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Elle Decor Italia

Il presente ha molte storie, e Miart 2018 è il posto giusto per ascoltarle

Arte moderna, design e sperimentazione. Alessandro Rabottini, direttore artistico di Miart, ci guida alla scoperta della fiera milanese spiegandoci perché ‘Il presente ha molte storie’

miart-2018

‘Luminarie’, 2017, installazione in acciaio, rame e micro Led di Sabina Belfiore Lucovich. In mostra nella sezione Object dedicata al design da collezione. 

Miart 2018: opere dagli inizi del ’900 a oggi, 6 sezioni, 7 premi, 60 curatori, 186 gallerie internazionali da 19 Paesi, 62 nuovi partecipanti. 

“Una fiera è una struttura che deve accogliere tantissime realtà diverse. Così, a differenza di una mostra in un museo, è fondamentale il dialogo con le gallerie e le istituzioni che ne fanno parte, tenendo ovviamente conto delle esigenze del mercato”. 

Ci spiega così, Alessandro Rabottini, la sua direzione artistica dell’ultima edizione di Miart (le date di Miart 2018 sono dal 13 al 15 aprile, Fieramilanocity, Milano).

“Non è una questione di gusto personale o di scelte ‘curatoriali’, ma più di registrare cosa sta accadendo nel mondo dell’arte”, continua. 

Foto: Marco de Scalzi

E come? “Con una fiera che guardi al presente nelle sue molteplici dimensioni, tanto alle radici storiche quanto alle sperimentazioni più attuali. Con opere dai primi anni del Novecento fino alle più recenti esperienze internazionali”. 

Miart 2018, 186 espositori, dei quali 77 provenienti dall’estero (oltre ai nomi europei, Brasile, Canada, Giappone, Hong Kong, Sudafrica, USA). Attenzione a ciò che accade nel mondo ma anche rafforzamento dell’identità in una fiera concepita su misura della città che l’accoglie. 

“Quando pensiamo a Milano ci vengono in mente il lifestyle, la moda, l’architettura e il design. Ma anche il Futurismo, artisti come Lucio Fontana, Piero Manzoni e ancora Maurizio Cattelan e Francesco Vezzoli. Miart riflette questa caratteristica: la coralità di un racconto senza separazioni predefinite, ma portando nell’arte moderna una progettualità e uno sguardo contemporanei”, dice Rabottini a partire dal ‘claim’ della fiera: ‘Il presente ha molte storie’. 

Dunque un’edizione in grado di riflettere il ritorno sulla scena di figure importanti dell’arte del Novecento, e prima dimenticate (come Giorgio Griffa, Maria Lai, Carol Rama), ma anche di mostrare le ultime tendenze. 

Vincenzo Agnetti, ‘L’idea ferma diventa oggetto fine a se stesso’, 1972 

“Se è vero che possiamo riconoscere dei nuclei dominanti è altrettanto vero che può bastare il linguaggio nuovo di un unico artista a segnare  un cambiamento importante”, ci avverte. “Le nuove tecnologie stanno sicuramente influenzando l’ultima produzione ma questo non esclude l’importanza della pittura figurativa che sta prendendo il posto dei linguaggi astratti o processuali. Arte politica, sociale, attivismo sono il riflesso dei cambiamenti in atto nel mondo. La fotografia si conferma il mezzo utilizzato dagli artisti per raccontare la realtà in un paesaggio che è sempre più contraddittorio e sfaccettato”.

In questo contesto ha decisamente importanza il lavoro dei giovani talenti rappresentato nella sezione ‘Emergent’. “Le nuove leve pensano, sentono ed elaborano le cose in maniera diversa dalle generazioni precedenti. Questo sta determinando il fiorire di linguaggi completamente nuovi che nel giro di pochi anni, ne sono sicuro, ci sorprenderanno”. 

Dunque è il caso di investire, puntando lo sguardo proprio sui più giovani, magari, per iniziare una collezione.

“L’Italia è uno dei Paesi in cui il collezionismo è molto sentito e non è come in Inghilterra dove l’epicentro è solo a Londra. Dai noi esiste un tessuto di gallerie di grande qualità da nord a sud: dalle grandi città ai piccoli centri. In più c’è anche una tradizione al collezionismo che si tramanda dai genitori ai figli. C’è una grande preparazione al punto che i collezionisti in Italia non si avvalgono, come all’estero, degli art-consultant perché sono consapevoli dei propri gusti e hanno voglia di costruire una collezione che rifletta la loro identità”.

Flavio Favelli, ‘Fiori Persiani’, 2009 

All’interno di un panorama a più voci non poteva mancare quella del design da collezione, rappresentato nella sezione ‘Object’, curata da Hugo Macdonald. “Dopo l’eccellente lavoro svolto nelle scorse edizioni da Domitilla Dardi abbiamo scelto una personalità che provenisse da esperienze molteplici”: la prova e la conferma di un approccio multidirezionale e variegato, come suggerito dal concept della fiera.

L'edizione di Miart 2018 si lega al mondo del design anche con il conferimento di premi come quello attribuito da Cedit - Ceramiche d’Italia con l’acquisizione di un’opera di un designer italiano emergente. Ma anche per la presenza di partner come Flos che ha realizzato una maxi installazione, composta dalle luci-scultura Arrangements firmate Michael Anastassiades, nella vip lounge e nel ristorante stellato Da Vittorio arredati per l’occasione da Elle Decor Italia.


di Filippo Romeo / 5 Aprile 2018

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