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Chi è Kenya Hara, l'uomo che con Muji ha esportato il minimalismo giapponese nel mondo

Art Director del brand e figura di spicco del design nipponico, Hara ha le idee chiare sul ruolo del design e sul suo futuro, in un'ottica culturale e spirituale oltre che estetica

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Getty Images

Se amate il minimalismo giapponese e vi brillano gli occhi davanti alle vetrine di Muji, sappiate che dovete dire grazie a lui: Kenya Hara, il designer che ha esportato l'estetica nipponica nel mondo. Art Director di Muji dal 2001, Hara ha ridefinito nel corso degli anni il nostro modo di percepire la cultura e il lifestyle made in Japan, portando nelle nostre case oggetti e idee che sembrano semplicissimi, nella loro purezza formale, ma celano radici antiche e una precisa visione filosofica.

Prima di diventare una figura di spicco del design internazionale grazie a Muji, Kenya Hara era già una celebrità nel suo paese: graphic designer, docente alla Musashino Art University, la stessa in cui si è laureato, direttore dell’Hara Design Institute, autore di libri acclamati dalla critica come  "White" e "Designing Design", curatore delle cerimonie di apertura e chiusura del Giochi Olimpici di Nagano nel 98, nonché di numerosi altri eventi e mostre.
Una in particolare è quella che gli cambia la vita. Nel 2000 va in scena la sua personale "Re-Design: The Daily Products of the 21st Century". Hara chiede ad amici e colleghi designer e architetti di ripensare oggetti di uso quotidiano, dalle bustine di tè ai pannolini, infondendogli una nuova vita. E così ad esempio Shigeru Ban realizza la carta igienica quadrata, più facile da impilare, e Karou Mende trasforma in fiammiferi dei ramoscelli secchi, rendendo tangibile l'essenza del fuoco.

A quella mostra partecipa anche Ikko Tanaka, allora Art Director di Muji, e ne resta assai colpito, tanto da chiedere ad Hara di prendere il suo posto alle redini di una realtà fondata nel 1976, che è già affermata in Giappone, ma sconosciuta nel resto del mondo. E proprio conquistare il mondo è il suo obiettivo.

@ Carlo Fico - il nuovo negozio Muji a Milano

Perché proprio Hara? A renderlo speciale è la sua capacità di reinventare l’ordinario, smussando i confini tra noto e ignoto, passato e presente, popolare e colto. È quello che da subito mette in pratica quando diventa Mr. Muji. Il brand non brand (Muji significa appunto "senza marchio") si applica a oggetti “universali”, tendenzialmente ecologici e a prezzi contenuti, che spaziano dall’homeware ai prodotti per l'ufficio all’abbigliamento, ma includono anche costruzioni prefabbricate e da poco hotel. Una galassia composita accumunata da un'identica visione: l'esperienza viene prima della bellezza. E per esperienza non si intende solo l'utilizzo pratico, la dimensione funzionale di un oggetto, ma anche il suo modo di rapportarsi alla cultura e alla società. Detto in altre parole, il design va molto oltre la mera accezione estetica, ma plasma in senso più ampio abitudini ed esigenze di coloro a cui si rivolge. Hara sintetizza così questo credo: “il design è un'educazione al desiderio, un processo lento e silenzioso che gradualmente influenza la qualità del bisogno, lo standard del desiderio. "
Il punto non è trovare le risposte migliori, ma imparare a porsi le domande giuste. “Che cosa mi serve davvero?”, si chiederà un cliente prima di acquistare un asciugamano. E se avrà ben chiaro questo, opterà per quello più semplice, magari prestando attenzione al materiale e non a un qualche elaborato disegno.

Arredamento firmato Muji

“Semplice”, un aggettivo non casuale, che riassume bene l'universo di Hara: non solo le sue creazioni si sbarazzano di tutto ciò che inutile e superfluo, esercitando l'arte orientale della sottrazione, ma in questa aspirazione minimale rivelano un intento poetico, per non dire etico: “Muji non dice niente. Porge alla gente oggetti che sono l'equivalente di un vaso vuoto, in modo che lo possano riempire come vogliono".

La semplicità porta con sé l'elogio del vuoto, che si contrappone nettamente alla pienezza e all'opulenza occidentali. Noi siamo abituati ad aggiungere, a colmare il silenzio con il rumore, lo spazio con mille accessori e decori. Ma in questo modo finiamo per scomparire dietro gli oggetti, risucchiati da essi. Il vuoto è un modo per ricalibrare lo sguardo, rimettere al centro l'uomo, il valore di ciò che è immateriale e spirituale. Del resto, Hara è un designer un po' mistico, quasi monacale, che però accanto al rigore coltiva la meraviglia: "Ciò che ci anima e ci dà energia non è ciò che già conosciamo ma quello che ci è ignoto e tenuto nascosto". Lui la chiama exformation, il contrario dell'informazione. Serve a farci vedere il mondo come una rivelazione improvvisa, carica di mistero. Solo così possiamo renderci conto di  quanto siamo piccoli e impotenti, e ritrovare la meraviglia. "Anche nella grafica e nel design, cerco di trasmettere agli altri stupore e inconsapevolezza. Credo sia una bella sensazione. Uno stimolo, prima di tutto".

E se si parla di futuro, Hara ha le idee altrettanto chiare: l'espansione di Muji non si fermerà. “Più che un’alluvione sono tanti rivoli d'acqua che si insinuano in qualunque fessura”, spiega, parlando dei negozi che sorgeranno in giro per il mondo, ma anche delle nuove frontiere di business da esplorare: hotel, e poi esperienze turistiche e di viaggio a tutto tondo, targate Muji.

Leggi anche → Il nuovo Muji di via Torino a Milano

Muji Hut, la micro architettura prefabbricata del brand

Cosa dobbiamo aspettarci dalle sfide che verranno? Un’ode al passato prima di tutto. Perché non c'è futuro senza radici. E allora Hora guarda ai ryokan, simbolo della tradizionale ospitalità giapponese, più che ai nostri resort 5 stelle. In generale, è l'estetica antica a ispirarlo, quella che risale fino al periodo Muromachi  (1392-1573), e si può condensare in quattro parole chiave: la prima la conosciamo già, kanketsu (semplicità), le altre sono sensai (delicatezza), chimitsu (meticolosità) e teinei (accuratezza o attenzione ai dettagli). Qui sta il cuore del gusto giapponese, una filosofia e uno stile di vita che sono le vere risorse del paese, ciò che il resto del mondo sempre più vuole conoscere e adottare. Non si tratta di rispolverare nostalgicamente il passato, ma di scavare in profondità, dissotterrando tesori nascosti, liberando energie, per indirizzarle verso il futuro.

Leggi anche → La micro-casa Muji Hut

www.muji.com

 


di Elisa Zagaria / 18 Dicembre 2017

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