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Il linguaggio del design spiegato da Alice Stori Liechtenstein

La curatrice di Operae 2017 fa il punto sull’edizione appena conclusa, tra successi e autocritica

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Dal 3 al 5 novembre gli spazi industriali del Lingotto di Torino hanno ospitato Operæ Indipendent Design Fair, la fiera del design indipendente curata quest’anno da Alice Stori Liechtenstein dal titolo Why Design. Il messaggio di Operæ comunica l’idea di un design che riconosce l’importanza dell’artigianato e la voglia di innovazione. Camminare tra gli stand di Operæ ha significato immergersi nell’entusiasmo di giovani designer provenienti da tutte le latitudini del globo che interpretano la disciplina creativa come opportunità di ricerca.

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Se il tempo scorre sempre più rapido, scivolando sull’impero degli schermi della nostra società liquida, ad Operæ sembra vincere il pensare slow. Slow-design non ha nulla di pauperistico o vernacolare, anzi, essere slow oggi è un lusso. Lo Slow-design è una dichiarazione di essere nel mondo, o meglio di quell’esserci nel mondo - come scriveva Martin Heidegger in Essere e Tempo - che ci educa al complesso mestiere dello spazio.

Abbiamo visto i tavolini Paranoid di 4P1B Design Studio composti da pezzi in ardesia tagliata a mano che sono il racconto di un sapere artigiano e di una geometria sofisticata; abbiamo visto la libreria/porta-riviste modulare in ferro Domestic Nature di Gupica che proietta la verticalità dei palinsesti della natura all’interno della casa contemporanea; abbiamo visto le fontane di Arthur Hoffner per la contemplazione del tempo che aprono ad un interessante dibattito sulla poesia dell’inutile inaugurata da Bruno Munari; abbiamo visto lo studio Duecitti lavorare sul tema del limite costruendo oggetti bifronti in cui convivono i diversi stati di lavorazione della materia; abbiamo visto i tavolini Colombini di Francesco Fusillo che rivelano nella memoria della ceramica l’equilibrio possibile tra produzione artigianale e progetto industriale; abbiamo conosciuto l’operare di Manufatto, studio che si impegna nella divulgazione del design contemporaneo applicato alla tradizione artigiana secolare. 

Queste sono solo alcune storie del panorama mostrato da Operæ 2017, un panorama del quale è apprezzabile il manifestarsi di un design consapevole e soprattutto di un design di pensiero; per una riflessione a posteriori sull'evento abbiamo incontrato la curatrice Alice Stori Liechtenstein.

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Andiamo diritti al punto: qual è la Sua valutazione post Operæ 2017? È soddisfatta del risultato?

Molto! Operae si é affermata come la fiera italiana per il design da collezione. Su un piano personale poi, era la prima volta che mi cimentavo nella curatela di un evento di queste dimensioni, per di più commerciale - ho imparato tantissimo. 

Apriamo una breve parentesi di auto-critica: ci sono aspetti ancora da perfezionare?

C’é sempre qualcosa da migliorare. Io l’auto-critica la faccio ogni volta che mi lavo i denti! Per Operae credo sia ora importante creare una continuità affinché la comunicazione della fiera risulti più efficace, bisogna continuare a puntare sulla qualità del design esposto e attrarre un pubblico più ampio di collezionisti.

Per i grandi maestri italiani come Sottsass, Munari, i Castiglioni, il design è anche una forma di educazione spaziale. Qual è la lezione che Operæ 2017 ha voluto comunicare al pubblico?

Oserei dire che il design é una forma di educazione tout-court. Gli oggetti sono portatori di significato ed é una forma di istruzione saperli leggere. L’edizione di Operae di quest’anno ha voluto sottolineare l’importanza del design in quanto espressione di valori contemporanei e a mio giudizio é riuscita a dimostrare quale ricchezza ci sia nella diversità di approcci. Forse é questa la lezione.

Ad Operæ 2017 abbiamo visto giovani designer con approcci molti diversi alla disciplina. Può il design indipendente, quindi lontano da regole di mercato, comunque stimolare nuovi trend?

Non so se il design indipendente sia proprio così lontano dalle regole di mercato. In ogni caso, si prende delle libertà e va per la sua strada ed é proprio questo che lo rende capace di influenzare e stimolare. Il design é un linguaggio: analizza e interpreta il presente, dando vita a possibili scenari futuri.

Terminata Operæ , ora a cosa si dedicherà? Ci può anticipare qualche progetto per il futuro?

Prima di tutto un po’ ai miei bambini! Poi sto preparando la prossima mostra per Schloss Hollenegg for Design, in Austria, che aprirà il 4 maggio 2018. Tema e titolo sarà Legacy, ed esplorerà il concetto di eredità culturale. Diciotto giovani designer internazionali presenteranno lavori nuovi e recenti che interpretano l’importanza del patrimonio, in termini personali e collettivi, guardando sia al passato che al futuro. Contemporaneamente mi piacerebbe continuare a lavorare anche in Italia, magari curando qualcosa per il prossimo Salone. Vediamo….

www.operae.biz

www.schlosshollenegg.at


di Giovanni Carli / 16 Novembre 2017

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