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Elle Decor Italia

Viaggio nella Cina della Middle Class: intervista a Luca Nichetto

Il designer veneto-svedese racconta la sua scalata a Oriente e la sua avventura come direttore creativo di Zaozuo

18 i progetti alla Design Week di Milano, dei quali 10 le novità. 400 quelli realizzati in 15 anni di carriera. Non si scorda di: O-Space, la lampada per Foscarini (del 2003, il primo progetto); Robo, la seduta per Offect (del 2010, la prima collaborazione in Scandinavia); La Mise, il divano per Cassina (del 2012, la prima sfida con un big italiano); Nichetto, la collezione di arredi per De La Espada (del 2014, il primo brand che porta il suo nome).

Premiato nel 2009 come miglior Young Talent dal network internazionale di Elle Decor, Luca Nichetto in Italia sembra non riscaldare gli animi di tutti. Tant’è che ha fatto discutere, primo fra tutti Beppe Finessi, il mancato Compasso d’oro nel 2014, proprio alla seduta Robo. Ma il designer veneto-svedese, quarant’anni ad aprile e padre da circa un anno di Jack, pare non curarsene. “Metto le energie nelle cose che mi interessano. Per tutto il resto c’è la newsletter”. Che invia con regolarità.

Quando si lavora tanto e si vive in provincia o defilati dal sistema mediatico, aggiornare è una soluzione laica ed efficace. E Nichetto, che non è un ingenuo, lo ha capito subito. Così come subito ha capito che cambiare scala di progetto, passando dall’oggetto all’interior design, e prospettiva, da una dimensione locale a una più internazionale, gli avrebbe consentito di crescere. E di evolvere verso un profilo più imprenditoriale.

Ed è proprio leggendo la newsletter che scopriamo di Zaozuo, l’azienda di Pechino con la quale collabora da circa due anni. Una liaison professionale di estrema attualità.

La Cina è sempre più vicina se pensiamo al neo brand Queebo di Stefano Giovannoni, appena presentato, e alla collaborazione di Neri & Hu con aziende del calibro di Kvadrat e Poltrona Frau. Ma anche alla collezione PlayPlay di Lanzavecchia+Wai per la Journey East di Singapore.

Era novembre di due anni fa quando Shu Wei, imprenditrice cinese poco più che trentenne, gli scrive invitandolo a collaborare con la sua neonata azienda. La ragazza, forte di una laurea a Stanford, ha le idea chiare: progettare un’impresa in grado di soddisfare l’orizzonte aspirazionale della middle class cinese. “Una generazione colta con una discreta disponibilità economica. Sensibile alla nostra cultura”.

L’editore con gli occhi a mandorla adotta il modello di start up americana. La sua produzione non è vincolata a una specifica tipologia produttiva: a catalogo ogni tipo di arredo, inclusi complementi e tessuti. L’unico obiettivo è fare del buon design accessibile. 47 i fornitori e circa 90 i dipendenti. Tutti cinesi. “Ma non è detto che un giorno non produrranno in Italia per vendere in Cina” puntualizza il designer.

Ma anche Luca Nichetto ha le idee chiare e da progettista, convocato per firmare 10 pezzi, diventa Creative Director. Complici le collaborazioni con &tradition ed Hem, modelli a cui Zaozuo aspira.

Investito del ruolo chiama a raccolta alcuni tra gli amici e i professionisti più accreditati sul campo, occidentale e orientale. Constance Guisset, Richard Hutten, Philippe Malouin, Noe Duchaufour Lawrance, Sebastian Herkner, Ludovica e Roberto Palomba, Claesson Koivisto Rune e Note Design Studio, per citarne alcuni.

“Ho scelto la squadra in funzione dei linguaggi individuali. I CKR perché il loro segno è discreto e mai urlato. Sono architetti e quindi con un occhio di riguardo al contract. Philippe Malouin per l’attitudine materica e lo sguardo industrial. La Guisset per il suo tocco femminile e l’emozione che suscita il cinetismo di certi suoi pezzi. I Palomba per l’inconfondibile tocco continental. Noe per il suo taglio hi-class: lavorando con i marchi di lusso come Air France ed Hermes sarà interessante vedere come dialoga con l’affordable.

L’operazione ha anche lo scopo di divulgare la cultura del buon progetto in una parte di mondo che per cinquant’anni ha vissuto al buio. In Cina l’impatto del design sul mercato è notevole: una sedia ben fatta la comprano in tanti perché ne hanno bisogno. Stanno imparando a riconoscere e dare valore all’originale. Impareranno presto a esportare lealmente, dimenticandosi delle copie” afferma Nichetto. L’intera collezione sarà pronta e presentata il prossimo anno.

“Il vero problema di lavorare là è la difficoltà di controllare la qualità. E’ una questione di approccio mentale. Ma anche far fronte alle dimensioni delle aziende: sono talmente grandi, che per ora è impensabile lasciarle in modalità stand-by un anno per sviluppare un prototipo. Ma ci arriveranno anche loro: sono curiosi e il loro entusiasmo è contagioso”.

Ma questa di Luca non è la prima volta in Cina. Già nel 2013 ha disegnato il Tales Pavilion vicino all’art district di Pechino, una showroom per i distributori di Foscarini, Moroso, Seletti, Petit Fritture, Ibrid e Diesel e da allora è ospite fisso della Beijing Design Week di Beatrice Leanza. Il futuro è ancora orientale. “La cinese Red Stars, in collaborazione con Ucca (Ullens Center of Contemporary Art), per festeggiare il trentesimo anniversario mi ha coinvolto insieme a Kenia Hara, Kengo Kuma e Jurgen Bej. A ciascuno di noi ha chiesto di progettare un ambiente domestico, a me è stato assegnato il living”. Insomma, impara l’arte e mettila (anche) dall’altra parte.  

nichettostudio.com

zaozuo.com

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→ Alla Design Week di Pechino, Luca Nichetto presenta i progetti per Zaozuo


di Paola Carimati / 3 Maggio 2016

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