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Il Museo della Merda a Castelbosco

La genesi e i progetti del primo spazio espositivo al mondo dedicato allo sterco. L'intervista all'architetto Luca Cipelletti

Nella primavera 2015 l’inaugurazione del Museo della Merda di Castelbosco, in provincia di Piacenza, ci ha fatto riflettere. La premessa è semplice: un’azienda agricola che ospita 2.500 bovini produce quotidianamente 1.000 quintali di sterco ha deciso di mettere a frutto questo potenziale inespresso, e ha cominciato a ricavare da questo materiale di scarto metano, concime, materia per intonaco e mattoni. Sembra un fatto ovvio, e invece la portata innovativa del progetto è tale da spingere il proprietario Gianantonio Locatelli, insieme a Luca Cipelletti, Gaspare Luigi Marcone e Massimo Valsecchi, a guardare oltre, e realizzare il primo Museo della Merda al mondo.
Abbiamo chiesto all’architetto Luca Cipelletti di raccontarci la genesi e gli sviluppi di questa atipica iniziativa.

Perché il Museo della Merda?
L'azienda agricola di Castelbosco è un luogo di interesse, di innovazione e ricerca. Il lavoro curatoriale ha portato a scoprire una dimensione enciclopedica sul materiale in questione: geografia, arte, architettura, scienza, tecnologia, alchimia, letteratura eccetera. Il Museo della Merda nasce dall’intento di restituire dignità e valore a una materia che torna a essere preziosa: la merda è oggi più che mai una risorsa alternativa per rispondere alle necessità energetiche e di sostenibilità. Tutto questo ha giustificato la nascita di un Museo.

Quali gli interventi per rendere fruibile lo spazio?
L’allestimento è stato progettato in continuità con l’idea di riuso e stratificazione. Insieme allo sterco sono stati utilizzati oggetti di scarto come vecchi strumenti di lavoro delle campagne o materiali tecnologici di vecchia generazione, riutilizzati come supporti espositivi, trasformati nel significato e nella loro funzione originaria, e inseriti in un processo di vita ciclico, che è poi alla base dell’idea museologica di Castelbosco. Anche l’impianto di riscaldamento, che nasce dal processo di rigenerazione della materia, è stato musealizzato: l’acqua calda generata dal raffreddamento dell’impianto biogas viene incanalata in tubature che entrano nel Museo e lo riscaldano.

Sul vostro sito, oltre a testi di approfondimento, anche una pagina di storie e notizie e una sezione Shit TV. Solo un divertissement (come l’estratto di Amici Miei di Monicelli) o c’è dell’altro?
Il museo non è esclusivo ma inclusivo. Accanto a contenuti scientifici e concettuali abbiamo deciso di far coesistere argomenti più curiosi e divertenti. La Shit TV sarà un contenitore di materiali multimediali che spaziano sul tema: accanto al film Amici Miei di Monicelli si troveranno video d’artista o interviste di carattere scientifico.

Il feedback più interessante ricevuto finora?
Dall’apertura del Museo abbiamo ricevuto moltissimi riscontri, comprese proposte di collaborazioni con Università europee e americane, oltre che con artisti, designer, produttori e istituzioni museali. E abbiamo anche avuto la visita da parte di una delegazione della presidenza degli Stati Uniti. Il Museo crea curiosità e interesse trasversalmente, e questo è un obiettivo raggiunto.

Prossimi programmi e collaborazioni.
Le idee in cantiere sono tante, soprattutto le collaborazioni con artisti come i francesi Anne e Patrick Poirier e con David Tremlett, che ha già lavorato sui digestori, su un progetto di recinzione dinamica/cinetica. Altre cooperazioni sono state avviate con il dipartimento di Entomologia dell’Università di Torino per un’installazione sugli scarabei stercorari. Presto inizieremo a occuparci anche di prodotti.

Il tuo best of 2015?
Uno dei progetti più affascinanti che ho visto di recente è sicuramente “The Anthropocene Project” e la relativa mostra a Berlino “Anthropocene Observatory”, in cui tra l’altro è stata inclusa anche l’esperienza di Castelbosco. Si tratta di una vasta ricerca interdisciplinare realizzata da Armin Linke con Anselm Franke e Territorial Agency (John Palmesino e Ann-Sofi Rönnskog). Il lavoro si articola sotto forma di archivio, un database di contenuti per documentare le azioni umane che definiscono la nostra epoca e determinano il cambiamento geologico. Un osservatorio sulla particolarità della nostra era geologica definita dal chimico Paul Crutzen come Antropocene.

www.museodellamerda.org


di Annalisa Rosso / 16 Ottobre 2015

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