata a conferirvi un senso ulteriore prendendovi parte.

Inaugurata il 19 Settembre, la mostra rimarrà visitabile fino al 6 ottobre, mentre l'archivio sarà consultabile per un anno nel corso del quale si susseguiranno incontri sul lavoro di Ramak e non solo. Finiti i lavori febbrili di preparazione, abbiamo chiesto a Ramak di dirci qualcosa in più.

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

L’archivio raccoglie i materiali che hai deciso di conservare durante la tua permanenza a Milano, dal 1994 al 2009. Com’è cambiata Milano in quegli anni?

Nei quindici anni in cui sono stato a Milano c’era grande attesa per i cambiamenti che vedevamo all’orizzonte e che dovevano arrivare. I cambiamenti in corso generavano aspettativa. Ora, quando torno, invece di notare i cambiamenti avvenuti cerco di vedere quello che è rimasto. Sono più attratto da quello che è rimasto della Milano che ho conosciuto.

 

Com’è Milano ora?

È un “laminato” di vari interessi. Sono nettamente più leggibili ed evidenti le sembianze di una capitale globale, Milano sta assumendo l’aspetto di una potenza crescente.

 

Com’è nata l’idea di aprire il tuo archivio personale al pubblico?

Volevo condividerlo, modificarlo con gli altri perché possa sempre essere in evoluzione. Irene Crocco della galleria Viasaterna ha pensato di ospitare questo archivio con un progetto in itinere che durerà per un intero anno.

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

Quanto è stato importante l’incontro con una galleria come Viasaterna per la realizzazione di questo progetto?

Molto. Viasaterna ha finora condotto mostre di respiro contemporaneo, molto diverse tra loro, e con un interesse spesso molto vicino alla fotografia. Portare Milan Unit in Viasaterna ci ha dato la possibilità di lavorare a una mostra non definita a priori, ma, al contrario, dinamica, per un archivio ancora non concluso.

Per certi versi questa mostra mette in scena la tua evoluzione professionale. Per altri permette di sondare il tuo modo di ragionare e di organizzare il mondo. Hai lasciato fuori dall’archivio qualcosa? C’è del pudore nella scelta?

C’è sicuramente una selezione, una mostra non era sufficiente a mostrarlo nella sua interezza. Il pudore sta nella prudenza di non investire chi guarda. Il materiale in mostra è di diversa natura, dalla cultura grafica, a quella più d’istinto, a quella della fotografia. Non era necessario riempire lo spazio di Viasaterna, ma lavorare grazie a una strategia di sviluppi, anche verticali, dei piani della Galleria. Il percorso finisce con Milan Unit, il lievito madre, la fonte dell’intera installazione.

La tua permanenza a Milano ha coinciso con il passaggio da analogico a digitale che si riflette nell’archivio. Come hai vissuto questo cambiamento epocale?

Non sono mai stato sposato a un'unica fotografia, né nella pratica attraverso il mezzo, né in generale nella cultura visuale che ho sviluppato lungo la mia carriera.

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

Una mostra è sempre intima, questa forse lo è ancor di più. Cosa ti ha portato a metterti a nudo così?

Per aver uno scambio è sempre necessario aprirsi. Sono curioso di scoprire cosa succede se altre persone diverse da me “entrano” nell’archivio. Voglio proporre un uso dell’archivio che generi ancora significato, nuovo senso.

Oltre al materiale fotografico ci sono effetti personali, quel che di solito sfugge a una mostra. Ci fai qualche esempio? (es. modellini macchine, cartoline).

Molti dei materiali contenuti nell’archivio sono liste, appunti, segni fatti su un foglio da me o da chi conversava con me, momenti della vita anche fuori dalle abituali ore di lavoro. Come ho detto poco fa, Milan Unit è un “laminato” di tanti temi e correnti: dall’economia, al commercio, alle identità transnazionali, con alla base sempre una ricerca fotografica.

I materiali sono tutti originali e a disposizione del pubblico. Come avete deciso di allestire la mostra perché l’organizzazione da archivio si coniugasse con l’esigenza di aprirsi a un pubblico numeroso?

La mostra si sviluppa in più unità, che sono anche spazi in cui il visitatore può esaminare documenti, provini, che può scegliere di stampare e incorniciare. Alcune sale della mostra possono essere considerate delle micro project room, luoghi di produzione anche per chi entra, visita la mostra e acquistando un’opera, può scegliere dove e come dovrà essere allestita durante la mostra che l’anno prossimo concluderà l’esperienza Milan Unit in Viasaterna. E’ come se Milan Unit fosse una meditazione sul concetto di archivio, soprattutto su come questo possa animare uno spazio.

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

C’è una punta di narcisismo nel “fare della propria vita un’opera d’arte”?

Certo, si corre sempre il rischio di produrre qualcosa di narcisistico, ma questo esiste sempre, anche soltanto possedendo una propria pagina Facebook. Questo archivio è come il taccuino di un viaggio di quindici anni, e mi domando se quel periodo fosse in realtà una personale performance. Tutto quello che è in mostra nasce da un flusso costante, un cieco interesse verso le cose della vita, non esclusivamente la mia. Accade spesso che i fotografi raccolgano materiale perché tutto rimanga, per avere dei ricordi aperti, pronti per essere ripresi in mano.

Immagino che l’archivio sia in continua evoluzione, lo dimostra il titolo che lascia pensare a molte altre Units. Progetti una mostra di questo genere su scala ancora maggiore, più avanti nel tempo?

L’archivio Milan Unit tenta di stringere un cerchio, attorno ad una fase della mia vita: quindici anni a Milano. Ora per sopravvivenza personale devo dare ascolto alle esigenze della vita post Milano. Se anche pensassi a una data iniziale e una di chiusura di quel periodo la realtà e la vita non seguono mai un ordine preciso, lineare. Ho scoperto che l’archivio non è mai perfetto, accettando mancanze e imperfezioni durante il processo di archiviazione. Il mio archivio, quello complessivo e totale del mio lavoro e della mia vita, non è ancora terminato.

 

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

Ramak Fazel, Milan Unit, Mixed Media, 1994-2009 © Ramak Fazel, Courtesy Viasaterna

milanunit.it


di Stefano Annovazzi Lodi / 22 Settembre 2017

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