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"Il male dell’architettura contemporanea è l’ego". Intervista a Isay Weinfeld

Gestalten gli ha appena dedicato un nuovo libro, ma l'architetto brasiliano non si dà mai delle arie: "a guidarmi è il cliente".

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Photography by Bob Wolfenson, from Isay Weinfeld, Copyright Gestalten 2018

Tra i nomi più importanti dell’architettura contemporanea brasiliana e mondiale, Isay Weinfeld spicca per l’ineguagliabile eleganza dei suoi progetti. In un felice incontro tra gusto tropicale e la grande eredità del modernismo internazionale anni 50, le sue opere - come Casa Grecia o il 360° Building - recano un’inconfondibile pulizia delle linee che coniuga l’esasperata funzionalità a una bellezza mozzafiato. 

Un’intervista a Isay Weinfeld era quanto di meglio potessimo fare per conoscere questo grande architetto brasiliano, noto per le sempre più rare doti di modestia e riserbo. L’occasione è una nuova pubblicazione su di lui: Isay Weinfeld, An Architect from Brazil (Gestalten). Un bellissimo libro fotografico di oltre 300 pagine che permette di scoprire, attraverso più di 50 progetti, la sua quarantennale carriera.

Un percorso iniziato nel 1973, quando Weinfeld ha aperto il suo primo studio a São Paulo, dov’è nato nel 1952. Da allora ha progettato case, hotel, negozi, edifici, in Brasile ma non solo: come le due torri di 11 piani del suo Jardim a New York, le residenze del Four Seasons resort “Tropicalia” nella Repubblica Dominicana, l’Hotel Fasano Las Piedras in Uruguay. 

La “firma” di Weinfeld è nel grande equilibrio con cui fonde razionalità e natura: grandi vetrate chiudono volumi incorniciati dal cemento e operano come sipari trasparenti da cui osservare il verde e gli specchi d’acqua, magari seduti in sale da pranzo rialzate. Gli ambienti sono collegati da lunghi corridoi, mentre grandi porte scorrevoli o porte finestre collegano raffinati interni in legno con cortili ed esterni lussureggianti. Il risultato di quest’estetica limpida è che i suoi progetti risultano emozionanti e, pur nelle differenze, comunicano una sensibilità comune: quella di Isay Weinfeld, che come ogni grande artista progetta tutto, anche gli interni, e preferisce che a parlare siano le opere. Ma noi ci siamo permessi di disturbarlo. 

Mr. Weinfeld, la sua reputazione di persona sobria la precede: sembra che lei sia “un’archistar suo malgrado”. Come convive con il suo apprezzamento a livello globale?

Mi sento davvero felice del riconoscimento che ha ottenuto il mio lavoro, ma non mi piace molto stare sotto i riflettori.

In alto a sinistra, copertina di Isay Weinfeld, An Architect from Brazil (Gestalten). A destra e in basso: Casa Grecia, foto di Leonardo Finotti, from Isay Weinfeld, Copyright Gestalten 2018. In quest'abitazione a San Paolo (2009) Weinfeld ha incorporato nel progetto i grandi alberi già presenti sul terreno, creando piccoli cortili e giardini per dare loro spazio, come se la casa si sviluppasse intorno a loro. Ne deriva un eco-sistema di 1900 mq che fornisce luminosità e ventilazione ai 4 volumi abitativi. Quanto ai materiali, ha usato placche di cemento di ghiaia sabbiato (zona notte e sala da pranzo); calcestruzzo a vista (ufficio); tavole di legno (aree ricreative).

Una volta ha dichiarato che il male dell’architettura contemporanea è l’ego. Può spiegarci in che senso? 

L'ego dell'architetto non deve superare i desideri o le esigenze del cliente nel processo di progettazione.

Sappiamo che lei non ama essere ricondotto a nessuna scuola o stile, ma leggiamo anche etichette come “modernista Bauhaus” o “minimalista”. Le piacciono? 

No, non mi piacciono. Ma penso che la gente abbia bisogno di classificare, di etichettare per comprendere, credo.

Non è un segreto che lei si ispiri più alla musica e al cinema che all’architettura. Ma avrà di certo una “playlist dei grandi architetti”. Può farci qualche nome?  

Lina Bo Bardi, Herzog & De Meuron, Kazuyo Sejima, Ryue Nishizawa, John Pawson, Luis Barragan, Mies van der Rohe…

Foto di Fernando Guerra, from Isay Weinfeld, Copyright Gestalten 2018. Casa Geneses (2011) è una residenza di 2700 m² su un terreno di forte pendenza. Si accede da un sentiero che attraversa il ricco giardino tropicale. Al piano superiore, una grande sala per la socializzazione, dal pavimento in legno e organizzata grazie all’uso funzionale del mobilio. Le porte vetrate su entrambi i lati si aprono sul giardino come in un cinema, garantendo l'integrazione tra interno ed esterno. Sullo sfondo, un volume rosso contiene una sala da pranzo in stile giapponese.

Tutti i suoi progetti hanno identità diverse ma una grammatica comune. Può svelarci qualche “principio guida” del suo modo di progettare, e se questo cambia nell’affrontare un’abitazione, un hotel, un negozio o un edificio?

A guidarmi sono sempre il cliente e il sito. Quello che succede è che questa “combo” sia ogni volta unica, quindi è semplicemente naturale che ogni progetto si riveli/appaia diverso dall’altro. Quello che hanno in comune è il fatto che tutti questi progetti germinino da qualche parte, in mezzo a questo variegato assortimento di riferimenti, a sua volta preceduto da molteplici interessi e gusti che ho in mente.

Sappiamo che lei progetta tutti gli aspetti dei suoi lavori, dal piano generale ai dettagli interni. Ma qual è la direzione, dal generale al particolare? Ha mai iniziato da un dettaglio e poi hai creato l'intera immagine?

Di solito, in effetti, la direzione è dal macro al micro. Può accadere, tuttavia, il contrario: come è avvenuto nel progetto per l'Hotel Fasano a San Paolo. Il cliente, Rogerio Fasano, ha portato un mattone scuro al nostro primo incontro, e questo mattone - il suo colore e la sua consistenza - ha creato il tono e l'atmosfera del design dall’inizio.

Foto di Fernando Guerra, from Isay Weinfeld, Copyright Gestalten 2018. Nel condominio 360° Building a San Paolo (2013), ispirato ai blocchi del gioco “Jenga”, Weinfeld ha ricavato una terrazza privata per ogni appartamento, garantendo spazi aperti, luminosi e sicuri pur nella difficile realtà cittadina. Ne risultano 62 "case con cortili". Notevole la passerella d’accesso al 1° piano, sospesa su uno specchio d’acqua. 

Con il famoso “edificio 360º” lei ha mostrato un'alternativa al modello di case multifamiliari verticali che "semplicemente impilano le unità abitative". Cosa ne pensa della crescita dell'architettura verticale nel mondo? Sta andando in una direzione socialmente responsabile?

Sono per una pianificazione urbanistica coerente. La verticalizzazione in sé - orientata al sociale o meno - ha i suoi pro e i suoi contro, ma inserirla nel piano urbanistico della città aiuta certamente a ridurre al minimo gli aspetti negativi.

Un progetto per New York City, come il suo Jardim, condivide le stesse sfide e preoccupazioni di uno per San Paolo? Qual è stata la differenza più grande nel lavorare nelle due grandi città?

Le differenze sono tecniche, credo - tecnologia disponibile, codice di costruzione in vigore, ecc.

Per il progetto di una torre di 75 metri a Vienna, l’Unesco le ha chiesto di abbassare l'altezza dell'edificio per proteggere il centro storico. Com’è finita?

Sono state compiute alcune modifiche e il progetto è stato approvato dal Consiglio comunale.

Foto di Fernando Guerra, from Isay Weinfeld, Copyright Gestalten 2018. L'Hotel Fasano Las Piedras a Punta del Este, in Uruguay. Si trova su un’area arida e rocciosa di 480 ettari. D’accordo col cliente e nel rispetto del sito, Weinfeld ha evitato la costruzione di grandi edifici, ideando dei moduli posati “naturalmente” sul terreno come le pietre stesse del luogo. Reception e ristorante sorgono nelle strutture originali del proprietario. Le altre sono 20 bungalow (80 e 120 m²), spa, piscina, bar, sala per feste, campi da polo e centro equestre.  

Parlando dell'architetta Lina Bo Bardi, lei ha detto una volta che "gli italiani hanno un rapporto molto forte con la cultura del Brasile". Come descriverebbe questa relazione? Passa attraverso l'identità architettonica di questi due paesi?

Non ricordo di averlo detto, ma la nostra cultura è stata molto influenzata dalla cultura italiana, senza dubbio. Dagli ultimi decenni del 19° secolo fino agli anni '60, molti italiani sono emigrati in Brasile e la loro influenza è ovunque: nel cibo, nell’arte, nello sport, ecc.

C'è qualche architetto italiano che considera più vicino alla sua filosofia?

Sono un grande fan di Gio Ponti.

Foto di Leonardo Finotti, from Isay Weinfeld, Copyright Gestalten 2018. Il progetto Livraria da Vila presso lo Shopping Cidade Jardim, come quello del bookstore ad Alameda Lorena, punta alla valorizzazione del prodotto e al comfort del cliente. Occupa 2.300 m² su due piani e presenta un'elegante scala tipicamente "Weinfeld".

A quali progetti stai lavorando al momento?

Come sempre, a un mix molto vario tra case private, uffici, edifici residenziali, ristoranti, hotel, ecc.

Una volta ha detto che le piacerebbe progettare un bordello o una stazione di servizio... ha avuto fortuna?

Sfortunatamente no. Sto ancora aspettando un’opportunità…

isayweinfeld.com

 


di Roberto Fiandaca / 8 Febbraio 2018

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