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Intervista al regista Luca Guadagnino

Il racconto di A Bigger Splash, un film ambientato a Pantelleria: dai luoghi della sceneggiatura alla locandina disegnata da un artista francese

Nel nuovo film del regista e sceneggiatore Luca Guadagnino, lo spazio è il protagonista. Presentato quest’anno alla Mostra del cinema di Venezia e al London Film Festival, A Bigger Splash, ora nelle sale italiane, è ambientato nella piscina di un elegante dammuso di Pantelleria.
L'idea della sceneggiatura nasce da La Piscine, il film di Jacques Deray girato in Costa Azzurra e dall’opera di David Hockney, vera e propria icona della pop art britannica anni '60, intitolata appunto A Bigger Splash.
Di luoghi, cinema e della nuova locandina ideata da Pierre Marie – artista francese che disegna per Hèrmes e Nina Yashar – abbiamo parlato con il regista e sceneggiatore Luca Guadagnino.

Perché quei luoghi?
La scelta è dettata dalla mia necessità di trovare sempre uno spazio che possa funzionare come protagonista, ovvero dalla mia idea che nei film non esiste soltanto il protagonista che è l’attore o l’attrice, ma che gli elementi costitutivi possano essere alla pari dell’elemento umano e in particolare modo dell’elemento attoriale.

Che senso ha lo spazio?
Ha un senso fondativo tanto quanto la figura umana o la musica. Pantelleria ha uno spazio non riconciliato, come un luogo di attrazione, quasi direi da medusa ipnotica. È un posto di respingimento assoluto, ti attrae e ti respinge, in questo senso si integrava molto bene rispetto alle dinamiche implose dei quattro protagonisti. Personaggi che ritroviamo attorcigliati attorno a un serpente nella locandina disegnata da Pierre Marie Agin. Quando ho cominciato a ragionare sulla comunicazione, ho scoperto questo designer/art director che disegna sia pattern per foulard e carta da parati per Hèrmes sia per la galleria di Yvon Lambert. Una persona straordinaria e un artista la cui curiosità era per me motivo di grande ispirazione. Attraverso numerose visioni del film, è nato il disegno.

L’elaborazione grafica nasce dopo aver girato il film, ma ne fa comunque parte. Qual è stato il momento più critico?
Penso che sia tutto molto complesso, tutto molto difficile. Non c’è un pezzo in particolare della fase della lavorazione di un film che sia più difficile o meno di un altro. Per me il cinema è sempre un andare contro e mai a favore di vento.

Non c’è tensione?
Sono tensioni che non si scaricano mai perché rimangono sempre negli strati subconsci della memoria. Faccio ancora sogni di lavorazioni di film o opere realizzate anni fa. Come diceva Fassbinder: «Il cinema è una puttana santa», quindi è una debosciata virtuosa, è uno stimolo che produce una costante forma di intensità.

Verso quale direzione?
A me interessava la direzione della creazione di oggetti del cinema che possano funzionare come linguaggio universale. La possibilità di utilizzare degli strumenti espressivi di alto livello, attori importanti o comunque attori bravi, mezzi tecnici di un certo livello anche se usati con semplicità.


di Francesca Esposito / 15 Dicembre 2015

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