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“Difendiamoci, ma con amore”: la ricetta di Winy Maas, MVRDV, contro il terrorismo

Dialogare con gli esperti, cercare soluzioni condivise, portare la bellezza dove non ci si aspetta: la ricetta di Maas per affrontare il terrorismo è un umanesimo pragmatico

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La pianificazione urbanistica può contribuire a contenere la minaccia del terrorismo? Durante la Dutch Design Week, anche Winy Maas, fondatore degli MVRDV, ha detto la sua, nel corso di un panel dedicato che ha acceso i riflettori su uno dei massimi problemi del nostro tempo. Dialogando con lo scrittore Ingo Niermann, l’esperto di sicurezza Tinus Kanters e l’architetto Marina Otero Verzier, il celebre designer olandese ha attinto alle sue esperienze per riflettere sul rapporto tra architettura e sicurezza, con un approccio “umanistico”, che mette al centro il cittadino e la comunità.

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La prima volta che si è trovato di fronte ad una sfida simile - ricorda Maas - era a Seoul. Gli era stato chiesto di disegnare un parco da incorporare nella skyline della città coreana, con una duplice istanza: da una parte l'area doveva essere intima e piacevole, accarezzata da luci soffuse, per incoraggiare i cittadini a passeggiare in pieno relax e magari scambiarsi un bacio sopra una panchina, dall'altra era necessaria una sorveglianza stringente, h24, con telecamere e sensori distribuiti in ogni angolo del parco e 25 addetti alla sicurezza sempre pronti ad intervenire. Maas lavorò fianco a fianco a questi ultimi per fare in modo che la vigilanza non diventasse invasiva, mimetizzando i dispositivi di sicurezza nell'ambiente al fine di preservare l'atmosfera distesa e accogliente del parco.

Fin qui si trattava di cercare un equilibrio tra due esigenze contrastanti, ma l’incubo del terrorismo ha drammaticamente complicato le cose: la questione della sicurezza non è più una componente del progetto, ma diventa il criterio in base al quale si decide se realizzarlo o meno. Come nel caso della scalinata di Rotterdam, stupefacente installazione firmata dagli MVRDV nel 2016: il progetto sembrava essere destinato a fallire proprio perché, dopo le stragi di Parigi e Bruxelles, non forniva sufficienti garanzie in termini di sicurezza. La scala poggiava su un’impalcatura fragile, senza vie di fuga, in un punto nevralgico della città che ne faceva un obiettivo ideale. E allora che fare? Mollare tutto e cedere alla paura non era un'opzione, come fortunatamente ha capito il Sindaco di Rotterdam: per questo ha affiancato a Maas un team di esperti, che hanno lavorato su ogni aspetto, dalla tecnologia ai materiali alla strategia militare, per portare a compimento l'opera nel modo più sicuro possibile. Alcuni aspetti della soluzione sono stati taciuti agli architetti, e gestiti entro rigorosi protocolli di sicurezza. Certo, mettere in moto una macchina del genere fa lievitare i costi: la scalinata di Rotterdam è costata due volte più del budget inizialmente previsto. Ma ne è valsa la pena: la città ha risposto entusiasticamente all’installazione, che è divenuta un simbolo e un polo d’attrazione per locali e turisti. Se una lezione si può ricavare da questa storia, Maas la riassume in due parole: “defend” e “love”. La cittadinanza va protetta, messa a parte dei rischi e delle misure necessarie per contenerli, anche se questo implica qualche disagio o sacrificio, ma al contempo bisogna promuovere sempre l'apertura, l'incontro e il fermento sociale, che non possono essere annichiliti dalla paura.

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D'altra parte la prevenzione può assumere forme nuove, non per forza sgradevoli e intimidenti. Come già abbiamo potuto osservare a proposito delle barriere New Jersey, il design ha il potere di rendere “umani”, artistici e accattivanti, persino dei dissuasori. Perché non fare lo stesso con telecamere e sensori? Anche questi possono essere trasfigurati dal design, assorbiti armoniosamente nel paesaggio urbano e non avvertiti come corpi estranei o peggio ostili. Senza contare che sono allo studio metodi preventivi sempre più sofisticati, che puntano a creare condizioni positive per inibire comportamenti negativi: la bellezza come antidoto all’orrore, la serenità come obiettivo civico per ammansire anche gli spiriti più inquieti. Uno di questi sorprendenti rimedi anti-violenza è il profumo, che agisce in modo immediato sul cervello: una fragranza agrumata ad esempio produce una sensazione di calma e benessere. Che accadrebbe se le nostre strade profumassero come aranceti in fiore? Ad ora queste essenze si testano in negozi e centri commerciali, ma chissà che presto non approdino anche all'aria aperta.

Può sembrare una prospettiva naïf ma non lo è: davvero crediamo che barriere robuste o blocchi di cemento siano deterrenti più efficaci? Le città militarizzate, trasformate in campi di battaglia, danno ai terroristi esattamente ciò che vogliono: la prova tangibile della nostra paura. Piuttosto il design dovrebbe concepire spazi che incoraggino integrazione e tolleranza, comunione e apertura. Così si combatte il terrorismo alla radice.

A volte poi l'esigenza di incrementare la sicurezza può avere risvolti imprevisti e trasformarsi in uno strumento di valorizzazione del tessuto civico. Maas racconta di un dialogo col Sindaco di Bordeaux a proposito dell’aspetto da dare ad un quartiere centrale. Meglio strade larghe o strette? I problemi legati al traffico suggerirebbero la prima opzione, ma ecco che la minaccia terroristica riporta in auge i reticoli di stradine che fanno la bellezza di molti centri storici. Questi infatti offrono vie di fuga in direzioni diverse e la possibilità di una sorveglianza ravvicinata dalle finestre che affacciano sulla strada.

Monitoraggio visibile o invisibile? Anche questo è un tema su cui il design è chiamato a rispondere, perché se è vero che la tecnologia può assumere il controllo e diventare la principale arma di difesa per le nostre città, si devono tenere in considerazione anche la privacy e la qualità della vita dei cittadini, che non possono essere asservite ai piani dei governi. Dunque architetti e designer devono rivendicare un ruolo in questo delicato processo, e non voltare la testa dall'altra parte. Si potrebbe avere la tentazione di farlo, perché non è né facile né piacevole avere a che fare con scenari e strumenti potenzialmente violenti o repressivi. Ma il punto è proprio questo: trovare soluzioni umanizzanti anche e soprattutto dove le premesse sono di segno opposto. In una base militare ad esempio. Maas racconta di aver partecipato a una gara per realizzare la nuova struttura governativa fuori Amsterdam. Un’occasione, a suo dire, per ripensare radicalmente il modo in cui questi spazi sono vissuti e percepiti. Basta volumi massicci e cupi, largo a vetrate trasparenti e linee morbide e accattivanti. Non più casermoni, ma villaggi, il più possibile “umani”. Peccato che il suo progetto non abbia vinto.

 

 


di Elisa Zagaria / 30 Ottobre 2017

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