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Perché la morte di Azzedine Alaïa non riguarda solo la moda?

Il lutto per la scomparsa del couturier tunisino colpisce anche il mondo del design

Getty Images

Azzedine Alaïa

Azzedine Alaïa è morto e il lutto colpisce non solo il fashion system ma il mondo della creatività in senso più ampio. Geniale stilista assurto agli onori delle cronache nei gloriosi ed eccessivi anni 80, il couturier di origini tunisine scomparso ieri a Parigi all’età di 77 anni, è uno di quei nomi che, grazie al suo senso del tridimensionale applicato all’abito femminile, ricorre - insieme a stilisti come Hussein Chalayan e Issey Miyake - ogni qual volta si parli di proficue relazioni, intrecci e contaminazioni tra il mondo della moda e quello del design.

Oggi questa osmosi è sempre più praticata e sono tante le operazioni che utilizzano in differenti settori procedure espressive inedite che danno vita a nuove esperienze fisiche e tattili basate su tessuti che rivestono sì persone ma anche case e cose.

Da qui l’importanza di figure apripista come quelle di Azzedine Alaïa. Quando penso alle sue collezioni, rese innovative da tessuti stretch, tagli al laser e zip, indossate da icone come Grace Jones e Naomi Campbell, che proprio per il suo atteso ritorno aveva appena calcato la passerella dell’Autunno/Inverno, mi torna in mente l’analogia tra le parole abito e abitazione nel senso che davvero le sue creazioni sono disegnate e realizzate, come le case, intorno al corpo umano e alle sue movenze. Un corpo che è capace di trasformarsi, che è sensibile e sensuale.

Non a caso celebrato in importanti mostre a Parigi, Roma e New York come “l’uomo che scolpisce abiti”, Azzedine Alaïa, formatosi giovanissimo all’Accademia di Belle Arti di Tunisi, si è distinto sin dagli esordi per l’abilità dimostrata nel compiere azioni sulla materia capaci di produrre nella moda forme nuovissime esplorando linguaggi che, per vie diverse ma parallele, praticavano negli stessi anni quegli architetti che presto, al suo pari, sarebbero diventati delle star sperimentando la decostruzione o il morphing.

Con la stessa visionarietà, manifestando un raro equilibrio tra storia e modernità, Alaïa ha sperimentato il proprio percorso tagliando e cucendo i suoi abiti in prima persona, dando vita a velluti, pellicce, pelli, lane, cotoni, chiffon, maglieria, arrivando a delineare, come fossero architetture, silhouette cucite sui corpi delle donne mettendone in risalto la figura meglio di chiunque altro.


di Alec Cinque / 19 Novembre 2017

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