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Luigi Serafini, "grazie al Codex posso stare fuori dal sistema dell'arte"

Da Ai Weiwei al mercato dell'arte contemporanea, lo sguardo di un artista che continua a vivere in parallelo

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Getty Images

Il Codex Seraphinianus di Luigi Serafini è un oggetto-libro-operadarte che ha del leggendario, complice il mistero che da sempre circonda il suo autore, artista definito di volta in volta surrealista o lisergico, una laurea in architettura e la snobberai necessaria a provare a sfondare col disegno. Uno che riesce a spaziare dal design alla fotografia restando fedele a se stesso, a lavorare nel mondo dell’arte rimanendo lontano anni luce da quello del lusso e delle aste milionarie.

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Pubblicato nel 1981 da Franco Maria Ricci, il Codex raccoglie nelle sue 360 pagine oltre mille disegni di Serafini e testi scritti in una lingua incomprensibile. Il libro è l’enciclopedia di un altro pianeta, scritta in una lingua che non esiste e suddivisa in più parti che trattano argomenti come la botanica, la zoologia e la mineralogia, la moda, la gastronomia, l’architettura e la tecnologia. 

Il volume, che negli anni è stato definito “il libro più strano del mondo”, è stato ripubblicato nel 1996 da Rizzoli ed oggi è considerato un vero e proprio cult con estimatori che vanno da Tim Burton a Roland Barthes e circa 70mila copie vendute in tutto il mondo (essendo scritto in una lingua incomprensibile, non ha bisogno di traduzioni).

 

A distanza di oltre quarant’anni (nonostante sia stato pubblicato nell’81, il progetto del Codex è iniziato nel 1976), Luigi Serafini, intervistato da Camillo Langone sulle pagine de Il Giornale, torna a parlare del Codex per dire la sua sul mercato dell’arte contemporanea.

Di Ai Weiwei, anzitutto, “amato soprattutto in Occidente, perché dissidente. È una questione politica, è un po' quello che successe coi dissidenti sovietici, scomparsi dopo il crollo del muro. Guarderei invece ad artisti come Yue Minjun, Qiuchi Chen, Fang Lijun, eccetera”, ma anche di un sistema dell’arte alternativo, che prescinde dai galleristi e dai critici, come quello generato appunto dal Codex, “che ha generato in questi tempi una vera e propria economia diffusa, ma al di fuori del sistema dell'arte (altrimenti detto Bolla). E questo grazie alle compravendite delle varie edizioni del Codex, stimate in circa 100mila copie dal 1981 a oggi. Nonostante il prezzo elevato del libro, questa economia ha interessato e continua a interessare un pubblico vastissimo in tutto il mondo, come si può ricavare navigando un po' su eBay, Amazon, Ali Baba, eccetera.”

Un giro d’affari da cui Serafini non riceve alcun beneficio economico, fatte salve le royalties, ma che gli permette comunque di stare lontano da un meccanismo che, "anziché tutelare l’arte, la distrugge”.


di Carlotta Marelli / 22 Novembre 2017

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