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Intervista a Roberto Sironi, tra rituali e tradizioni

Il giovane designer ci conduce con i suoi lavori in un viaggio alla scoperta di luoghi suggestivi, antichi materiali e vecchi riti. Dai timbri per il pane alle ceramiche etrusche

Roberto Sironi, classe 1983, è un giovane designer che si è formato al Politecnico di Milano, dove attualmente lavora come ricercatore. Roberto è spinto dal forte desiderio di raccontare storie attraverso i suoi lavori grazie ad un’attenta ricerca che coinvolge diversi aspetti, dai rituali e riferimenti antropologici, fino alla memoria storica, passando per la progettazione con un approccio contemporaneo. Ha l’ambizione di mostrare il potenziale espressivo di ogni materiale con uno stile minimale, recuperando gesti della tradizione e cercando di interpretare la poesia degli oggetti. Ogni progetto è un piccolo viaggio in luoghi spesso dimenticati, fatto di nuove scoperte e persone incontrate lungo la via, per riportare in vita il passato con gli occhi del presente.

Nei tuoi lavori il design coincide con il recupero di antiche tradizioni, qual è la tua visione?
Personalmente penso che guardare nel passato sia un modo per progettare il futuro. Sono interessato a quelle storie che sono parte importante delle nostre radici storiche e sociali e il design è un modo per poterle rivivere, raccontare e tramandare. Non c’è nostalgia in questo percorso, ma la consapevolezza che alcuni dei comportamenti, delle abitudini e dei modi di vivere del passato sono importanti per riflettere sulla nostra quotidianità.

Come pensi che le materie prime possano diventare espressione di una storia?
Quando si parla di materiale – oltre che dalle caratteristiche estetiche e funzionali – sono affascinato dalla provenienza geografica, da come l’uomo è riuscito a ricavarlo dalla terra, da un albero o da una montagna, da come è stato lavorato nel corso degli anni grazie alle diverse tecnologie a disposizione. Credo che i materiali siano portatori di conoscenza nella loro essenza.

Come è nato Madre Pane?
Madre Pane è nato da un viaggio a Matera, città meravigliosa e ricca di storia. L’antichissimo pane di Matera e la tradizione di timbrarlo, i colori della case scavate nella roccia, il contesto naturale e paesaggistico così incontaminato e mediterraneo mi hanno spinto a creare degli oggetti che potessero esprimere le emozioni e le sensazioni che ho vissuto in quel luogo. Mi piace pensare che l’intensità di un progetto derivi molto dall’intensità emozionale del viaggio che lo ha scaturito.

A quale altro progetto sei particolarmente legato?
In particolar modo ai Buccheri, dato che sono i primi vasi che ho realizzato e che si ispirano alle lavorazioni ceramiche etrusche, un popolo che amo particolarmente proprio per la loro produzione artistica. I Buccheri poi sono realizzati a Gubbio ed ogni volta è un piacere andare in questa città medioevale, di cui scopro sempre nuovi particolari storici e artistici.

Chi o cosa ti ha influenzato?
Capita che l’idea nasca dall’incontro con gli artigiani. Nel caso del progetto Cascina sono stato da un ceramista per realizzare degli oggetti in terracotta e ho scoperto il cotto lombardo, un mix di due argille del territorio che l’artigiano stesso estrae da una cava e con il quale realizza pavimentazioni per il restauro di chiese e architetture lombarde di fine '800 ed inizio '900. Visitare direttamente i laboratori artigianali rimane uno dei modi migliori per prendere spunti e farsi venire delle idee.

Programmi futuri.
Proseguire su questa strada, lavorando con nuovi materiali e cercando nuove suggestioni legate all’identità storico-artistica italiana, ma anche di altre realtà e paesi nel mondo.
E poi continuare come research fellow al Politecnico di Milano, combinando la progettazione con l’attività di ricerca.

www.robertosironi.it

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