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Lifestyle e interior, "così è rinata Maison Lacroix"

Sacha Walckhoff, direttore creativo del marchio fondato da Mr. Christian, racconta le iniziative in occasione dei 30 anni della maison

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Sacha Walckoff è alla direzione creativa di Maison Christian Lacroix dal 2010, e ci incontra per parlare della casa di moda, tra ricordi del passato, progetti presenti e sogni futuri. (Foto: Neil Bicknell)

Quando Christian Lacroix è uscito dalla maison, nel 2009, è stato Sacha Walckhoff (il suo braccio destro), ad assumerne la direzione creativa. All'inizio, è stata una vera sfida: Maison Lacroix stava crollando e l'idea di rilanciarlo con un'impronta più orientata al lifestyle e all'interior design era l'ultimo tentativo per non diventare una meteora nel panorama mondiale della moda.
Sacha Walckhoff naturalmente è un nostalgico: oltre ad aver lavorato per 18 anni a fianco di Mr. Christian Lacroix, visita spesso gli archivi delle collezioni Haute Couture, e ogni giorno, tramite il suo lavoro di direttore creativo, cerca di tenere fede a quelli che erano i principi e le ispirazioni sui cui è stato fondato il marchio, reinterpretandole in chiave contemporanea.

Nel 2018, il brand compirà 30 anni. Per l'occasione, Walckhoff ha lanciato una collezione decisamente speciale. L'abbiamo incontrato, e per parlare di passato, presente, e futuro.

Leggi anche → 30 anni di Christian Lacroix in un'unica collezione

Iniziamo dalla notizia più recente: una collaborazione con l'artista multimediale newyorkese Brian Kenny per celebrare il 30° anniversario della Maison. Di che si tratta?
Ho chiesto a Kenny di reinterpretare le stampe dei foulard disegnate 20 anni fa da Christian Lacroix in una chiave contemporanea che celebrasse la moda e la libertà, combinando gli abbozzi couture di Christian con eccentrica esuberanza. Il risultato sono dei disegni pieni di umorismo, con animali e ragazzi che indossano abiti di alta moda.

Foto di Gregoire Alexandre 

E qual è il messaggio che c'è dietro?

Volevamo interpretare con leggerezza il tema della progressione, mostrando al pubblico stampe che esprimessero la sfarzosità degli anni '80 (con i suoi sogni di denaro e potere) e la attualizzassero ai tempi di oggi, dove quei valori sono più discutibili e la libertà dell'individuo e della collettività è più importante di quelle che sono, secondo me, le tematiche del successo e dell'egocentrismo del singolo. Questa collaborazione, naturalmente, si rivolge a un pubblico giovane che non conosceva gli anni '80, e per me era davvero importante coinvolgere un giovane artista come Brian, che esprimesse la sua arte e la sua visione per comunicare in maniera efficace.

Sei il direttore creativo di una maison che spazia dalla moda al design. Qual è il modo migliore per creare coerenza tra questi due mondi?
Lavoro ormai da 25 anni per la maison e, per più di 18 anni fianco a fianco di Christian, quindi ne ho viste davvero delle belle.
Il marchio si è evoluto molto negli anni, e da quando Christian ha lasciato il gruppo le collezioni Couture e pret à porter sono in sospeso. Pero', abbiamo sviluppato nuove linee. L'idea, è quella di riprendere i concetti principali che hanno reso Lacroix un brand riconoscibile e famoso nel mondo, come "Joie de Vivre", "Colors" e "Lavishness" e creare nuove stampe, come quella che vede protagoniste le farfalle e che è diventata per noi un vero marchio di fabbrica.

Foto di Richard Powers

E più ampiamente, come si è evoluta l'industria della moda negli ultimi anni?
Prendiamo ad esempio un arco temporale di 15 anni per darci un limite. L'industria della moda da allora si è evoluta molto, e la mia più grande sfida è quella di mantenere la mia creatività libera. È una sfida complessa in un mondo in cui, sfortunatamente, il denaro governa sempre di più. Se guardo indietro, sento molto la mancanza dell'appeal e dell'esclusività del mondo della moda di quando ho iniziato io. I confini tra il lusso e la produzione di massa erano davvero marcati, così come la distinzione tra grande stile e cattivo gusto era netta. Oggi è tutto più sfocato. Forse è questo il vero motivo per cui ho cercato, negli ultimi anni, di portare il mio lavoro verso il design degli interni, che fortunatamente tutt'ora è basato sulla creazione e sulla ricerca del bello, a lungo termine.

A proposito di interior design, hai una splendida casa a Parigi e l'hai arredata tu stesso. Quale stile hai scelto e perché?

Ho seguito il mio gusto personale. Non c'è alcun processo mentale o ragionamento complesso dietro la mia casa: solo un "amore a prima vista" per l'arte contemporanea e il design, tra cui le mie creazioni per Lacroix. Ho uno stile eclettico, amo vedermi come un "minimalista massimo". Adoro la bellezza in tutte le sue forme e penso che trovare il giusto equilibrio tra elementi contrastati sia elettrizzante. Dal guardaroba - un po 'scuro e drammatico - alla camera da letto più accogliente, fino al salotto decisamente artistico: ogni stanza racconta una storia.

Foto di Richard Powers

Ci racconti come sono stati quei 18 anni a fianco del signor Lacroix?

Ho incontrato Christian per la prima volta negli anni '90, e abbiamo subito iniziato a lavorare insieme. Per me, la maison Lacroix è davvero una seconda casa. Ciò che ricordo con più affetto e nostalgia, è la maniera in cui Christian guardava le cose. Era affascinante osservare come le idee crescevano e sbocciavano costantemente nella sua mente. Lavorare al fianco di Christian mi ha permesso di guardare al mondo e alle persone in maniera differente: ho smesso di pensare al giusto e allo sbagliato, e ho iniziato pian piano a mettermi nell'ottica di comprendere piuttosto che giudicare. Grazie a lui ho una mente aperta, che penso sia la più grande una ricchezza nella vita. L'unica cosa che ci permette di ampliare la portata di ciò che è possibile.

Foto di Neil Bicknell

christian-lacroix.com


di Valentina Mariani / 31 Gennaio 2018

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